Eccomi qui, sono tornata…

         ” Le avversità possono essere delle formidabili occasioni”

                                              -Thomas Mann-

 

È difficile tornare a scrivere per il blog dopo essere stata lontana dal computer per tutti questi mesi, ma lo devo a voi che mi seguite e lo devo a me stessa.

Tengo tantissimo a questo spazio e non voglio che tutti gli sforzi fatti per costruire e fare crescere questa pagina siano vani. Motivi personali mi hanno portato a smettere di curare il blog e la situazione ancora non si è del tutto risolta. Spero di potervi dare presto belle notizie, ma si sa…la vita spesso è imprevedibile.

Su GenitoriFelici parlo tanto di resilienza, coraggio, crescita personale ma arrivano alcuni momenti in cui occorre accettare l’dea che siamo fragili e semplicemente non ce la facciamo. È un periodo difficile, non lo nego, ma credo che il modo migliore per venirne fuori sia riprendere a vivere, sia riprendere a scrivere, sia ricominciare a fare le cose che amo ed avere un contatto con voi che mi seguite.

Il blog riprende quindi ufficialmente vita.

Nuove pubblicazioni, curiosità e newsletter in attesa che il temporale passi e torni finalmente il sereno.

Vi chiedo scusa per questa lunga attesa, ma avevo bisogno di staccare. Ora sono tornata, più forte e tenace che mai per condividere con voi un pezzetto di cammino.

Sono cambiata, e forse cambierà anche il modo di scrivere qui…d’altronde siamo un qualcosa in continua evoluzione e modificarsi vuol dire crescere, evolvere, vuol dire essere pronti ad essere flessibili e accogliere parti di noi inaspettate, ma proprio per questo arricchenti.

E tu, che leggi queste righe, come stai? Cosa ti è successo in questi mesi? Hai voglia di condividere un tuo pensiero con me? Aspetto con ansia tue notizie.

Ci sentiamo presto su GenitoriFelici.

Un abbraccio.

Paola

 

 

 

 

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Giulia Telli di Mammachelibro intervistata dal blog GenitoriFelici: parliamo di lettura

Oggi sono davvero felice di poter pubblicare questo nuovo contributo sul blog, visto che ho il piacere di ospitare in questo spazio una ragazza diventata una cara amica, che mi ha colpito non solo per la sua bravura e professionalità, ma soprattutto per la sua disponibilità e dolcezza. Sto parlando di Giulia Telli, curatrice del blog mammachelibro, in cui offre spunti sempre molto interessanti riguardo la genitorialità e il mondo dei bambini. In particolare, Giulia scrive con interesse e competenza dei libri che utilizza per favorire la crescita dei suoi figli: le sue recensioni sono da non perdere!

Visto che su GenitoriFelici pensiamo che la lettura sia un’elemento imprescindibile per favorire la crescita e lo sviluppo armonico dei nostri bambini, chi meglio di Giulia può spiegarci,  proprio dal punto di vista di una mamma, il perché ha deciso di parlare proprio di libri sul suo blog, cosa ama della lettura e quali consigli si sente di dare ai genitori per scegliere un libro e condividere questo momento con i propri bambini? Al termine dell’articolo troverete anche utili suggerimenti per iniziare a crearvi una “piccola libreria personale” attraverso cui invogliare i vostri piccoli all’amore per la lettura.

Vi lascio quindi all’intervista e ne approfitto per ringraziare nuovamente Giulia per avere accettato di condividere i suoi pensieri qui sul blog.   Buona lettura!

  • Ciao Giulia, come è nato il tuo amore per la lettura? Perché ti piace leggere?

Ciao Paola, la mia passione è nata sin da piccola, sono figlia di un Art Director e di una grafica quindi in casa mia sono girati sempre molti libri di ogni genere, ma soprattutto quelli di noti illustratori. E visto che mio padre era un’artista e ha fatto anche l’illustratore, potrei dire che questa passione me l’ha trasmessa lui. Inoltre, anche io ho la passione per il disegno, non ho fatto studi artistici perché ho fatto il liceo classico e poi ho studiato Beni Culturali, però ho sempre disegnato ugualmente seguendo un po’ le tracce di mio padre. Diciamo quindi che la mia passione è da sempre l’arte nelle sue diverse forme, tra cui l’illustrazione. Diventando mamma questa passione si è trasformata e ha “virato” sull’albo illustrato dedicato all’infanzia.

  • Da dove nasce il blog mammachelibro?

Il blog nasce perché personalmente i libri mi hanno arricchito molto e penso sia un valore più che nobile da trasmettere ai nostri figli. Inoltre, in Italia, i lettori sono pochissimi, siamo tra i paesi che leggono meno. Quindi provare, nel mio piccolo, a essere utile in questo senso appassionando le generazioni di domani alla lettura, mi è sembrato un motivo valido per aprire un blog.  Il blog nasce non solo dalla volontà di far conoscere ad altri genitori, insegnanti, educatori e appassionati del settore degli albi illustrati di qualità, ma anche con l’intento di fornire strumenti pratici per aiutare i bambini a sviluppare la loro unicità, grazie alla ricerca scientifica: nei miei articoli, infatti, presento anche molti libri di stampo psico-educativo. I libri pedagogici che recensisco, così come gli albi illustrati, sono comunque sempre stati “testati” prima su di me e i miei figli nella mia vita da mamma di tutti i giorni. Ho sempre pensato che condividere esperienze riuscite, ma anche fallimenti, possa essere d’aiuto ad altri genitori che, come me, cercano di migliorarsi giorno dopo giorno, imparando dai propri errori.

  • Come scegli i libri da leggere ai tuoi figli o da recensire sul tuo blog? Che caratteristiche deve avere un buon libro per bambini?

Un albo illustrato per catturarmi deve avere delle belle illustrazioni(e ovviamente si aprirebbe qui un capitolo a parte sui criteri più “tecnici” e di gusto personale che adotto per stabilire se delle illustrazioni mi piacciono oppure no), un contenuto di valore che possa veicolare un messaggio interessante, capace di stimolare la curiosità del lettore o toccare corde magari ancora inesplorate. Sui contenuti ci sono ovviamente diversi livelli di interpretazione, cerco di variare perché reputo importante far conoscere un albo con un contenuto di spessore, ma anche un libro che magari non affronta un tema specifico ma che è ugualmente in grado di arricchire il lettore aprendo nuove prospettive da cui guardare il mondo.

Anche perché, tra l’altro, c’è il boom di libretti didascalici “a tema” e che personalmente non amo molto.  Non ci sono libri “ricetta” per risolvere qualsiasi problema, anche perché penso che un buon libro nasca dall’intima esigenza del suo autore di comunicare qualcosa e non di assecondare la richiesta del mercato.  Penso che l’albo illustrato sia una forma d’arte e, come ogni arte che si rispetti, è migliore quando è autentica e non inquinata dalle tendenze del momento. Inoltre, ritengo debba esserci una sintonia tra testo e immagini: le immagini non devono sottolineare quello che già il testo mi dice ma essere capace di andare “oltre”. Oppure, può capitare che i due linguaggi, quello delle immagini e quello del testo scritto, si facciano da “contrappunto” offrendo al lettore anche due punti di vista differenti della medesima storia.

Se parliamo invece di un libro senza parole e senza testo ma di sole immagini, quindi un silent book, ci sono altri criteri da “rispettare” e, in ogni caso, quello che devo vedere è l’autonomia narrativa dell’immagine. Il testo c’è ma trova il suo compimento massimo nell’illustrazione.

  • A che età hai iniziato a leggere ai tuoi bambini? Viene coinvolto anche il papà nella lettura?

Il mio consiglio è di iniziare a leggere o a raccontare storie ai bambini sin da quando sono nella pancia della mamma. Quindi direi che ai miei figli ho iniziato a leggere da subito. Sì, con il papà cerchiamo di alternarci: una sera magari legge lui la favola della buonanotte, una sera io.

  • Perché secondo te è importante leggere libri ai bambini? + 6) Perché leggere ad alta voce?

rispondo con questo articolo del mio blog sia alla domanda 5 sia alla domanda 6:

https://www.mammachelibro.com/importanza-lettura-ad-alta-voce/

Aggiungo che leggere è importante perché “un bambino che legge sarà un adulto che pensa”. L’albo illustrato è uno strumento unico di educazione dello sguardo, e rappresenta – se ben scelto – la prima galleria d’arte che il bambino visiterà. Come genitori, ci sforziamo in ogni modo di stimolare la creatività dei nostri figli. Tuttavia, spesso, non ci rendiamo conto che la via più semplice e di facile accesso per raggiungere questo scopo è rappresentata dal dare loro tra le mani un albo illustrato di qualità e condividere insieme questa esperienza.  Gli altri buoni motivi per leggere ai bambini, se volete, li potete trovare nel mio e-book gratuito “10 suggerimenti per far amare la lettura ai bambini (senza forzature)” che potete scaricare a questo link:

https://www.mammachelibro.com/10-consigli-far-amare-lettura-bambini/.

  • Di solito quando leggi ai tuoi bambini? Hai dei rituali o dei momenti dedicati destinati alla lettura?

A volte capita di leggere anche durante il giorno, altrimenti il momento dedicato alla lettura è senza dubbio la sera. Ogni sera, dopo essersi lavati i denti, ognuno sceglie un libro a testa da farsi leggere e poi ci mettiamo ai piedi del letto, sul tappeto in mezzo ai cuscini, a leggerlo insieme. Terminata la lettura ognuno va nel suo letto.

Come spiego nel mio e-book “associare il rituale della lettura della buona notte a un momento speciale trasformandolo in una esperienza capace di attivare tutti i sensi contemporaneamente: l’olfatto e il gusto (il profumo e il sapore della bevanda calda preferita), la vista (la luce calda e soffusa della abat jour accanto al letto che ci prepara al buio della sera) il tatto (il morbido del piumone in inverno o la leggerezza delle lenzuola fresche di bucato in estate) e infine, ma non in ultimo, l’udito (l’ascolto della storia ad alta voce).

In questo modo il momento della lettura serale diviene quell’ ”improvviso armistizio dopo il frastuono della giornata” di cui parlava Daniel Pennac e  al quale i nostri figli farebbero fatica a rinunciare. Questo momento di comunione e silenziosa intimità resterà così più facilmente nella loro memoria uno di quei ricordi di infanzia di indelebile spensieratezza e felicità.  Se riusciremo a far vivere loro questa esperienza in modo positivo, sarà sicuramente una “buona pratica” che tramanderanno anche ai loro figli.  Ricordiamoci che anche il semplice tenere in braccio il bambino mentre gli leggiamo una storia, farà sì che la lettura venga associata a un momento piacevole, a un’esperienza di intima condivisione che il bambino vorrà ripetere.”

  • Qual è il primo libro per bambini che hai comprato? E l’ultimo acquisto?

Il primo sono sincera non me lo ricordo, anche perché solitamente non riesco a comprarne solo uno, quindi come minino ne avrò comprati 4 o 5…l’ultimo che ho comprato (insieme ad altri ovviamente) si intitola “Maiali” ed è un albo illustrato molto particolare che si ispira al celebre romanzo di George Orwell “la fattoria degli animali” adatto ai bambini dai 5 anni di età. Presto lo recensirò.

  • Hai un autore o una casa editrice preferiti?

Autori /illustratori che non possono mancare nella libreria di un bambino sono senza dubbio Eric Carle, Leo Lionni, Hervé Tullet, Gianni Rodari…l’elenco è lungo ma già avere un titolo per ognuno di questi autori sarebbe ottimo. Per quanto riguarda le case editrici per bambini che consiglio e prediligo sono: Topipittori, Lapis Edizioni, Babalibri, Carthusia edizioni, La margherita edizioni, Valentina edizioni, Il castoro Edizioni, L’ippocampo edizioni, Terre di mezzo edizioni, Orecchio Acerbo, Edizioni Giralangolo, Edizioni Settenove, Minibombo edizioni. Di sicuro ne ho dimenticata qualcona…

  • Dove compri i libri? In libreria o online? Usi il reader o la carta stampata?

I libri li scelgo sempre dal vivo, alcune volte li acquisto in libreria, altre su Amazon perché spesso sono scontati e visto che non costano poco gli albi illustrati (alcuni vanno dai 15 ai 20 euro) li compro on line. Per leggere sono tradizionalista, leggo solo su carta.

  • Come scegli un libro da regalare?

D’istinto

  • Puoi svelarci la ricetta segreta per coinvolgere e fare amare la lettura ai più piccoli?

Per questa domanda ti rimando sempre al mio e-book gratuito

10 suggerimenti per far amare la lettura ai vostri figli (senza forzature)

  1. I tuoi bambini avranno presto una sorellina. Li stai preparando all’idea servendoti di qualche libro specifico?

Esattamente, questo in particolare:

QUANDO ARRIVA UNA SORELLINA (O UN FRATELLINO)

QUANDO ARRIVA UNA SORELLINA (O UN FRATELLINO)Questo libro mi piace molto perché non edulcora la pillola al bimbo che è in attesa, in questo caso, di una sorellina. In modo semplice non crea false aspettative ma prepara il fratello maggiore a quello che, con tutta probabilità, lo aspetterà. Vengono quindi mostrate anche le criticità, rinforzando però semnpre quelli che saranno i vantaggi del non essere più figlio unico.E' un libro che parla ai bambini in modo schietto e diretto, proprio come sono loro.E inoltre veicola un messaggio molto importante: con l'arrivo di una fratellino/sorellina le attenzioni di un genitore si dividono tra i due figli (è la verità) però, come ci spiega questo libro, ciò non significa che l’amore dei genitori si divida perché l'amore è infinito e quindi si moltiplica!“La mamma mi rassicurava e mi diceva che nel suo cuore e in quello di papà c'è spazio a sufficienza per me e per la sorellina, perché il loro cuore è grande come il cielo"….Se il libro ti interessa lo trovi quihttps://amzn.to/2xcsgtg

Pubblicato da Mammachelibro su Venerdì 25 maggio 2018

  • Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti (orrore!) e potessi salvarne soltanto uno quale sceglieresti?

Non so dirti un titolo al momento, sicuramente un libro che non mi stuferei a rileggere più volte…

  • La tua top 5 dei libri per bambini che non dovrebbe mai mancare in una cameretta

 Sulla Rabbia e sulle emozioni

1- NEL PAESE DEI MOSTRI SELVAGGI di Maurice Sendak

“Nel paese dei mostri selvaggi” è un classico della letteratura per l’infanzia, e che inserisco nella mia BEST LIST di libri “irrinunciabili”. Penso sia uno dei migliori libri in assoluto mai scritti sul tema della rabbia.
La rabbia è un sentimento da esplorare non da reprimere o scacciare. Il protagonista, Max, sfoga la sua frustrazione per essere stato messo in castigo dalla mamma attraverso un viaggio fantastico nel “paese dei mostri selvaggi”, che in realtà è un viaggio dentro se stesso.
Questo libro, fino ad ora INTROVABILE, è uscito in libreria il 16 gennaio scorso grazie alla ristampa di Adelphi.

2- I COLORI DELLE EMOZIONI di Anna Llenas

Far comprendere al bambino che non esistono emozioni giuste o sbagliate, ma che sono tutte giuste e che provarle è normale, è il primo passo per imparare a gestirle e attraversarle senza timore.
Imparare a dare un nome ai diversi stati d’animo, condividerli anche con gli altri, è indispensabile per sviluppare una sorta di alfabetizzazione emotiva che consentirà ai nostri figli di essere empatici anche nei confronti delle emozioni altrui.
Qual è il colore di un’emozione? “I colori delle emozioni” in modo creativo e originale, “sistematizza” i vari stati d’animo dando loro un nome.

Sul senso di appartenenza unicità di ognuno

3- PEZZETTINO di Leo Lionni

Questo è un libro che non ha età perchè è la risposta a una domanda universale: chi siamo?
Pezzettino, il protagonista del libro, crede di essere “il pezzetto” di qualcos’altro finché, dopo un viaggio alla ricerca di sé, scoprirà di bastare a se stesso e di essere semplicemente se stesso: un pezzo unico.
Un libro quindi che affronta il tema dell’ identità, dell’autostima, del desiderio di autoaffermazione e appartenenza. L’altra cosa interessante è la componente astratta: il protagonista non ha sembianze umane nè animali, ma è un semplice quadratino colorato.

Sul rispettare i tempi di ognuno….

4-Il PICCOLO GRILLO ZITTO ZITTO di Eric Carle

Il piccolo grillo zitto zitto è un libro che nella sua semplicità veicola un messaggio prezioso: ognuno ha i suoi tempi ed è inutile forzarli.  Rispettare con pazienza i nostri metabolismi interiori, infatti, ci aiuta a maturare, e prima o poi il momento giusto arriva per tutti.

Sul timore di abbandona o paura del distacco dalla mamma

5- TRE PICCOLI GUFI – Una Favola per affrontare la paura dell’abbandono
Tre Piccoli Gufi affronta uno dei timori più profondi che, più o meno direttamente, appartiene a ogni bambino: la paura dell’abbandono.
O, più semplicemente, la “paura del distacco” dalla propria madre, dal rapporto simbiotico che si è vissuto con lei nei primi anni di vita. Quindi un distacco per andare a scuola.
Inoltre, il libro mostra anche la solidarietà tra fratelli che, infondendosi coraggio a vicenda, imparano a crescere.

In ultimo consiglio di avere almeno un libro SILENT BOOK, ossia un libro di sole immagini senza parole. Un’autrice che vi consiglio è IELA MARI e in particolare due libri “L’uovo e la Gallina” oppure “L’albero”.

Questo un video su come scegliere un buon silent book

 

Ringrazio Giulia per questa intervista e per gli ottimi spunti che ci ha fornito per far amare la lettura. Ora non ci resta che andare in libreria, acquistare i primi volumi ed iniziare il viaggio  con i nostri bambini verso mondi fantastici che solo un libro ci può regalare!

 

 

 

 

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GenitoriFelici non si ferma mai!

E’ finalmente disponibile online la collaborazione di cui avevo parlato sulla pagina Facebook del blog: tempo fa sono stata contattata da Radio Lombardia per intervenire sulla tematica della genitorialità nel programma radiofonico Live Social. E’ stata una giornata molto divertente e formativa, che mi ha permesso di mettermi alla prova. Io, insicura di natura, mi sono “buttata” in questa nuova esperienza cercando di dare come sempre il meglio di me.

Ecco, per chi se lo fosse perso, il video della mia intervista, che potete trovare sulla pagina fb del blog (genitorifelici Dott.ssa Paola Cannavò), sulla pagina fb dello studio di Psicologia (Psicologiagarbagnate)ed anche sulla pagina YouTube 

Buon ascolto e…fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti qui sotto!

 

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Quando i cartoni ci insegnano qualcosa… (seconda parte)

L’adolescenza, si sa, non è propriamente un periodo facile: repentini cambi di umore, costante ricerca di una propria identità, ribellione verso le regole pre-costituite sono solo alcune delle sfide che ragazzi e genitori devono affrontare nell’intraprendere il cammino verso l’età adulta.

Ho scelto questo spezzone del celebre cartone animato della Pixar RAPUNZEL (clicca sul nome o sull’infografica per vedere il video creato da Barbara Laura Alaimo) perchè credo che sia significativo per comprendere gli stati d’animo che agitano gli adolescenti di ieri e di oggi. Che ne pensate? Siete d’accordo con me? Mi piacerebbe tanto leggere i vostri commenti nel box qui sotto.

Buona Visione!

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Quando i cartoni ci insegnano qualcosa…

I cartoni animati, si sa, sono un’inesauribile fonte di insegnamenti psicologici e pedagogici e possono diventare dei validi alleati per aiutare i genitori a spiegare concetti a volte apparentemente difficili trasformandoli in un linguaggio accessibile anche ai più piccoli. Tematiche come l’amore, la lealtà, il tradimento, l’abbandono sono efficacemente tratteggiati dai personaggi delle storie e sostengono i bambini, come le fiabe, nella conoscenza del mondo che li circonda. Personalmente adoro i cartoni della Disney: anche se alcuni possono sembrare un  pò “datati” credo che conservino dentro di sé tutta la poesia dell’infanzia: alcuni sono più recenti e realizzati con le nuove tecnologie al computer, ma altri (penso a Dumbo, Biancaneve o la Bella Addormentata nel bosco) sono stai realizzati interamente a matita. I cartoni animati della Disney restano uno dei ricordi più cari e belli della mia infanzia e mi accompagnano anche oggi, da adulta. Ecco perchè ho pensato di offrirvi in infografica alcuni spezzoni di “cartoni celebri” (cliccando sull’infografica potrete vedere il video creato da Barbara Sara Alaimo) in cui si affrontano diverse tematiche legate alla relazione genitori-figli. Si inizia con Nemo e la spinta all’indipendenza (dite la verità: quanti papà si rivedono in Marvin??). Buona lettura!

 

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Vi porto nel mio mondo: il metodo Co.Cli.Te

 

Durante la pratica clinica nel mio studio di Psicologia a Garbagnate Milanese spesso arrivano genitori preoccupati che chiedono un consulto ed un sostegno per i propri bambini con DSA. Spesso in questi casi attingo ai miei studi come pedagogista clinica, che mi hanno formato ad un metodo specifico per la diagnosi ed il trattamento dei disturbi di apprendimento, chiamato Co.Cli.Te. Curiosi di sapere di cosa si tratta? Ecco una spiegazione di come funziona e a chi si rivolge.

Cos’è il metodo Co.Cli.Te?

Questa metodologia, la cui sigla sta per “Cognitivo Clinico Trattamento Educativo” si inserisce nel più ampio sistema CLI.D.D., ovvero un insieme di azioni educative elaborate dal prof. Piero Crispiani, pedagogista clinico e docente dell’Università di Macerata, direttore scientifico del C.I.D. (Centro Italiano Dislessia).  Si tratta di un sistema educativo e riabilitativo che ha come obiettivo quello di occuparsi della persona nella sua interezza, tenendo conto del contesto di vita, in sinergia con famiglia e scuola.

Esso si propone, attraverso specifiche azioni educative, di lavorare e migliorare la fluidità nelle prestazioni esecutive e le abilità cognitive del bambino, così da potenziare le competenze nella lettura, scrittura e calcolo e renderlo sempre più autonomo e sicuro di sé.

Ad oggi il metodo Co.Cli.Te si è rivelato tra i più efficaci per la cura dei disturbi di apprendimento, ovvero per le difficoltà rispetto alle abilità di lettura, scrittura e calcolo. Il presupposto su cui si basa il metodo Co.Cli.Te è che i DSA  costituiscano un disturbo delle funzioni esecutive, al pari della disprassia. Vi è pertanto in questi disturbi un coinvolgimento della motricità, dei coordinamenti percettivi, del linguaggio, della memoria, dell’organizzazione spazio-temporale, della dominanza laterale.

A chi si rivolge?

Il metodo Co.Cli.Te  può essere utilizzato per tutti quei bambini che presentano  difficoltà relative alle capacità linguistiche ,percettive e sequenziali. La condizione dislessica comporta proprio una difficoltà a livello esecutivo, che porta il bambino a fare fatica a sviluppare le azioni di scrittura e lettura. Ecco perché le azioni del trattamento si rivelano un utile strumento riabilitativo per il trattamento dei DSA.

 Su quali concetti si fonda?

  • LETTURA PREDITTIVA  = la lettura viene concepita come globale e predittiva. L’unità di base è la parola, che contiene in sé un significato che la mente processa. Occorre partire dal leggere parole o intere frasi per esercitare la capacità predittiva del bambino e l’intuizione delle relazioni esistenti tra le lettere. Il dislessico percepisce le lettere in modo isolato, le unisce procedendo per sillabazione e fatica nella capacità predittiva.
  • COINVOLGIMENTO ATTIVO DEL BAMBINO  = il metodo Co.Cli.Te ritiene centrale la partecipazione attiva del bambino, che è chiamato ad essere protagonista del percorso riabilitativo attraverso un costante impegno.
  • ACQUISIZIONE DI SEQUENZIALITA’ = il bambino sviluppa, attraverso le azioni del metodo, sequenzialità di tipo motorio ed intellettuale. Secondo questo approccio la dislessia si associa spesso alla disprassia: il bambino dislessico spesso è goffo e inciampa, non riesce a fare ordine nelle informazioni che gli arrivano, invade lo spazio altrui, è lento e perde o fa cadere spesso le cose. Anche leggere e scrivere implicano il coinvolgimento di alcune funzioni sul piano motorio (andare a capo secondo un verso preciso, leggere seguendo una direzione…). Tali processi motori vanno eseguiti secondo un ritmo costante ed attivando schemi nella giusta sequenza in modo automatico. Indicatore della padronanza della lettura è, più che la velocità, la fluidità.
  • DOMINANZA LATERALE = numerosi studi sui DSA evidenziano che in questi soggetti tende ad esserci una lateralizzazione imperfetta. Chi è ben lateralizzato, sia esso destrimane o mancino, ha dei riferimenti direzionali precisi, che mancano e disorientano chi è mal lateralizzato. La dominanza laterale è quindi fondamentale perché rende efficace l’esecuzione di schemi motori, il sapersi muovere nello spazio così come saper scrivere, disegnare, incolonnare numeri. La lateralità viene valutata osservando l’uso della mano/braccio, el piede/gamba, dell’occhio e dell’orecchio.

Come si struttura nella pratica il metodo Co.Cli.Te?

Il training è un vero e proprio  trattamento abilitativo che mira a favorire l’autonomia e la fluidità attraverso un esercizio costante attuato a partire da 12 azioni specifiche che sviluppano varie aree cognitive attraverso esercizi mirati. Le 12 azioni sono:

  1. L’autoanalisi
  2. La motricità
  3. La percezione
  4. La memoria
  5. Il linguaggio
  6. La grafo-motricità
  7. I Barrages, o sequenze visive e grafiche
  8. La letto-scrittura
  9. La narrazione
  10. Le operazioni di calcolo : I livello (5 – 7 anni) – II livello (8 – 11 anni) – III livello (11 – 14 anni)
  11. Il pensiero
  12. La comprensione del testo

Ogni seduta ha durata di un’ora e si struttura nell’arco di tempo di 3 mesi attraverso sedute intensive.

Sono felice di avervi raccontato un pezzetto del mio lavoro clinico con i bambini DSA. Questo è lo strumento di lavoro che solitamente utilizzo per fare una diagnosi pedagogica e in seguito un trattamento riabilitativo. Vi lascio, al termine di questo articolo, una breve bibliografia, in caso voleste approfondire l’argomento.

Bibiliografia
  • Crispiani, “Promuovere la lettura”, in Primascuola, n. 1/1995.
  • Crispiani, “Il bambino disgrafico”, in Primascuola, n. 3/1996.
  • Crispiani, “Il bambino dislessico I” , in Primascuola, n. 4/1996.
  • Crispiani, “Il bambino dislessico II”, in Primascuola,, n. 1/1997.
  • Crispiani, Pedagogia clinica, Junior,Bergamo 2001.
  • Crispiani, “Dislessia-disgrafia come disprassia sequenziale: il trattamento ecologico-dinamico”, in A. Lascioli, M. Onder, Atti del Simposio Internazionale di pedagogia speciale, Libreria Editrice Universitaria, Verona 2006, pp. 195-219.
Sitografia

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Tutto quello che c’è da sapere sull’ADHD

Cos’è il disturbo da deficit di attenzione ed iperattività?

È un disturbo dell’età evolutiva che caratterizzato da tre tratti principali:

  • Disattenzione
  • Impulsività
  • Iperattività

Questi bambini fanno fatica a concentrarsi su un compito, tendono ad essere irrequieti e spesso non sono in grado di controllare i propri comportamenti.

Chi fa la diagnosi e come posso segnalare questa difficoltà alla scuola?

Se sospettate che il vostro bambino abbia l’ADHD, il primo passo da fare è parlarne con il vostro pediatra, in modo da disporre dell’impegnativa per una prima visita neuropsichiatrica infantile. Rivolgetevi alla sede UONPIA (Unità Operativa Neuropsichiatria Infanzia e Adolescenza) a voi più vicina, dove verrà fissato un primo appuntamento con il  Neuropsichiatra Infantile, che effettuerà la raccolta dei dati, l’esame neurologico e colloquio clinico con il bambino. Nel primo appuntamento vengono consegnati i questionari di auto-etero somministrazione per genitori, insegnanti e, se il figlio supera i 12 anni, anche quelli per adolescenti. Vi saranno poi altri appuntamenti per il bambino in cui verrà sottoposto a test cognitivi e neuropsicologici. alla fine della valutazione, l’equipe (medico NPI e psicologo) stenderà una relazione clinica e convocherà voi genitori per un colloquio di restituzione, in cui v presenteranno gli interventi terapeutici consigliati calibrati sull’età e le caratteristiche del vostro bambino. In questa occasione vi sarà eventualmente consegnata anche la certificazione di ADHD, che andrà depositata a scuola in modo da poter usufruire degli accorgimenti scolastici destinati a chi ha l’ADHD (protocollo operativo individuato dalla Circolare MIUR n. 4089 del 14/06/2010).

Che comportamenti causa?

DISATTENZIONE

  • Si distrae facilmente e dimentica le cose
  • Ha difficoltà nel mantenere l’attenzione, nel concentrarsi sui particolari
  • fatica a prestare attenzione quando gli si parla, spesso non porta a termine un compito o non sa seguire istruzioni date
  • Difficoltà nell’organizzare il materiale, spesso perde le cose (es: materiale scolastico)

IPERATTIVITA’

  • Non riesce a stare seduto in contesti in cui è richiesto (es: a tavola, a scuola…)
  • Parla troppo ed in modo eccessivamente veloce, risponde spesso prima che si finisca di porgli la domanda
  • Non riesce a dedicarsi ad attività calme o giocare in modo tranquillo
  • Corre o si arrampica dove non è opportuno, è in continuo movimento

IMPULSIVITA’

  • Ha la tendenza ad interrompere i discorsi degli altri o a sostituirsi nei discorsi
  • È impaziente e scarsamente tollerante alle frustrazioni
  • Non valuta le conseguenze delle sue azioni e di come queste influenzano gli altri

Cosa non fare se il bambino è:

Disattento:

  1. Non concedere pause al bambino durante lo svolgimento di un compito
  2. Ripetere di stare attento e non distrarsi (non lo fa apposta!)
  3. Isolare il bambino dal resto dei compagni
  4. Evitare attività nuove per evitare che si distragga troppo

Iperattivo:

  1. Pretendere che stia sempre seduto e calmo
  2. Punirlo, sgridarlo, dare note e castighi
  3. Ripetere di stare fermo

Cosa possono fare i genitori con un bambino ADHD?

  • Create delle routine, un ambiente costante favorisce il focus
  • Scoprite le sue abilità e punti di forza, così da rafforzarne l’autostima
  • Semplificate al massimo, usate brevi e chiare consegne
  • Limitate le scelte, offrite al vostro bambino 2 opzioni tra cui scegliere in modo da non essere sovrastimolato da troppe informazioni
  • Insegnate al bambino come può organizzarsi di fronte ad un compito

Personaggi famosi con ADHD:

  • Justin Timberlake
  • Jim Carrey
  • Michael Phelbs
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Buoni propositi 2018 #10

Buongiorno a tutti i miei lettori.

Siamo arrivati alla fine di queste pillole di psicologia e benessere sui buoni propositi da attuare nel corso dell’anno. In realtà non valgono solo per il 2018, anzi, andrebbero “applicati” più volte nel corso dell’anno: in tutte le occasioni in cui ci sentiamo stressati, poco motivati o il nostro morale non è alle stelle scegliamo il proposito più adatto al momento che stiamo vivendo ed impegniamoci a fermarci un attimo e dedicarci a noi stessi. Tu sei la tua più grande risorsa  e per riuscire con successo nel lavoro, nelle relazioni, nella vita quotidiana è fondamentale che il tuo corpo e la tua anima stiano bene.

 

Viviamo in un epoca in cui i social e gli strumenti tecnologici stanno pian piano diventando padroni delle nostre vite. Certo, la tecnologia ha portato progresso e ha reso molto più facili cose un tempo complesse; tuttavia, sono convinta che occorra riscoprire l’importanza di passare del tempo a contatto con la natura e con le altre persone, come ad esempio la nostra famiglia o i nostri amici, “depurandoci” dal continuo utilizzo di social network o della tecnologia.

Strumenti come fb, il cellulare, il computer e i tablet possono trarci in inganno: apparentemente il tempo trascorso a chattare, avere informazioni in modo  rapido, semplificare i compiti sono tutte attività piacevoli, che danno al nostro cervello una gratificazione immediata. In realtà c’è il rovescio della medaglia: spesso si rischia di sviluppare una vera e propria dipendenza, per cui non si riesce più a fare a meno di controllare ossessivamente le notifiche o la posta.  Questi strumenti provocano assuefazione, ovvero più si rimane collegati più si perde tempo  a “girovagare in rete” senza concludere nulla, con il risultato di sentirsi frustrati, annoiati ed insoddisfatti

Ricordiamoci che le amicizie virtuali non potranno mai sostituire una chiacchierata faccia a faccia con le persone a noi care, anche se spesso ci danno l’illusione di essere riconosciuti e amati da un gran numero di persone.

–      Questa settimana prova a …: disintossicati dai social, stabilisci di connetterti ad internet ed ai social solo per un’ora al giorno, silenzia le notifiche del cellulare e dedica il tempo guadagnato ad attività più costruttive, come ad esempio la lettura di un libro, una telefonata ad un amico, una passeggiata all’aria aperta.

Se attraversi un momento di crisi prova a mettere in pratica questi buoni propositi: la situazione dovrebbe migliorare. Se invece continuassi ad essere a disagio ed insoddisfatto/a non esitare a contattarmi tramite i riferimenti che trovi in home page. A volte l’aiuto di una persona esterna e formata può davvero fare la differenza: chiedere un supporto non è sinonimo di debolezza, significa semplicemente prendersi cura di se stessi.

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Fa paura la Baby Sitter? Suggerimenti per una scelta consapevole

In collaborazione con Sitly,  importante sito di riferimento nel campo del babysitting vi propongo oggi un contributo in cui discutiamo del ruolo della baby sitter, una figura che può diventare un utile supporto ai genitori. Troverete anche alcuni utili suggerimenti pratici per orientarvi meglio nella scelta del professionista più adatto alle esigenze del vostro bambino. Buona lettura.

 

 

Quante sono le mamme italiane costrette a ritmi lavorativi serrati, con poco spazio da dedicare ai propri bambini! A parte il periodo dell’allattamento, le madri tornano al lavoro a pieno regime quando i figli sono ancora piccoli. Il padre è di norma impegnato in pari o maggior misura… e se i nonni non sono disponibili? Per chi vuole attendere ancora qualche anno per inserire i propri figli al nido, l’unica soluzione resta una baby sitter. Una scelta che ha molti vantaggi, primo fra tutti il poter stabilire un rapporto diretto tra il bimbo ed una persona di riferimento, cosa che può aiutare a rassicurare il piccolo che deve fare i conti con la momentanea mancanza dei genitori.  La crescita può quindi avvenire in un ambiente sereno e conosciuto oltre all’abbassamento del rischio di contrarre malattie, così comune in un ambiente con bambini molto piccoli e a stretto contatto.

Il primo passo, dopo aver individuato l’effettiva necessità, è la scelta concreta del candidato, momento non sempre così sereno per un genitore che si trova a dover ‘cedere’ il proprio bimbo ad un estraneo. Si consiglia normalmente di organizzare un colloquio conoscitivo, seguito magari da un secondo incontro alla presenza del piccolo, per capire se c’è sintonia tra bambino e tata.

Durante questi momenti di ‘conoscenza’, prestate attenzione a come il bambino reagisce alla nuova figura che arriva in casa e a che tipo di interazione si stabilisce. Nel corso del colloquio è utile indagare alcuni aspetti. Ecco alcune domande che importanti da porre al candidato:

  • Che tipo di formazione possiede? Quali esperienze ha fatto e quali sono le sue qualifiche nel settore della cura dell’infanzia? Il livello di esperienza del candidato è molto importante e va valutato con attenzione: una ragazza giovane avrà pregi e difetti rispetto ad una baby sitter matura che lavora da 5 o 10 anni
  • sarebbe disponibile e dimostra di avere le competenze nell’ occuparsi di più di un bambino?
  • Qual è la sua disponibilità oraria e il luogo di residenza? Quest’ultimo aspetto può rivelarsi importante in caso di necessità impreviste ed immediate
  • Conosce le manovre di primo soccorso? (indispensabili per intervenire con tempestività in caso di emergenza)

Altri aspetti che potrebbero essere sondati riguardano la conoscenza di lingue straniere o la disponibilità ad occuparsi anche delle pulizie della casa. Si può poi passare a parlare degli aspetti più “logistici”, quali la definizione di un eventuale contratto di lavoro, lo stabilire alcune regole generali (es: non si usa il cellulare durante le ore di lavoro) e le modalità di pagamento.

Per sondare le competenze pedagogiche del candidato, potete chiedere:

– Cosa significa educare un bambino?

– Che tipo di giochi si è soliti fare (in base all’età)?

– E’ importante portare i bambini al parco? Se la sente?

– Cosa pensa della televisione?

– Quanto è importante la creatività per un bambino?

Una volta fatta la selezione, inizia la prova, sempre consigliata per offrire la possibilità a tutti di abituarsi. Il distacco deve essere graduale, sia per la madre che per il bambino: la mamma inizialmente dovrebbe assentarsi per un’ora, due, per poi arrivare alla mezza giornata e oltre. L’atteggiamento del genitore è fondamentale dato che il bimbo percepisce subito la preoccupazione dell’adulto: se la mamma o il papà non sono convinti sicuramente anche il bambino sarà poco propenso ad accogliere una nuova figura in casa. Viceversa, una volta fatta la scelta di affidarsi ad una baby sitter il consiglio è quello di essere sereni:

I bambini hanno tutte le capacità di affrontare una nuova situazione e va data loro fiducia

Inoltre è consigliabile:

dimostrarsi decisi: la gradualità del distacco è importante ma questo non significa tentennare;

essere chiari con i bambini, soprattutto se già grandicelli. Bisogna spiegare il perché della nuova situazione;

non provare sensi di colpa: rivolgersi ad una baby sitter spesso significa migliorare la qualità del tempo trascorso con i propri figli;

essere comunque empatici: drizzare le antenne su eventuali reazioni apparentemente incomprensibili del bambino non è sbagliato. Cosa ci vorrà dire? C’è qualcosa che dobbiamo sapere?

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Copertina vincitrice per l’e-book

Salve a tutti!

Nei giorni scorsi è stata indetta sulla pagina Facebook del blog una votazione per fare scegliere ai lettori  la copertina da utilizzare per l’e-book sulle mappe mentali che sarà a breve disponibile iscrivendosi alla newsletter. Oggi posso dire con gioia che.. ABBIAMO UN VINCITORE!
Ecco la copertina scelta da voi per l’e-book.


Grazie di cuore a tutte le persone che hanno votato!

ps: ricordo a coloro che si sono già iscritti alla newsletter che lo riceveranno non appena disponibile sulla loro casella di posta elettronica.

A presto e buon weekend!

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