Vi porto nel mio mondo: il metodo Co.Cli.Te

 

Durante la pratica clinica nel mio studio di Psicologia a Garbagnate Milanese spesso arrivano genitori preoccupati che chiedono un consulto ed un sostegno per i propri bambini con DSA. Spesso in questi casi attingo ai miei studi come pedagogista clinica, che mi hanno formato ad un metodo specifico per la diagnosi ed il trattamento dei disturbi di apprendimento, chiamato Co.Cli.Te. Curiosi di sapere di cosa si tratta? Ecco una spiegazione di come funziona e a chi si rivolge.

Cos’è il metodo Co.Cli.Te?

Questa metodologia, la cui sigla sta per “Cognitivo Clinico Trattamento Educativo” si inserisce nel più ampio sistema CLI.D.D., ovvero un insieme di azioni educative elaborate dal prof. Piero Crispiani, pedagogista clinico e docente dell’Università di Macerata, direttore scientifico del C.I.D. (Centro Italiano Dislessia).  Si tratta di un sistema educativo e riabilitativo che ha come obiettivo quello di occuparsi della persona nella sua interezza, tenendo conto del contesto di vita, in sinergia con famiglia e scuola.

Esso si propone, attraverso specifiche azioni educative, di lavorare e migliorare la fluidità nelle prestazioni esecutive e le abilità cognitive del bambino, così da potenziare le competenze nella lettura, scrittura e calcolo e renderlo sempre più autonomo e sicuro di sé.

Ad oggi il metodo Co.Cli.Te si è rivelato tra i più efficaci per la cura dei disturbi di apprendimento, ovvero per le difficoltà rispetto alle abilità di lettura, scrittura e calcolo. Il presupposto su cui si basa il metodo Co.Cli.Te è che i DSA  costituiscano un disturbo delle funzioni esecutive, al pari della disprassia. Vi è pertanto in questi disturbi un coinvolgimento della motricità, dei coordinamenti percettivi, del linguaggio, della memoria, dell’organizzazione spazio-temporale, della dominanza laterale.

A chi si rivolge?

Il metodo Co.Cli.Te  può essere utilizzato per tutti quei bambini che presentano  difficoltà relative alle capacità linguistiche ,percettive e sequenziali. La condizione dislessica comporta proprio una difficoltà a livello esecutivo, che porta il bambino a fare fatica a sviluppare le azioni di scrittura e lettura. Ecco perché le azioni del trattamento si rivelano un utile strumento riabilitativo per il trattamento dei DSA.

 Su quali concetti si fonda?

  • LETTURA PREDITTIVA  = la lettura viene concepita come globale e predittiva. L’unità di base è la parola, che contiene in sé un significato che la mente processa. Occorre partire dal leggere parole o intere frasi per esercitare la capacità predittiva del bambino e l’intuizione delle relazioni esistenti tra le lettere. Il dislessico percepisce le lettere in modo isolato, le unisce procedendo per sillabazione e fatica nella capacità predittiva.
  • COINVOLGIMENTO ATTIVO DEL BAMBINO  = il metodo Co.Cli.Te ritiene centrale la partecipazione attiva del bambino, che è chiamato ad essere protagonista del percorso riabilitativo attraverso un costante impegno.
  • ACQUISIZIONE DI SEQUENZIALITA’ = il bambino sviluppa, attraverso le azioni del metodo, sequenzialità di tipo motorio ed intellettuale. Secondo questo approccio la dislessia si associa spesso alla disprassia: il bambino dislessico spesso è goffo e inciampa, non riesce a fare ordine nelle informazioni che gli arrivano, invade lo spazio altrui, è lento e perde o fa cadere spesso le cose. Anche leggere e scrivere implicano il coinvolgimento di alcune funzioni sul piano motorio (andare a capo secondo un verso preciso, leggere seguendo una direzione…). Tali processi motori vanno eseguiti secondo un ritmo costante ed attivando schemi nella giusta sequenza in modo automatico. Indicatore della padronanza della lettura è, più che la velocità, la fluidità.
  • DOMINANZA LATERALE = numerosi studi sui DSA evidenziano che in questi soggetti tende ad esserci una lateralizzazione imperfetta. Chi è ben lateralizzato, sia esso destrimane o mancino, ha dei riferimenti direzionali precisi, che mancano e disorientano chi è mal lateralizzato. La dominanza laterale è quindi fondamentale perché rende efficace l’esecuzione di schemi motori, il sapersi muovere nello spazio così come saper scrivere, disegnare, incolonnare numeri. La lateralità viene valutata osservando l’uso della mano/braccio, el piede/gamba, dell’occhio e dell’orecchio.

Come si struttura nella pratica il metodo Co.Cli.Te?

Il training è un vero e proprio  trattamento abilitativo che mira a favorire l’autonomia e la fluidità attraverso un esercizio costante attuato a partire da 12 azioni specifiche che sviluppano varie aree cognitive attraverso esercizi mirati. Le 12 azioni sono:

  1. L’autoanalisi
  2. La motricità
  3. La percezione
  4. La memoria
  5. Il linguaggio
  6. La grafo-motricità
  7. I Barrages, o sequenze visive e grafiche
  8. La letto-scrittura
  9. La narrazione
  10. Le operazioni di calcolo : I livello (5 – 7 anni) – II livello (8 – 11 anni) – III livello (11 – 14 anni)
  11. Il pensiero
  12. La comprensione del testo

Ogni seduta ha durata di un’ora e si struttura nell’arco di tempo di 3 mesi attraverso sedute intensive.

Sono felice di avervi raccontato un pezzetto del mio lavoro clinico con i bambini DSA. Questo è lo strumento di lavoro che solitamente utilizzo per fare una diagnosi pedagogica e in seguito un trattamento riabilitativo. Vi lascio, al termine di questo articolo, una breve bibliografia, in caso voleste approfondire l’argomento.

Bibiliografia
  • Crispiani, “Promuovere la lettura”, in Primascuola, n. 1/1995.
  • Crispiani, “Il bambino disgrafico”, in Primascuola, n. 3/1996.
  • Crispiani, “Il bambino dislessico I” , in Primascuola, n. 4/1996.
  • Crispiani, “Il bambino dislessico II”, in Primascuola,, n. 1/1997.
  • Crispiani, Pedagogia clinica, Junior,Bergamo 2001.
  • Crispiani, “Dislessia-disgrafia come disprassia sequenziale: il trattamento ecologico-dinamico”, in A. Lascioli, M. Onder, Atti del Simposio Internazionale di pedagogia speciale, Libreria Editrice Universitaria, Verona 2006, pp. 195-219.
Sitografia

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Tutto quello che c’è da sapere sull’ADHD

Cos’è il disturbo da deficit di attenzione ed iperattività?

È un disturbo dell’età evolutiva che caratterizzato da tre tratti principali:

  • Disattenzione
  • Impulsività
  • Iperattività

Questi bambini fanno fatica a concentrarsi su un compito, tendono ad essere irrequieti e spesso non sono in grado di controllare i propri comportamenti.

Chi fa la diagnosi e come posso segnalare questa difficoltà alla scuola?

Se sospettate che il vostro bambino abbia l’ADHD, il primo passo da fare è parlarne con il vostro pediatra, in modo da disporre dell’impegnativa per una prima visita neuropsichiatrica infantile. Rivolgetevi alla sede UONPIA (Unità Operativa Neuropsichiatria Infanzia e Adolescenza) a voi più vicina, dove verrà fissato un primo appuntamento con il  Neuropsichiatra Infantile, che effettuerà la raccolta dei dati, l’esame neurologico e colloquio clinico con il bambino. Nel primo appuntamento vengono consegnati i questionari di auto-etero somministrazione per genitori, insegnanti e, se il figlio supera i 12 anni, anche quelli per adolescenti. Vi saranno poi altri appuntamenti per il bambino in cui verrà sottoposto a test cognitivi e neuropsicologici. alla fine della valutazione, l’equipe (medico NPI e psicologo) stenderà una relazione clinica e convocherà voi genitori per un colloquio di restituzione, in cui v presenteranno gli interventi terapeutici consigliati calibrati sull’età e le caratteristiche del vostro bambino. In questa occasione vi sarà eventualmente consegnata anche la certificazione di ADHD, che andrà depositata a scuola in modo da poter usufruire degli accorgimenti scolastici destinati a chi ha l’ADHD (protocollo operativo individuato dalla Circolare MIUR n. 4089 del 14/06/2010).

Che comportamenti causa?

DISATTENZIONE

  • Si distrae facilmente e dimentica le cose
  • Ha difficoltà nel mantenere l’attenzione, nel concentrarsi sui particolari
  • fatica a prestare attenzione quando gli si parla, spesso non porta a termine un compito o non sa seguire istruzioni date
  • Difficoltà nell’organizzare il materiale, spesso perde le cose (es: materiale scolastico)

IPERATTIVITA’

  • Non riesce a stare seduto in contesti in cui è richiesto (es: a tavola, a scuola…)
  • Parla troppo ed in modo eccessivamente veloce, risponde spesso prima che si finisca di porgli la domanda
  • Non riesce a dedicarsi ad attività calme o giocare in modo tranquillo
  • Corre o si arrampica dove non è opportuno, è in continuo movimento

IMPULSIVITA’

  • Ha la tendenza ad interrompere i discorsi degli altri o a sostituirsi nei discorsi
  • È impaziente e scarsamente tollerante alle frustrazioni
  • Non valuta le conseguenze delle sue azioni e di come queste influenzano gli altri

Cosa non fare se il bambino è:

Disattento:

  1. Non concedere pause al bambino durante lo svolgimento di un compito
  2. Ripetere di stare attento e non distrarsi (non lo fa apposta!)
  3. Isolare il bambino dal resto dei compagni
  4. Evitare attività nuove per evitare che si distragga troppo

Iperattivo:

  1. Pretendere che stia sempre seduto e calmo
  2. Punirlo, sgridarlo, dare note e castighi
  3. Ripetere di stare fermo

Cosa possono fare i genitori con un bambino ADHD?

  • Create delle routine, un ambiente costante favorisce il focus
  • Scoprite le sue abilità e punti di forza, così da rafforzarne l’autostima
  • Semplificate al massimo, usate brevi e chiare consegne
  • Limitate le scelte, offrite al vostro bambino 2 opzioni tra cui scegliere in modo da non essere sovrastimolato da troppe informazioni
  • Insegnate al bambino come può organizzarsi di fronte ad un compito

Personaggi famosi con ADHD:

  • Justin Timberlake
  • Jim Carrey
  • Michael Phelbs
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Buoni propositi 2018 #10

Buongiorno a tutti i miei lettori.

Siamo arrivati alla fine di queste pillole di psicologia e benessere sui buoni propositi da attuare nel corso dell’anno. In realtà non valgono solo per il 2018, anzi, andrebbero “applicati” più volte nel corso dell’anno: in tutte le occasioni in cui ci sentiamo stressati, poco motivati o il nostro morale non è alle stelle scegliamo il proposito più adatto al momento che stiamo vivendo ed impegniamoci a fermarci un attimo e dedicarci a noi stessi. Tu sei la tua più grande risorsa  e per riuscire con successo nel lavoro, nelle relazioni, nella vita quotidiana è fondamentale che il tuo corpo e la tua anima stiano bene.

 

Viviamo in un epoca in cui i social e gli strumenti tecnologici stanno pian piano diventando padroni delle nostre vite. Certo, la tecnologia ha portato progresso e ha reso molto più facili cose un tempo complesse; tuttavia, sono convinta che occorra riscoprire l’importanza di passare del tempo a contatto con la natura e con le altre persone, come ad esempio la nostra famiglia o i nostri amici, “depurandoci” dal continuo utilizzo di social network o della tecnologia.

Strumenti come fb, il cellulare, il computer e i tablet possono trarci in inganno: apparentemente il tempo trascorso a chattare, avere informazioni in modo  rapido, semplificare i compiti sono tutte attività piacevoli, che danno al nostro cervello una gratificazione immediata. In realtà c’è il rovescio della medaglia: spesso si rischia di sviluppare una vera e propria dipendenza, per cui non si riesce più a fare a meno di controllare ossessivamente le notifiche o la posta.  Questi strumenti provocano assuefazione, ovvero più si rimane collegati più si perde tempo  a “girovagare in rete” senza concludere nulla, con il risultato di sentirsi frustrati, annoiati ed insoddisfatti

Ricordiamoci che le amicizie virtuali non potranno mai sostituire una chiacchierata faccia a faccia con le persone a noi care, anche se spesso ci danno l’illusione di essere riconosciuti e amati da un gran numero di persone.

–      Questa settimana prova a …: disintossicati dai social, stabilisci di connetterti ad internet ed ai social solo per un’ora al giorno, silenzia le notifiche del cellulare e dedica il tempo guadagnato ad attività più costruttive, come ad esempio la lettura di un libro, una telefonata ad un amico, una passeggiata all’aria aperta.

Se attraversi un momento di crisi prova a mettere in pratica questi buoni propositi: la situazione dovrebbe migliorare. Se invece continuassi ad essere a disagio ed insoddisfatto/a non esitare a contattarmi tramite i riferimenti che trovi in home page. A volte l’aiuto di una persona esterna e formata può davvero fare la differenza: chiedere un supporto non è sinonimo di debolezza, significa semplicemente prendersi cura di se stessi.

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Fa paura la Baby Sitter? Suggerimenti per una scelta consapevole

In collaborazione con Sitly,  importante sito di riferimento nel campo del babysitting vi propongo oggi un contributo in cui discutiamo del ruolo della baby sitter, una figura che può diventare un utile supporto ai genitori. Troverete anche alcuni utili suggerimenti pratici per orientarvi meglio nella scelta del professionista più adatto alle esigenze del vostro bambino. Buona lettura.

 

 

Quante sono le mamme italiane costrette a ritmi lavorativi serrati, con poco spazio da dedicare ai propri bambini! A parte il periodo dell’allattamento, le madri tornano al lavoro a pieno regime quando i figli sono ancora piccoli. Il padre è di norma impegnato in pari o maggior misura… e se i nonni non sono disponibili? Per chi vuole attendere ancora qualche anno per inserire i propri figli al nido, l’unica soluzione resta una baby sitter. Una scelta che ha molti vantaggi, primo fra tutti il poter stabilire un rapporto diretto tra il bimbo ed una persona di riferimento, cosa che può aiutare a rassicurare il piccolo che deve fare i conti con la momentanea mancanza dei genitori.  La crescita può quindi avvenire in un ambiente sereno e conosciuto oltre all’abbassamento del rischio di contrarre malattie, così comune in un ambiente con bambini molto piccoli e a stretto contatto.

Il primo passo, dopo aver individuato l’effettiva necessità, è la scelta concreta del candidato, momento non sempre così sereno per un genitore che si trova a dover ‘cedere’ il proprio bimbo ad un estraneo. Si consiglia normalmente di organizzare un colloquio conoscitivo, seguito magari da un secondo incontro alla presenza del piccolo, per capire se c’è sintonia tra bambino e tata.

Durante questi momenti di ‘conoscenza’, prestate attenzione a come il bambino reagisce alla nuova figura che arriva in casa e a che tipo di interazione si stabilisce. Nel corso del colloquio è utile indagare alcuni aspetti. Ecco alcune domande che importanti da porre al candidato:

  • Che tipo di formazione possiede? Quali esperienze ha fatto e quali sono le sue qualifiche nel settore della cura dell’infanzia? Il livello di esperienza del candidato è molto importante e va valutato con attenzione: una ragazza giovane avrà pregi e difetti rispetto ad una baby sitter matura che lavora da 5 o 10 anni
  • sarebbe disponibile e dimostra di avere le competenze nell’ occuparsi di più di un bambino?
  • Qual è la sua disponibilità oraria e il luogo di residenza? Quest’ultimo aspetto può rivelarsi importante in caso di necessità impreviste ed immediate
  • Conosce le manovre di primo soccorso? (indispensabili per intervenire con tempestività in caso di emergenza)

Altri aspetti che potrebbero essere sondati riguardano la conoscenza di lingue straniere o la disponibilità ad occuparsi anche delle pulizie della casa. Si può poi passare a parlare degli aspetti più “logistici”, quali la definizione di un eventuale contratto di lavoro, lo stabilire alcune regole generali (es: non si usa il cellulare durante le ore di lavoro) e le modalità di pagamento.

Per sondare le competenze pedagogiche del candidato, potete chiedere:

– Cosa significa educare un bambino?

– Che tipo di giochi si è soliti fare (in base all’età)?

– E’ importante portare i bambini al parco? Se la sente?

– Cosa pensa della televisione?

– Quanto è importante la creatività per un bambino?

Una volta fatta la selezione, inizia la prova, sempre consigliata per offrire la possibilità a tutti di abituarsi. Il distacco deve essere graduale, sia per la madre che per il bambino: la mamma inizialmente dovrebbe assentarsi per un’ora, due, per poi arrivare alla mezza giornata e oltre. L’atteggiamento del genitore è fondamentale dato che il bimbo percepisce subito la preoccupazione dell’adulto: se la mamma o il papà non sono convinti sicuramente anche il bambino sarà poco propenso ad accogliere una nuova figura in casa. Viceversa, una volta fatta la scelta di affidarsi ad una baby sitter il consiglio è quello di essere sereni:

I bambini hanno tutte le capacità di affrontare una nuova situazione e va data loro fiducia

Inoltre è consigliabile:

dimostrarsi decisi: la gradualità del distacco è importante ma questo non significa tentennare;

essere chiari con i bambini, soprattutto se già grandicelli. Bisogna spiegare il perché della nuova situazione;

non provare sensi di colpa: rivolgersi ad una baby sitter spesso significa migliorare la qualità del tempo trascorso con i propri figli;

essere comunque empatici: drizzare le antenne su eventuali reazioni apparentemente incomprensibili del bambino non è sbagliato. Cosa ci vorrà dire? C’è qualcosa che dobbiamo sapere?

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Copertina vincitrice per l’e-book

Salve a tutti!

Nei giorni scorsi è stata indetta sulla pagina Facebook del blog una votazione per fare scegliere ai lettori  la copertina da utilizzare per l’e-book sulle mappe mentali che sarà a breve disponibile iscrivendosi alla newsletter. Oggi posso dire con gioia che.. ABBIAMO UN VINCITORE!
Ecco la copertina scelta da voi per l’e-book.


Grazie di cuore a tutte le persone che hanno votato!

ps: ricordo a coloro che si sono già iscritti alla newsletter che lo riceveranno non appena disponibile sulla loro casella di posta elettronica.

A presto e buon weekend!

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Buoni Propositi 2018 #9

Ultimamente ho scoperto una nuova passione: il bullet journal. In realtà sono sempre stata una persona molto creativa e sin da piccola carta, pastelli e pennarelli mi portavano fuori della realtà, in un mondo magico fatto di colori e sogni. Un paio di forbici mi permettevano di inventare mondi fatati e ricordo con profondo affetto questi preziosi momenti della mia infanzia. Crescendo non ho del tutto abbandonato le mie passioni, trasformandole in divertenti hobby grazie ai quali, ad esempio durante le feste, mi diverto a creare biglietti di auguri per amici e parenti.

Il bullet journal dicevo…se qualcuno fosse interessato a questo metodo di organizzazione che mischia creatività e pianificazione vi anticipo che sto pensando di scrivere un articolo dedicato. Per ora mi limito a citarlo per spiegare quanto è importante coltivare le proprie passioni anche solo per poco tempo ogni giorno. Che sia dipingere, leggere libri di astronomia, fare volontariato o giardinaggio poco importa; conta come ci fa sentire fare una qualsiasi di queste attività.

Avere una o più passioni accresce la nostra  motivazione, ci rende più sereni e entusiasti, ci regala momenti di divertimento e…incredibile! Fa si che il tempo passi in un baleno! Se riusciamo a trasformare in passione il nostro lavoro allora non dovremo lavorare una sola ora della nostra vita.

Per entrare in connessione con noi stessi e capire quali sono le nostre passioni è importante la componente psicologica della motivazione. La motivazione è la spinta che che fa si che rimaniamo orientati sul compito in modo da riuscire a portare a termine i nostri obiettivi.  Capire cosa ci fa stare bene non è sempre semplice: per farlo occorre ritrovare il legame con il nostro “bambino interiore”: infatti molto spesso da adulti entriamo in una soffocante routine che spegne le passioni e ogni entusiasmo. Allora ci dimentichiamo dei nostri sogni e desideri e lasciamo che i doveri ci sovrastino.

Questa settimana prova a ….: prova a cercare dentro di te il tuo bambino interiore. Chiediti come eri da piccolo: Cosa ti piaceva fare? Per cosa provavi entusiasmo? C’è qualcosa che vorresti provare di nuovo o che hai abbandonato e ti manca?

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ECCOCI QUI!

Salve a tutti i miei lettori e buona domenica!

Ci ritroviamo su una nuova piattaforma, con un nuovo indirizzo e nuovi servizi, come la mail dedicata del blog (info@genitorifelici.info).

Sono felicissima e orgogliosa di darvi il mio più sincero benvenuto in questo nostro nuovo spazio, che spero si arricchisca sempre più di persone e commenti e che possa diventare un punto di riferimento per avere spunti e consigli utili per diventare genitori sempre più consapevoli e per riuscire ad interagire al meglio con i vostri bambini e ragazzi.

Vi confesso che sono molto emozionata e io stessa entro in questo blog rinnovato in punta di piedi, con la paura di rovinare qualcosa, proprio come quando ci fanno un regalo nuovo e ci piace talmente tanto che abbiamo il timore di utilizzarlo. Questo blog, nato quasi per gioco, oggi cresce e diventa più professionale, ma soprattutto mi permette di stabilire un filo diretto con tutti voi attraverso la newsletter: ho sempre voluto conoscere meglio i miei lettori, poter interagire con loro, ascoltare dalla loro viva voce consigli, richieste e storie in modo da rendere il blog GenitoriFelici sempre più utile e adatto a ciascuno di voi.

Se sono arrivata fino a qui, se GenitoriFelici oggi ha una nuova veste è anche grazie a voi, che continuate a leggermi e mi avete dato la spinta per offrirvi qualcosa che sia sempre più di qualità e degno della fiducia donatami. Quindi…beh…semplicemente GRAZIE, dal profondo del cuore.

Presto ci saranno ulteriori miglioramenti, più tardi nel pomeriggio sarà pubblicato il consueto appuntamento con i Buoni Propositi del 2018 e a me non resta che ripartire con questa nuova avventura.

Sarete con me? per rimanere aggiornati sui nuovi contenuti, ottenere bonus riservati agli iscritti e a breve un e-book gratuito dovete soltanto iscrivervi alla newsletter lasciando il vostro nome e la mail. Sono curiosa di sapere se il nuovo blog vi piace…mi lasciate qualche commento?

a più tardi  con il nuovo “primo articolo” del blog genitorifelici.info!

Paola

 

 

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pratiche di "buona scuola": il progetto TRIS e TRIS-2

29249883_10211865617701368_3498026755493462016_nVenerdì 16 maggio presso lo spazio Tim di Milano in occasione della Milano Digital Week si è tenuta la presentazione dei risultati nell’ambito della sperimentazione del Progetto TRIS, che si è posto come obiettivo quello di utilizzare la tecnologia per garantire lo studio ai bambini che non possono frequentare le lezioni in classe per gravi motivi di salute.

Sono venuta a conoscenza dell’evento grazie a Alessandra Corradi, Presidente dell’associazione “Genitori Tosti in Tutti i Posti” (www.genitoritosti.it) e  approfitto per ringraziare lei e Giovanni Barin (vice presidente) per avermi permesso di conoscere quest’importante iniziativa.

Si tratta di un ambizioso progetto che mira all’inclusione socio educativa grazie all’utilizzo metodico nelle classi di strumenti tecnologici (computer, skype e internet, strumento LIM…) e che compie una vera e propria rivoluzione anche nella metodologia didattica. Includere virtualmente in una classe un bambino costretto a casa dalla malattia implica infatti una ridefinizione dell’ambiente scolastico e la capacità dei docenti di diventare flessibili per modellare le strategie didattiche in funzione delle nuove tecnologie.

Il progetto, è stato realizzato da Fondazione Tim, in collaborazione con l’istituto delle Tecnologie Didattiche (CNR) e l’associazione nazionale dei dirigenti pubblici e delle alte professionalità della scuola (ANP). Durante il pomeriggio dapprima sono state raccontate la nascita e la sperimentazione del progetto TRIS per poi,  in un secondo momento, illustrare quella che sarà la seconda fase e prosecuzione del progetto (TRIS-2).

Il progetto TRIS (tecnologia di rete e inclusione socio – educativa) è stato avviato dai ricercatori del CNR-ITD di Genova come sperimentazione nel 2013 ed è proseguito fino al 2017: sono state coinvolte 10 classi e 4 studenti con diversi gradi di patologie, che hanno potuto partecipare da casa alle lezioni attraverso un sistema interattivo e tecnologico.

Questo modello ha dato vita alla creazione di una classe ibrida, in cui il setting scolastico si è adattato alle nuove condizioni: i banchi, ad esempio, sono stati posizionati in modo da formare delle isole di apprendimento in cui era favorito il lavoro in piccolo gruppo degli allievi. Anche le insegnanti hanno ridotto il consueto stile di insegnamento frontale e di semplice trasmissione dei contenuti per favorire un apprendimento più concreto, basato sull’esperienza, sul lavoro di gruppo e sul confronto tra i compagni (peer- tutoring). La tecnologia, dunque, ha migliorato la qualità della didattica ed ha favorito la cooperazione all’interno della classe.

È stato molto interessante vedere come il progetto abbia favorito anche l’inclusione sociale di questi bambini che, pur non essendo fisicamente presenti in classe, hanno stretto legami di amicizia molto forti con i compagni, con una conseguente ricaduta positiva in termini di autostima e senso di autoefficacia. Attraverso lo strumento del sociogramma i ricercatori hanno potuto evidenziare come gli alunni che frequentavano da casa le lezioni fossero considerati in modo positivo dai compagni di classe e perfettamente integrati nel gruppo.

Nella seconda parte del pomeriggio i responsabili del progetto hanno parlato dell’avvio della seconda fase, denominata TRIS-2: forti degli ottimi risultati ottenuti, grazie all’ANP si punta a realizzare il primo censimento in Italia dei ragazzi che non sono in grado di frequentare normalmente le lezioni in classe perché colpiti da patologie serie e invalidanti. questo permetterà di avere una visione più chiara della reale situazione del nostro territorio e sarà accompagnato da una mappatura delle pratiche adottate ad oggi nelle diverse scuole, così da gestire in modo univoco e riconosciuto i casi di mancata frequenza scolastica. TRIS -2, infine, vedrà la realizzazione di una piattaforma online attraverso cui erogare un corso certificato, accompagnato da un servizio di tutoring da parte dei ricercatori del CNR-ITD, in modo da formare sul modello TRIS tutti i docenti che lo richiederanno.

Questa giornata è stata davvero ricca ed interessante, mi ha fornito molti spunti di riflessione e soprattutto è stata una piacevole occasione per ritrovare slancio e fiducia nel futuro: in una società in cui si tende spesso a lamentarsi di ciò che non funziona, il progetto TRIS e la sua prosecuzione sono davvero un esempio di quella che viene definita “la buona scuola”.

 

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