…DI PASTORI E FELICITA’…

 

Se cerchi sul dizionario il significato del termine “gioia” troverai questa definizione: “Stato o motivo di viva, completa, incontenibile soddisfazione”.

Che bella immagine eh? Si, so già a cosa stai pensando…forse vorresti dirmi che non è possibile sperimentare questa sensazione, che non si è mai veramente felici oppure che soltanto da bambini si prova quella gioia e felicità di vivere tipica della spensieratezza infantile (d’altronde da piccoli non si hanno pensieri…ma sarà poi così vero?). O ancora…aspetta…stai per dirmi che la colpa è del mondo di oggi, così pieno di brutture, notizie tristi, valori vuoti e chi più ne ha più ne metta.

Insomma, “si stava meglio quando si stava peggio”.

Non so se credo molto a questa frase: certo, all’epoca dei nostri nonni non avevamo a disposizione i social, il mondo non era così interconnesso e ci si nutriva (cuore e cervello) di cose semplici. Una corsa in un prato, un gelato mangiato con gli amici, meno cose materiali e autentici contatti umani rendevano le persone capaci di accontentarsi di ciò che si aveva e forse di vivere in modo più consapevole. Oggi la vita è spesso tremendamente complicata: abbiamo di fronte a noi tante scelte, tanti stimoli e la possibilità praticamente infinita di avere informazioni e questo, paradossalmente, spesso ci paralizza e ci rende incapaci di decidere.

Tuttavia, se è vero che oggi il mondo è diventato sempre più stressante, complesso ed incerto credo anche però che, come tutte le cose,  sia responsabilità di ogni singolo individuo utilizzare nel modo giusto i miglioramenti che il progresso ci ha portato.  Parlando dei social, ad esempio, è sicuramente vero il loro forte impatto  sulla riduzione delle relazioni autentiche tra le persone, ma proprio in virtù della nostra capacità di scegliere sta a noi capire l’importanza di disconnetterci dalla realtà virtuale per immergerci nel mondo reale. In questo modo i social diventano solo uno strumento consapevole ed utile nelle nostre mani e non qualcosa che ci rende schiavi.

Come fare allora a cogliere, assaporare e coltivare le gioie che ogni giornata ci offre? Come riuscire ad essere presenti a noi stessi ed al singolo attimo che viviamo?

Per vivere una gioia davvero autentica dobbiamo sviluppare la nostra interiorità perché è solo dentro di noi che è possibile coltivare e fare crescere i semi della gioia. Si tratta di un vero e proprio lavoro interiore, che porta a essere felici di ciò che si è e non di ciò che si possiede.

Ma cosa c’entra il pastore del titolo? Ora ci arrivo…

Mentre leggi le mie parole potresti obiettare che ci sono persone predisposte ad essere felici, che non fanno nessuna fatica e “sono nate così….con uno stato d’animo positivo”. In realtà coltivare l’arte di vivere bene ed essere felici è un’arte che è possibile imparare ed accessibile a tutti, basta volerlo.

Diverse culture affermano che l’uomo è composto da 4 diversi aspetti: la parte fisica, quella mentale, quella legata alle emozioni e quella spirituale. Per stare bene questi quattro elementi devono essere in equilibrio tra loro e “ben nutriti”.

Il corpo fisico: a volte è quando mi fermo che avanzo di più

Il nostro corpo è ciò che fa da guscio ai nostri pensieri e stati d’animo e non possiamo pensare di essere felici se lo trascuriamo o non gli diamo le dovute attenzioni.

Dei 1440 minuti che compongono una giornata, quanti ne passi facendo attenzione a te stesso?

Concedi le giuste pause al tuo corpo, trova momenti in cui rilassarti, fare movimento fisico e divertirti. Ascolta i messaggi che ti manda e concedigli il giusto apporto di sonno e una alimentazione sana.

Il corpo mentale: se accolgo e comprendo i miei pensieri saranno loro a lasciare andare me

Questa è la parte costituita da ciò che pensiamo. Le nostre credenze creano la realtà che ci circonda ed è per questo che occorre imparare a gestire i pensieri. Se cerchi un lavoro e hai la convinzione di essere una nullità e di non meritartelo ti presenterai ai colloqui in modo insicuro e questo verrà percepito, facendo diminuire le probabilità di essere assunto. Se non verrai selezionato si creerà poi un circolo vizioso che rafforzerà la tua credenza negativa sul non valere nulla.

Il corpo emozionale: io provo emozioni ma non sono le mie emozioni

le nostre emozioni non sono né buone né cattive: le difficoltà che viviamo non dipendono dalle nostre emozioni, ma dai pensieri associate a ciò che stiamo provando. È importante accogliere ogni emozione: se positiva, assaporarla ci permette di accrescere la nostra energia e il senso di gioia interiore; se negativa, accettare di provarla senza identificarsi con essa fa si che tu possa trovare la forza di risalire dalla disperazione. In tutti i casi, l’emozione è legata al fluire naturale della vita.  Di fronte ad una emozione negativa, ad esempio la rabbia, puoi fare questo esercizio:

Quando sei arrabbiato osserva e percepisci la tua collera: come si manifesta a livello fisico? La bocca è contratta, il respiro è bloccato, ti senti rigido? Accetta le sensazioni che provi.  Una volta individuato  come il tuo corpo reagisce prova ad identificare i pensieri che ti vengono in mente legati all’emozione negativa e cerca di non identificarti con essa. Nel nostro esempio, puoi cambiare il tuo modo di parlare a te stesso dicendo “in me c’è della rabbia” anziché dire “sono arrabbiato”. In questo modo si vede la rabbia come qualcosa che è in noi senza essere noi

Il corpo spirituale: vivere nella consapevolezza

Quando la nostra mente si calma e le emozioni sono accolte ecco che emerge la nostra parte spirituale. Si passa allora dalla modalità del fare a quella dell’essere, in cui ci si prende il tempo di essere presenti a se stessi e di assaporare in pienezza ogni singolo momento che si sta vivendo.

Christope Andrè (medico specializzato in psicologia delle emozioni) afferma che “la piena consapevolezza è la capcaità di portare la propria attenzione dentro di sé, nel momento presente, con curiosità, benevolenza e senza aspettative e giudizi di alcun genere. A tale scopo basta osservare il proprio vissuto nell’attimo presente”.

E tu? Quanti momenti vivi ogni giorno con il pilota automatico, senza esserne davvero consapevole?

Se sei arrivato fino a qui (a proposito, grazie per la pazienza!) forse ti starai chiedendo il significato del titolo di questo articolo: cosa c’entra il pastore con tutto questo discorso sulla felicità? Beh, ti lascio con questa storiella su cui meditare, che ha per protagonista proprio un pastore. Nel prossimo articolo approfondiremo l’argomento e ti fornirò alcuni spunti pratici per coltivare la gioia di vivere.

All’alba, in mezzo alle montagne, un escursionista un giorno incontrò un pastore e gli chiese:

”Che tempo farà oggi?”

Il pastore rispose tranquillo:”Il tipo di tempo che mi piace”

L’Escursionista, impaziente di avere una risposta, insistette:

“Quindi, che tempo farà?”

“Non lo so ancora!” Rispose il pastore divertito

“Ma allora come può affermare che farà il tipo di tempo che piace?” Ribattè, con una punta di irritazione l’escursionista

Il pastore aggiunse: “nel corso della vita, ho capito che non posso sempre ottenere quello che voglio, così ho deciso di apprezzare quello che ho. Per questo motivo sono sicuro che avremo il tipo di tempo che mi piace…”.

 

 

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Cambiare…che paura!

Quando nel 2015 iniziavo con tanto entusiasmo la mia attività privata da psicologa non ero sola. Claudia, collega e cara amica, conosciuta nel periodo di tirocinio professionalizzante in Ospedale a Saronno si è buttata insieme a me in questa avventura: ricordo ancora la giornata in cui, felici ed emozionate, attaccavamo alla porta la nostra nuova targhetta, fatta a mano con affetto da una conoscente. Iniziava in quel momento il nostro progetto, fatto di tanto impegno, costante formazione, scambio e confronto per accogliere tutti coloro che, fidandosi di noi e della nostra competenza, ci chiedevano aiuto in un momento particolare della loro vita.

Da allora sono passati un pò di anni, lo studio è cresciuto e con lui anche la nostra esperienza e sicurezza. Tante persone, famiglie, bambini sono passati per le nostre stanze e ciascuna persona e percorso hanno lasciato traccia anche in noi professioniste, arricchendo il nostro bagaglio di storie e di vite.

Oggi, a distanza di 4 anni, un nuovo cambiamento e una nuova sfida si affaccia nella mia vita professionale: per motivi personali Claudia ha deciso di interrompere l’attività privata. Resto quindi sola a gestire lo studio di Psicologia, questo mio spazio a cui sono legatissima e che mi permette di fare il lavoro che amo profondamente.

Da un lato questa situazione è elettrizzante: nuova targhetta, uno spazio interamente mio, la possibilità di decidere in totale autonomia rispetto ad ogni cosa. Dall’altro lato, però, ecco arrivare la paura del cambiamento.

Perchè ci fa così paura cambiare?

Ti è mai capitato di sentirti bloccato in una situazione che ti fa star male? Sai esattamente che dovresti fare qualcosa, ma non riesci ad attuare il minimo cambiamento. Resti bloccato nel tuo di malessere e il rischio è di cominciare a incolpare fattori esterni (lui/lei non mi capisce…quel collega mi ha preso in antipatia…) quando in realtà SIAMO SOLO NOI gli artefici del nostro cambiamento.

Cambiare vuol dire uscire dalla nostra zona di confort, dalle nostre abitudini che ci danno sicurezza. Ecco perchè una situazione conosciuta, anche se negativa, viene abbandonata con così tanta difficoltà. Ogni volta che pensiamo di attuare un cambiamento ecco che fanno capolino dubbi e “domande assassine”:

E se non ce la faccio?

E se poi andasse peggio di così?

E se mi pento e non posso più tornare indietro?

Tutti questi pensieri nascondono la segreta idea di NON POTERCELA FARE.

Ma… la vita è cambiamento, senza di esso non ci sarebbe alcun progresso. L’errore stesso ci permette di imparare e migliorare. Dobbiamo imparare a fare errori, senza perderci nella mania del perfezionismo (link ad altro articolo).

Cosa fare allora?

il segreto è agire, iniziare a fare una piccola mossa che ti dia un risultato tangibile e ti incoraggi ad andare avanti. Sperimenta qualcosa di diverso da quello che hai fatto finora e che non si è rivelato utile, accogli il cambiamento e accetta il rischio.

io faccio mio questo principio a inizio 2019, con uno spazio professionale tutto mio e scelgo di superare le paure e le “domande assassine” per accogliere quello che di nuovo questa esperienza mi potrà portare.

 

Nello studio di Psicologia puoi trovare un valido aiuto per uscire da una situazione di difficoltà. Se hai bisogno di una prima consulenza e hai voglia di cambiare non esitare a contattarmi scrivendo sulla pagina www.psicologiagarbagnate.it o inviandomi un messaggio a info@genitorifelici.info

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Le fasi psicologiche della gravidanza: come cambia la donna di trimestre in trimestre

Ecco anche qui sul blog il mio articolo pubblicato tempo fa sulla rivista dedicata ai genitori “Nascere Mamma”. Buona lettura!

I nove mesi di gestazione sono testimoni per la donna di profondi cambiamenti sia a livello fisiologico che emotivo: dal punto di vista corporeo, il fisico si prepara ad accogliere e fare crescere l’embrione e il feto, divenendo un ambiente protettivo per il corretto sviluppo che porterà poi alla nascita del bambino. Parallelamente avvengono tutta una serie di mutamenti psicologici, i quali concorrono a preparare la madre a prendersi cura in modo adeguato e amorevole del proprio piccolo.

Esiste un vero e proprio TEMPO DELLA GRAVIDANZA, un periodo molto importante durante il quale la donna incinta attraversa diverse fasi psicologiche che differiscono a seconda del periodo di gestazione in cui si trova.

IL PRIMO TRIMESTRE DI GRAVIDANZA

Durante i primi tre mesi (intorno alle prime tredici settimane) la donna vive la necessità di un assestamento di fronte alla notizia di aspettare un figlio. È possibile e frequente attraversare momenti di ansia, anche perché si verificano mutamenti rapidi dal punto di vista fisiologico e ormonale che causano veri e propri disturbi fisici (stanchezza, nausea, sbalzi repentini di umore); inoltre, questa fase è particolarmente delicata per il frequente rischio di interruzioni spontanee di gravidanza. La coppia tende a non condividere ancora la notizia con parenti e amici, per paura che il sogno di diventare genitori svanisca. Il corpo non dà ancora segnali della vitalità e presenza del feto e questo è spesso fonte di agitazione e timore da parte delle future mamme (crescerà bene? Avrà malattie genetiche? Riuscirò a portare a termine la gravidanza?). Non bisogna mai stancarsi di sottolineare come tutti questi Dubbi e paure siano legittimi e comprensibili, per questo è importante affidarsi ad uno staff medico e ostetrico di fiducia che possa accompagnare la donna lungo tutto il percorso, in un clima di accoglienza e privo di giudizio.

IL SECONDO TRIMESTRE DI GRAVIDANZA                              

Questo periodo viene di solito considerato come il più bello della gravidanza: cessano le nausee e la stanchezza, la donna ritrova vitalità ed energia e può rasserenarsi circa l’eventualità di aborto spontaneo, che diminuisce sensibilmente. È il momento di condividere la propria gioia con gli altri e permettersi finalmente di pensare alla realtà di diventare mamma e papà.

Mentre la vita sessuale della coppia risulta spesso inibita durante il primo trimestre per paura di nuocere all’embrione, a partire dalla tredicesima settimana è possibile ritrovare una maggiore intimità tra i partner. Questo è un periodo importante anche per i papà: la donna comincia a sentire dentro di sé il suo piccolo, ne avverte i movimenti e i piccoli calcetti e il partner partecipa insieme a lei a questo evento, parlando con il bambino attraverso la pancia, accarezzandolo e coccolandolo pur se non ancora fisicamente presente tra loro. Si forma il primo legame psicologico materno e paterno con il proprio figlio, dato proprio dai primi movimenti e segnali di esistenza del figlio percepiti dai genitori (quella che viene chiamata “comunicazione intrauterina”).

IL TERZO TRIMESTRE DI GRAVIDANZA

Inizia alla ventottesima settimana ed è l’ultimo tratto del percorso, durante il quale il corpo femminile si prepara all’evento del parto mentre continua la crescita del bambino. Si tratta di un periodo particolarmente faticoso: la donna è ormai stanca, il pancione sposta il suo baricentro e le rende difficile camminare o muoversi, spesso ha mal di schiena e fa fatica a dormire. La stanchezza non è solo fisica, ma anche emotiva: ormai manca poco e i genitori sono impazienti di conoscere il loro piccolo, sul quale hanno fantasticato per lungo tempo. Infatti, durante la gravidanza la mente dei genitori ha costruito un’immagine del bambino ideale, che si scontrerà inevitabilmente con il bambino reale che nascerà da lì a poco. Questo può portare sconvolgimenti, tanto più marcati quanto più le fantasie dei genitori non troveranno riscontro nel bambino appena nato. La donna attraversa emozioni e stati d’animo altalenanti, in cui l’entusiasmo di conoscere finalmente il proprio bambino si scontra con la paura ed i timori legati all’esperienza del parto.

Partorire: che paura!

L’esperienza del parto viene vissuta in modi diversi dalle diverse donne: alcune lo considerano il momento culmine ed integrante dell’intero percorso della gravidanza, che le ha portate a conoscere finalmente il proprio bambino. Per altre, al contrario, vivere l’attesa di quel giorno è fonte di grande ansia e paura.

I timori più frequenti legati al parto sono molteplici e vanno dal temere il dolore fisico fino alla paura di perdere il controllo del proprio corpo. Alcune sono terrorizzate dall’idea di venire ospedalizzate, mentre per altre prende forma l’immagine del proprio corpo trasformato e lacerato.

Cosa può aiutare?

Sicuramente è fondamentale e di grande supporto partecipare ai corsi  preparto organizzati all’interno dell’ospedale: disporre di un tempo psicologico di preparazione all’evento e di nozioni pratiche utili a calmare l’angoscia aiuta sicuramente ad arrivare più consapevoli e preparate a questo fondamentale momento e fa sì che, anche attraverso il confronto e il dialogo con altre donne nella stessa situazione, la paura diminuisca notevolmente. C’è poi un ulteriore elemento in grado di fare la differenza, ovvero l’avere accanto un partner attento, disponibile all’ascolto, empatico e non giudicante.

A proposito del papà…

È importante ricordare che l’esperienza della gravidanza coinvolge emotivamente il padre tanto quanto la madre, pur se in modo diverso. È fondamentale quindi che il futuro papà si senta protagonista attivo di questo evento e sia coinvolto dalla propria compagna.

I nove mesi sono un tempo privilegiato per la coppia per riflettere su se stessi, riconsiderare i propri modelli genitoriali, stabilire i nuovi progetti e le priorità.

In bocca al lupo e tanti auguri ai nuovi genitori!

 

Sei un neogenitore e hai bisogno di un supporto per capire come gestire al meglio il tuo piccolo? Alcuni comportamenti del tuo bambino ti preoccupano e vorresti il parere di un esperto? Nello studio di Psicologia mi occupo di genitorialità ed infanzia. Puoi contattarmi per una consulenza iniziale scrivendo sulla pagina www.psicologiagarbagnate.it o inviandomi un messaggio a info@genitorifelici.info

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Un anno se ne va…un altro arriva…

Sta per concludersi questo 2018 e io mi ritrovo qui, prima di cena, davanti al computer. Ultimamente non ho più aggiornato il blog e devo dire, come vi avevo già accennato, che questi ultimi mesi dell’anno non sono stati affatto facili. Tante preoccupazioni, difficoltà e notizie “scomode” hanno reso autunno e inverno un pò più tristi (e se lo dico io che notoriamente non amo particolarmente queste due stagioni dell’anno!).

A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno non potevo però non rivolgere un pensiero a voi lettori. Che dirvi? Semplicemente grazie, perché il vostro leggermi e seguirmi mi dà tanta forza e mi fa amare sempre di più il mio lavoro di psicologa e pedagogista. Questo blog nasce come spazio di condivisione: di contenuti certo, ma anche di storie di vita. E di storie e racconti ne ho sentiti tanti durante questi 12 mesi in studio…quante persone, quanti pezzettini di vita che si sono mescolati alla mia, quanti sorrisi e quante lacrime. Stasera ho ufficialmente finito il mio ultimo incontro con una paziente: ultimo per quest’anno ma ultimo anche per lei. Si è chiuso un ciclo e la lascio un pò più forte di prima, un pò più capace di gestire e domare quel drago di rabbia di cui tante volte abbiamo parlato. Oggi il suo “draghetto”, come lo ha chiamato lei, è diventato gestibile, qualcuno che l’accompagna sempre (come è giusto che sia) ma che non ha più il controllo sulla sua vita. Stasera, spegnendo le luci del mio studio e salutando questo 2018, ho pensato a tutti le persone che incontrerò nel 2019, a tutti coloro che , con immenso coraggio, decideranno di mettersi in gioco e condividere ancora una volta un pezzettino della loro storia, dei loro dolori e delle loro gioie insieme a me. Amo visceralmente il mio lavoro e mi sento una privilegiata per avere la possibilità di entrare, in punta di piedi e con estremo rispetto, nella vita di uomini, donne, bambini e famiglie.

E poi c’è il blog: soprattutto ultimamente trascurato, fonte di crisi e momenti felici, testimone di ciò che mi succede, di ciò che mi appassiona, di ciò che sono. Il 2018 si chiude con una Paola nuova, professionista più sicura di sé e persona più matura, più decisa e convinta di ciò che vuole e meno disposta ad accettare compromessi.

Ecco il mio augurio a tutti voi, allora: che l’anno che se ne va porti via con sé tutti i dolori, le preoccupazioni e che il 2019 che arriva ci doni il coraggio per affrontare nuove sfide ed essere felici in compagnia delle persone che amiamo.

Buon anno nuovo!

 

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Eccomi qui, sono tornata…

         ” Le avversità possono essere delle formidabili occasioni”

                                              -Thomas Mann-

 

È difficile tornare a scrivere per il blog dopo essere stata lontana dal computer per tutti questi mesi, ma lo devo a voi che mi seguite e lo devo a me stessa.

Tengo tantissimo a questo spazio e non voglio che tutti gli sforzi fatti per costruire e fare crescere questa pagina siano vani. Motivi personali mi hanno portato a smettere di curare il blog e la situazione ancora non si è del tutto risolta. Spero di potervi dare presto belle notizie, ma si sa…la vita spesso è imprevedibile.

Su GenitoriFelici parlo tanto di resilienza, coraggio, crescita personale ma arrivano alcuni momenti in cui occorre accettare l’dea che siamo fragili e semplicemente non ce la facciamo. È un periodo difficile, non lo nego, ma credo che il modo migliore per venirne fuori sia riprendere a vivere, sia riprendere a scrivere, sia ricominciare a fare le cose che amo ed avere un contatto con voi che mi seguite.

Il blog riprende quindi ufficialmente vita.

Nuove pubblicazioni, curiosità e newsletter in attesa che il temporale passi e torni finalmente il sereno.

Vi chiedo scusa per questa lunga attesa, ma avevo bisogno di staccare. Ora sono tornata, più forte e tenace che mai per condividere con voi un pezzetto di cammino.

Sono cambiata, e forse cambierà anche il modo di scrivere qui…d’altronde siamo un qualcosa in continua evoluzione e modificarsi vuol dire crescere, evolvere, vuol dire essere pronti ad essere flessibili e accogliere parti di noi inaspettate, ma proprio per questo arricchenti.

E tu, che leggi queste righe, come stai? Cosa ti è successo in questi mesi? Hai voglia di condividere un tuo pensiero con me? Aspetto con ansia tue notizie.

Ci sentiamo presto su GenitoriFelici.

Un abbraccio.

Paola

 

 

 

 

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Giulia Telli di Mammachelibro intervistata dal blog GenitoriFelici: parliamo di lettura

Oggi sono davvero felice di poter pubblicare questo nuovo contributo sul blog, visto che ho il piacere di ospitare in questo spazio una ragazza diventata una cara amica, che mi ha colpito non solo per la sua bravura e professionalità, ma soprattutto per la sua disponibilità e dolcezza. Sto parlando di Giulia Telli, curatrice del blog mammachelibro, in cui offre spunti sempre molto interessanti riguardo la genitorialità e il mondo dei bambini. In particolare, Giulia scrive con interesse e competenza dei libri che utilizza per favorire la crescita dei suoi figli: le sue recensioni sono da non perdere!

Visto che su GenitoriFelici pensiamo che la lettura sia un’elemento imprescindibile per favorire la crescita e lo sviluppo armonico dei nostri bambini, chi meglio di Giulia può spiegarci,  proprio dal punto di vista di una mamma, il perché ha deciso di parlare proprio di libri sul suo blog, cosa ama della lettura e quali consigli si sente di dare ai genitori per scegliere un libro e condividere questo momento con i propri bambini? Al termine dell’articolo troverete anche utili suggerimenti per iniziare a crearvi una “piccola libreria personale” attraverso cui invogliare i vostri piccoli all’amore per la lettura.

Vi lascio quindi all’intervista e ne approfitto per ringraziare nuovamente Giulia per avere accettato di condividere i suoi pensieri qui sul blog.   Buona lettura!

  • Ciao Giulia, come è nato il tuo amore per la lettura? Perché ti piace leggere?

Ciao Paola, la mia passione è nata sin da piccola, sono figlia di un Art Director e di una grafica quindi in casa mia sono girati sempre molti libri di ogni genere, ma soprattutto quelli di noti illustratori. E visto che mio padre era un’artista e ha fatto anche l’illustratore, potrei dire che questa passione me l’ha trasmessa lui. Inoltre, anche io ho la passione per il disegno, non ho fatto studi artistici perché ho fatto il liceo classico e poi ho studiato Beni Culturali, però ho sempre disegnato ugualmente seguendo un po’ le tracce di mio padre. Diciamo quindi che la mia passione è da sempre l’arte nelle sue diverse forme, tra cui l’illustrazione. Diventando mamma questa passione si è trasformata e ha “virato” sull’albo illustrato dedicato all’infanzia.

  • Da dove nasce il blog mammachelibro?

Il blog nasce perché personalmente i libri mi hanno arricchito molto e penso sia un valore più che nobile da trasmettere ai nostri figli. Inoltre, in Italia, i lettori sono pochissimi, siamo tra i paesi che leggono meno. Quindi provare, nel mio piccolo, a essere utile in questo senso appassionando le generazioni di domani alla lettura, mi è sembrato un motivo valido per aprire un blog.  Il blog nasce non solo dalla volontà di far conoscere ad altri genitori, insegnanti, educatori e appassionati del settore degli albi illustrati di qualità, ma anche con l’intento di fornire strumenti pratici per aiutare i bambini a sviluppare la loro unicità, grazie alla ricerca scientifica: nei miei articoli, infatti, presento anche molti libri di stampo psico-educativo. I libri pedagogici che recensisco, così come gli albi illustrati, sono comunque sempre stati “testati” prima su di me e i miei figli nella mia vita da mamma di tutti i giorni. Ho sempre pensato che condividere esperienze riuscite, ma anche fallimenti, possa essere d’aiuto ad altri genitori che, come me, cercano di migliorarsi giorno dopo giorno, imparando dai propri errori.

  • Come scegli i libri da leggere ai tuoi figli o da recensire sul tuo blog? Che caratteristiche deve avere un buon libro per bambini?

Un albo illustrato per catturarmi deve avere delle belle illustrazioni(e ovviamente si aprirebbe qui un capitolo a parte sui criteri più “tecnici” e di gusto personale che adotto per stabilire se delle illustrazioni mi piacciono oppure no), un contenuto di valore che possa veicolare un messaggio interessante, capace di stimolare la curiosità del lettore o toccare corde magari ancora inesplorate. Sui contenuti ci sono ovviamente diversi livelli di interpretazione, cerco di variare perché reputo importante far conoscere un albo con un contenuto di spessore, ma anche un libro che magari non affronta un tema specifico ma che è ugualmente in grado di arricchire il lettore aprendo nuove prospettive da cui guardare il mondo.

Anche perché, tra l’altro, c’è il boom di libretti didascalici “a tema” e che personalmente non amo molto.  Non ci sono libri “ricetta” per risolvere qualsiasi problema, anche perché penso che un buon libro nasca dall’intima esigenza del suo autore di comunicare qualcosa e non di assecondare la richiesta del mercato.  Penso che l’albo illustrato sia una forma d’arte e, come ogni arte che si rispetti, è migliore quando è autentica e non inquinata dalle tendenze del momento. Inoltre, ritengo debba esserci una sintonia tra testo e immagini: le immagini non devono sottolineare quello che già il testo mi dice ma essere capace di andare “oltre”. Oppure, può capitare che i due linguaggi, quello delle immagini e quello del testo scritto, si facciano da “contrappunto” offrendo al lettore anche due punti di vista differenti della medesima storia.

Se parliamo invece di un libro senza parole e senza testo ma di sole immagini, quindi un silent book, ci sono altri criteri da “rispettare” e, in ogni caso, quello che devo vedere è l’autonomia narrativa dell’immagine. Il testo c’è ma trova il suo compimento massimo nell’illustrazione.

  • A che età hai iniziato a leggere ai tuoi bambini? Viene coinvolto anche il papà nella lettura?

Il mio consiglio è di iniziare a leggere o a raccontare storie ai bambini sin da quando sono nella pancia della mamma. Quindi direi che ai miei figli ho iniziato a leggere da subito. Sì, con il papà cerchiamo di alternarci: una sera magari legge lui la favola della buonanotte, una sera io.

  • Perché secondo te è importante leggere libri ai bambini? + 6) Perché leggere ad alta voce?

rispondo con questo articolo del mio blog sia alla domanda 5 sia alla domanda 6:

https://www.mammachelibro.com/importanza-lettura-ad-alta-voce/

Aggiungo che leggere è importante perché “un bambino che legge sarà un adulto che pensa”. L’albo illustrato è uno strumento unico di educazione dello sguardo, e rappresenta – se ben scelto – la prima galleria d’arte che il bambino visiterà. Come genitori, ci sforziamo in ogni modo di stimolare la creatività dei nostri figli. Tuttavia, spesso, non ci rendiamo conto che la via più semplice e di facile accesso per raggiungere questo scopo è rappresentata dal dare loro tra le mani un albo illustrato di qualità e condividere insieme questa esperienza.  Gli altri buoni motivi per leggere ai bambini, se volete, li potete trovare nel mio e-book gratuito “10 suggerimenti per far amare la lettura ai bambini (senza forzature)” che potete scaricare a questo link:

https://www.mammachelibro.com/10-consigli-far-amare-lettura-bambini/.

  • Di solito quando leggi ai tuoi bambini? Hai dei rituali o dei momenti dedicati destinati alla lettura?

A volte capita di leggere anche durante il giorno, altrimenti il momento dedicato alla lettura è senza dubbio la sera. Ogni sera, dopo essersi lavati i denti, ognuno sceglie un libro a testa da farsi leggere e poi ci mettiamo ai piedi del letto, sul tappeto in mezzo ai cuscini, a leggerlo insieme. Terminata la lettura ognuno va nel suo letto.

Come spiego nel mio e-book “associare il rituale della lettura della buona notte a un momento speciale trasformandolo in una esperienza capace di attivare tutti i sensi contemporaneamente: l’olfatto e il gusto (il profumo e il sapore della bevanda calda preferita), la vista (la luce calda e soffusa della abat jour accanto al letto che ci prepara al buio della sera) il tatto (il morbido del piumone in inverno o la leggerezza delle lenzuola fresche di bucato in estate) e infine, ma non in ultimo, l’udito (l’ascolto della storia ad alta voce).

In questo modo il momento della lettura serale diviene quell’ ”improvviso armistizio dopo il frastuono della giornata” di cui parlava Daniel Pennac e  al quale i nostri figli farebbero fatica a rinunciare. Questo momento di comunione e silenziosa intimità resterà così più facilmente nella loro memoria uno di quei ricordi di infanzia di indelebile spensieratezza e felicità.  Se riusciremo a far vivere loro questa esperienza in modo positivo, sarà sicuramente una “buona pratica” che tramanderanno anche ai loro figli.  Ricordiamoci che anche il semplice tenere in braccio il bambino mentre gli leggiamo una storia, farà sì che la lettura venga associata a un momento piacevole, a un’esperienza di intima condivisione che il bambino vorrà ripetere.”

  • Qual è il primo libro per bambini che hai comprato? E l’ultimo acquisto?

Il primo sono sincera non me lo ricordo, anche perché solitamente non riesco a comprarne solo uno, quindi come minino ne avrò comprati 4 o 5…l’ultimo che ho comprato (insieme ad altri ovviamente) si intitola “Maiali” ed è un albo illustrato molto particolare che si ispira al celebre romanzo di George Orwell “la fattoria degli animali” adatto ai bambini dai 5 anni di età. Presto lo recensirò.

  • Hai un autore o una casa editrice preferiti?

Autori /illustratori che non possono mancare nella libreria di un bambino sono senza dubbio Eric Carle, Leo Lionni, Hervé Tullet, Gianni Rodari…l’elenco è lungo ma già avere un titolo per ognuno di questi autori sarebbe ottimo. Per quanto riguarda le case editrici per bambini che consiglio e prediligo sono: Topipittori, Lapis Edizioni, Babalibri, Carthusia edizioni, La margherita edizioni, Valentina edizioni, Il castoro Edizioni, L’ippocampo edizioni, Terre di mezzo edizioni, Orecchio Acerbo, Edizioni Giralangolo, Edizioni Settenove, Minibombo edizioni. Di sicuro ne ho dimenticata qualcona…

  • Dove compri i libri? In libreria o online? Usi il reader o la carta stampata?

I libri li scelgo sempre dal vivo, alcune volte li acquisto in libreria, altre su Amazon perché spesso sono scontati e visto che non costano poco gli albi illustrati (alcuni vanno dai 15 ai 20 euro) li compro on line. Per leggere sono tradizionalista, leggo solo su carta.

  • Come scegli un libro da regalare?

D’istinto

  • Puoi svelarci la ricetta segreta per coinvolgere e fare amare la lettura ai più piccoli?

Per questa domanda ti rimando sempre al mio e-book gratuito

10 suggerimenti per far amare la lettura ai vostri figli (senza forzature)

  1. I tuoi bambini avranno presto una sorellina. Li stai preparando all’idea servendoti di qualche libro specifico?

Esattamente, questo in particolare:

QUANDO ARRIVA UNA SORELLINA (O UN FRATELLINO)

QUANDO ARRIVA UNA SORELLINA (O UN FRATELLINO)Questo libro mi piace molto perché non edulcora la pillola al bimbo che è in attesa, in questo caso, di una sorellina. In modo semplice non crea false aspettative ma prepara il fratello maggiore a quello che, con tutta probabilità, lo aspetterà. Vengono quindi mostrate anche le criticità, rinforzando però semnpre quelli che saranno i vantaggi del non essere più figlio unico.E' un libro che parla ai bambini in modo schietto e diretto, proprio come sono loro.E inoltre veicola un messaggio molto importante: con l'arrivo di una fratellino/sorellina le attenzioni di un genitore si dividono tra i due figli (è la verità) però, come ci spiega questo libro, ciò non significa che l’amore dei genitori si divida perché l'amore è infinito e quindi si moltiplica!“La mamma mi rassicurava e mi diceva che nel suo cuore e in quello di papà c'è spazio a sufficienza per me e per la sorellina, perché il loro cuore è grande come il cielo"….Se il libro ti interessa lo trovi quihttps://amzn.to/2xcsgtg

Pubblicato da Mammachelibro su Venerdì 25 maggio 2018

  • Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti (orrore!) e potessi salvarne soltanto uno quale sceglieresti?

Non so dirti un titolo al momento, sicuramente un libro che non mi stuferei a rileggere più volte…

  • La tua top 5 dei libri per bambini che non dovrebbe mai mancare in una cameretta

 Sulla Rabbia e sulle emozioni

1- NEL PAESE DEI MOSTRI SELVAGGI di Maurice Sendak

“Nel paese dei mostri selvaggi” è un classico della letteratura per l’infanzia, e che inserisco nella mia BEST LIST di libri “irrinunciabili”. Penso sia uno dei migliori libri in assoluto mai scritti sul tema della rabbia.
La rabbia è un sentimento da esplorare non da reprimere o scacciare. Il protagonista, Max, sfoga la sua frustrazione per essere stato messo in castigo dalla mamma attraverso un viaggio fantastico nel “paese dei mostri selvaggi”, che in realtà è un viaggio dentro se stesso.
Questo libro, fino ad ora INTROVABILE, è uscito in libreria il 16 gennaio scorso grazie alla ristampa di Adelphi.

2- I COLORI DELLE EMOZIONI di Anna Llenas

Far comprendere al bambino che non esistono emozioni giuste o sbagliate, ma che sono tutte giuste e che provarle è normale, è il primo passo per imparare a gestirle e attraversarle senza timore.
Imparare a dare un nome ai diversi stati d’animo, condividerli anche con gli altri, è indispensabile per sviluppare una sorta di alfabetizzazione emotiva che consentirà ai nostri figli di essere empatici anche nei confronti delle emozioni altrui.
Qual è il colore di un’emozione? “I colori delle emozioni” in modo creativo e originale, “sistematizza” i vari stati d’animo dando loro un nome.

Sul senso di appartenenza unicità di ognuno

3- PEZZETTINO di Leo Lionni

Questo è un libro che non ha età perchè è la risposta a una domanda universale: chi siamo?
Pezzettino, il protagonista del libro, crede di essere “il pezzetto” di qualcos’altro finché, dopo un viaggio alla ricerca di sé, scoprirà di bastare a se stesso e di essere semplicemente se stesso: un pezzo unico.
Un libro quindi che affronta il tema dell’ identità, dell’autostima, del desiderio di autoaffermazione e appartenenza. L’altra cosa interessante è la componente astratta: il protagonista non ha sembianze umane nè animali, ma è un semplice quadratino colorato.

Sul rispettare i tempi di ognuno….

4-Il PICCOLO GRILLO ZITTO ZITTO di Eric Carle

Il piccolo grillo zitto zitto è un libro che nella sua semplicità veicola un messaggio prezioso: ognuno ha i suoi tempi ed è inutile forzarli.  Rispettare con pazienza i nostri metabolismi interiori, infatti, ci aiuta a maturare, e prima o poi il momento giusto arriva per tutti.

Sul timore di abbandona o paura del distacco dalla mamma

5- TRE PICCOLI GUFI – Una Favola per affrontare la paura dell’abbandono
Tre Piccoli Gufi affronta uno dei timori più profondi che, più o meno direttamente, appartiene a ogni bambino: la paura dell’abbandono.
O, più semplicemente, la “paura del distacco” dalla propria madre, dal rapporto simbiotico che si è vissuto con lei nei primi anni di vita. Quindi un distacco per andare a scuola.
Inoltre, il libro mostra anche la solidarietà tra fratelli che, infondendosi coraggio a vicenda, imparano a crescere.

In ultimo consiglio di avere almeno un libro SILENT BOOK, ossia un libro di sole immagini senza parole. Un’autrice che vi consiglio è IELA MARI e in particolare due libri “L’uovo e la Gallina” oppure “L’albero”.

Questo un video su come scegliere un buon silent book

 

Ringrazio Giulia per questa intervista e per gli ottimi spunti che ci ha fornito per far amare la lettura. Ora non ci resta che andare in libreria, acquistare i primi volumi ed iniziare il viaggio  con i nostri bambini verso mondi fantastici che solo un libro ci può regalare!

 

 

 

 

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GenitoriFelici non si ferma mai!

E’ finalmente disponibile online la collaborazione di cui avevo parlato sulla pagina Facebook del blog: tempo fa sono stata contattata da Radio Lombardia per intervenire sulla tematica della genitorialità nel programma radiofonico Live Social. E’ stata una giornata molto divertente e formativa, che mi ha permesso di mettermi alla prova. Io, insicura di natura, mi sono “buttata” in questa nuova esperienza cercando di dare come sempre il meglio di me.

Ecco, per chi se lo fosse perso, il video della mia intervista, che potete trovare sulla pagina fb del blog (genitorifelici Dott.ssa Paola Cannavò), sulla pagina fb dello studio di Psicologia (Psicologiagarbagnate)ed anche sulla pagina YouTube 

Buon ascolto e…fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti qui sotto!

 

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