Come pianificare con il Bullet Journal

Siamo all’inizio del 2020 e come in ogni nuovo anno questi sono i giorni dei buoni propositi e degli obiettivi da raggiungere. Abbiamo tante idee, l’anno appena iniziato ci riempie di speranza e di energia e non vediamo l’ora di passare all’azione e rendere concreti i nostri desideri.

Se è vero che avere molti progetti e cose da fare è qualcosa di positivo, può capitare però che tutto questo rischi di rimanere solo nella nostra testa se non adeguatamente pianificato e strutturato. Per trasformare in qualcosa di reale tutto quello che ci prefiggiamo di ottenere abbiamo a disposizione vari strumenti organizzativi: agende, planner, quaderni di ogni tipo, calendari e chi più ne ha più ne metta. Ultimamente stanno spopolando anche numerose app destinate allo scopo (fatemi sapere se siete interessati ad un articolo in cui recensisco le 10 app per l’organizzazione con cui mi sono trovata meglio!).

Da vera appassionata ed addicted di tutto ciò che è cartoleria (penne, evidenziatori, quaderni, agende, libri sono decisamente la mia passione e a casa ne ho davvero di ogni formato e tipo) per molti anni ho cercato la mia “pace dei sensi” in materia di organizzazione. Alla fine posso dire di aver trovato ciò che fa per me nel metodo Bullet Journal. Ecco che allora, anche per il 2020, accanto all’ agenda digitale dell’i-pad per fissare i miei appuntamenti lavorativi dal primo gennaio ho cominciato un quaderno nuovo di zecca (che bello il profumo dei quaderni appena comprati, non trovate?) destinato al mio bullet journal.

Ma che cos’è esattamente un bullet journal e a che cosa serve?

Si tratta di un metodo flessibile di pianificazione ed organizzazione delle giornate e degli obiettivi da raggiungere ideato da Ryder Carroll. La cosa bella è che basta un quaderno, una penna e il gioco è fatto. La prima cosa da fare è stabilire delle keys (chiavi), ovvero simboli grafici per indicare lo stato di un compito (fatto, in corso, da fare), cose importanti da ricordare, note ed eventi. L’autore nel suo libro “l metodo Bullet Journal” offre molti spunti e consigli per creare un bullet journal pratico e funzionale.

La particolarità di questo metodo è che ciascuno può personalizzarlo e costruirlo a partire dal foglio bianco, creando le sezioni a lui più comode (mensile, settimanale, giornaliero) e aggiungendo collection (raccolte e liste) e trackers per tenere traccia di vari ambiti (cura personale, salute, umore, pulizia della casa…). Il mondo del bullet journal è vasto ed eterogeneo: ci sono gli amanti delle decorazioni (che abbelliscono il quaderno con bellissimi disegni ed adesivi) come pure chi rimane fedele al metodo originario di Ryder Carroll ed applica uno stile “minimalista”. Insomma, è qualcosa di adatto davvero a tutti ed ogni bullet è unico!

Perchè ho scelto di usare il bujo?

  • Mi aiuta a restare focalizzata sui miei obiettivi, tenendo traccia dei progressi fatti e da fare
  • mi permette di creare liste personalizzate ed avere un unico posto dove raccogliere idee, pensieri, annotazioni che altrimenti perderei in giro (prima scrivevo tutto su post it che inevitabilmente all’occorrenza sparivano)
  • Attraverso il calendario annuale posso segnare scadenze e ricorrenze ed evitare così di dimenticarmi pagamenti ed auguri da fare agli amici ed ai parenti
  • Posso programmare la lista delle cose da fare mensilmente, settimanalmente e, più nello specifico, ogni giorno in modo da pianificare con tranquillità gli impegni ed i compiti senza andare in ansia (e non avete idea di quanto sia soddisfacente segnare con una X un compito portato a termine!)
  • Ho uno spazio tutto mio dove annotare pensieri, idee, cose che mi sono successe e momenti felici per cui sono grata.

Insomma, il bullet journal mi ha davvero regalato una marcia in più. Oltre ad essere un fedele compagno di organizzazione è diventato anche uno spazio di creatività, in cui pasticciare con acquarelli e pastelli, incollare adesivi buffi e disegnare.

Vediamo insieme più nello specifico le sezioni principali da cui è composto un bullet journal:

keys: sono le chiavi che ti permettono di orientarti nel tuo bujo. Ryder Carol ce ne fornisce alcune standard, ma è utile crearne di personalizzate per rendere il nostro quaderno il più funzionale possibile alle nostre esigenze

indice: visto che si tratta di un quaderno, consiglio di prenderne uno con le pagine già numerate (moleskine e Leuchturrm sono le marche più utilizzate): all’indice vengono di solito destinate le prime due pagine e ti aiuterà a recuperare le diverse sezioni

calendario annuale (registro del futuro): nelle pagine successive potrai creare una sezione per avere una panoramica generale dell’anno. Scrivi 3 mesi dell’anno per pagina e lascia lo spazio per annotare gli eventi, gli obiettivi ed i tuoi impegni

calendario mensile: ti permette di avere una visione generale del mese in corso. Io di solito affianco a questa pagina lo spazio per il brain dump, in cui svuoto il cervello e annoto tutte le cose che vorrei portare a termine entro la fine del mese. Utilizzo un elenco puntato e scrivo gli obiettivi che spero di raggiungere, scadenze ed impegni (andandoli a rivedere dal calendario annuale). Per me è molto utile organizzare gli obiettivi e le cose da fare in categorie, così da non averli tutti insieme alla rinfusa, ma separati per tipologia.

registro settimanale: non tutti utilizzano questa parte, io di solito la salto e preferisco andare direttamente al giornaliero. In ogni caso, questa sezione ti aiuta a pianificare i “to do” nell’arco della settimana

registro giornaliero: è arrivato il momento di segnare tutte le incombenze che vuoi portare a termine in un dato giorno. Scrivi in cima la data e usa gli elenchi puntati. Ogni volta che porti a termine un compito spuntalo dalla lista generale, in modo da avere chiaro quello che realizzi e quello che ancora devi fare. Puoi registrare anche le tue attività quotidiane e gli eventi interessanti che ti sono capitati. Ricorda che il bujo deve essere sintetico e pratico, quindi è preferibile usare frasi brevi e concise. A fine mese rivedi il calendario mensile e sposta al mese successivo i compiti non portati a termine. Se un compito non è più importante eliminalo. Questo ti farà restare organizzato senza accumulare informazioni inutili.

Altri elementi aggiuntivi del bullet journal:

collezioni (collection): si tratta di liste più ampie che permettono di elencare ciò che vuoi fare nel corso dell’anno. Possono riguardare svariati argomenti: liste di film da vedere o visti, posti in cui vuoi tornare, libri che vuoi leggere, ricette interessanti e così via. Ogni volta che ti viene in mente un’idea puoi annotarla nella pagina corrispondente in modo da poterci sempre fare riferimento all’occorrenza

Trackers: sono molto utili per tenere traccia di attività svolte o per monitorare abitudini nuove o da consolidare. Le attività possono essere di ogni tipo ( io di solito monitoro quelle legate alla mia salute e benessere come le ore di sonno, allenamenti fatti, il ciclo…).

frasi motivazionali e disegni

liste varie: della spesa, delle pulizie di casa, programmazione menù della settimana, cose da mettere in valigia…

Ritagliarmi ogni sera un momento tutto mio per revisionare il mio quaderno seduta alla scrivania è per me un momento speciale. A volte mi capita di riguardarlo anche durante la giornata per avere sottomano tutto quello che è importante fare. Il bullet journal mi aiuta a restare motivata ed a portare a termine i miei compiti ed è ormai diventato un amico fedele.

E voi? Conoscevate questo metodo di organizzazione? Quali altri strumenti di pianificazione utilizzate di solito? Se vi va, commentate questo articolo nel box qui sotto e fatemi sapere, magari riuscite a darmi qualche altra dritta utile per raggiungere al meglio i miei obiettivi!

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…DI PASTORI E FELICITA’…

 

Se cerchi sul dizionario il significato del termine “gioia” troverai questa definizione: “Stato o motivo di viva, completa, incontenibile soddisfazione”.

Che bella immagine eh? Si, so già a cosa stai pensando…forse vorresti dirmi che non è possibile sperimentare questa sensazione, che non si è mai veramente felici oppure che soltanto da bambini si prova quella gioia e felicità di vivere tipica della spensieratezza infantile (d’altronde da piccoli non si hanno pensieri…ma sarà poi così vero?). O ancora…aspetta…stai per dirmi che la colpa è del mondo di oggi, così pieno di brutture, notizie tristi, valori vuoti e chi più ne ha più ne metta.

Insomma, “si stava meglio quando si stava peggio”.

Non so se credo molto a questa frase: certo, all’epoca dei nostri nonni non avevamo a disposizione i social, il mondo non era così interconnesso e ci si nutriva (cuore e cervello) di cose semplici. Una corsa in un prato, un gelato mangiato con gli amici, meno cose materiali e autentici contatti umani rendevano le persone capaci di accontentarsi di ciò che si aveva e forse di vivere in modo più consapevole. Oggi la vita è spesso tremendamente complicata: abbiamo di fronte a noi tante scelte, tanti stimoli e la possibilità praticamente infinita di avere informazioni e questo, paradossalmente, spesso ci paralizza e ci rende incapaci di decidere.

Tuttavia, se è vero che oggi il mondo è diventato sempre più stressante, complesso ed incerto credo anche però che, come tutte le cose,  sia responsabilità di ogni singolo individuo utilizzare nel modo giusto i miglioramenti che il progresso ci ha portato.  Parlando dei social, ad esempio, è sicuramente vero il loro forte impatto  sulla riduzione delle relazioni autentiche tra le persone, ma proprio in virtù della nostra capacità di scegliere sta a noi capire l’importanza di disconnetterci dalla realtà virtuale per immergerci nel mondo reale. In questo modo i social diventano solo uno strumento consapevole ed utile nelle nostre mani e non qualcosa che ci rende schiavi.

Come fare allora a cogliere, assaporare e coltivare le gioie che ogni giornata ci offre? Come riuscire ad essere presenti a noi stessi ed al singolo attimo che viviamo?

Per vivere una gioia davvero autentica dobbiamo sviluppare la nostra interiorità perché è solo dentro di noi che è possibile coltivare e fare crescere i semi della gioia. Si tratta di un vero e proprio lavoro interiore, che porta a essere felici di ciò che si è e non di ciò che si possiede.

Ma cosa c’entra il pastore del titolo? Ora ci arrivo…

Mentre leggi le mie parole potresti obiettare che ci sono persone predisposte ad essere felici, che non fanno nessuna fatica e “sono nate così….con uno stato d’animo positivo”. In realtà coltivare l’arte di vivere bene ed essere felici è un’arte che è possibile imparare ed accessibile a tutti, basta volerlo.

Diverse culture affermano che l’uomo è composto da 4 diversi aspetti: la parte fisica, quella mentale, quella legata alle emozioni e quella spirituale. Per stare bene questi quattro elementi devono essere in equilibrio tra loro e “ben nutriti”.

Il corpo fisico: a volte è quando mi fermo che avanzo di più

Il nostro corpo è ciò che fa da guscio ai nostri pensieri e stati d’animo e non possiamo pensare di essere felici se lo trascuriamo o non gli diamo le dovute attenzioni.

Dei 1440 minuti che compongono una giornata, quanti ne passi facendo attenzione a te stesso?

Concedi le giuste pause al tuo corpo, trova momenti in cui rilassarti, fare movimento fisico e divertirti. Ascolta i messaggi che ti manda e concedigli il giusto apporto di sonno e una alimentazione sana.

Il corpo mentale: se accolgo e comprendo i miei pensieri saranno loro a lasciare andare me

Questa è la parte costituita da ciò che pensiamo. Le nostre credenze creano la realtà che ci circonda ed è per questo che occorre imparare a gestire i pensieri. Se cerchi un lavoro e hai la convinzione di essere una nullità e di non meritartelo ti presenterai ai colloqui in modo insicuro e questo verrà percepito, facendo diminuire le probabilità di essere assunto. Se non verrai selezionato si creerà poi un circolo vizioso che rafforzerà la tua credenza negativa sul non valere nulla.

Il corpo emozionale: io provo emozioni ma non sono le mie emozioni

le nostre emozioni non sono né buone né cattive: le difficoltà che viviamo non dipendono dalle nostre emozioni, ma dai pensieri associate a ciò che stiamo provando. È importante accogliere ogni emozione: se positiva, assaporarla ci permette di accrescere la nostra energia e il senso di gioia interiore; se negativa, accettare di provarla senza identificarsi con essa fa si che tu possa trovare la forza di risalire dalla disperazione. In tutti i casi, l’emozione è legata al fluire naturale della vita.  Di fronte ad una emozione negativa, ad esempio la rabbia, puoi fare questo esercizio:

Quando sei arrabbiato osserva e percepisci la tua collera: come si manifesta a livello fisico? La bocca è contratta, il respiro è bloccato, ti senti rigido? Accetta le sensazioni che provi.  Una volta individuato  come il tuo corpo reagisce prova ad identificare i pensieri che ti vengono in mente legati all’emozione negativa e cerca di non identificarti con essa. Nel nostro esempio, puoi cambiare il tuo modo di parlare a te stesso dicendo “in me c’è della rabbia” anziché dire “sono arrabbiato”. In questo modo si vede la rabbia come qualcosa che è in noi senza essere noi

Il corpo spirituale: vivere nella consapevolezza

Quando la nostra mente si calma e le emozioni sono accolte ecco che emerge la nostra parte spirituale. Si passa allora dalla modalità del fare a quella dell’essere, in cui ci si prende il tempo di essere presenti a se stessi e di assaporare in pienezza ogni singolo momento che si sta vivendo.

Christope Andrè (medico specializzato in psicologia delle emozioni) afferma che “la piena consapevolezza è la capcaità di portare la propria attenzione dentro di sé, nel momento presente, con curiosità, benevolenza e senza aspettative e giudizi di alcun genere. A tale scopo basta osservare il proprio vissuto nell’attimo presente”.

E tu? Quanti momenti vivi ogni giorno con il pilota automatico, senza esserne davvero consapevole?

Se sei arrivato fino a qui (a proposito, grazie per la pazienza!) forse ti starai chiedendo il significato del titolo di questo articolo: cosa c’entra il pastore con tutto questo discorso sulla felicità? Beh, ti lascio con questa storiella su cui meditare, che ha per protagonista proprio un pastore. Nel prossimo articolo approfondiremo l’argomento e ti fornirò alcuni spunti pratici per coltivare la gioia di vivere.

All’alba, in mezzo alle montagne, un escursionista un giorno incontrò un pastore e gli chiese:

”Che tempo farà oggi?”

Il pastore rispose tranquillo:”Il tipo di tempo che mi piace”

L’Escursionista, impaziente di avere una risposta, insistette:

“Quindi, che tempo farà?”

“Non lo so ancora!” Rispose il pastore divertito

“Ma allora come può affermare che farà il tipo di tempo che piace?” Ribattè, con una punta di irritazione l’escursionista

Il pastore aggiunse: “nel corso della vita, ho capito che non posso sempre ottenere quello che voglio, così ho deciso di apprezzare quello che ho. Per questo motivo sono sicuro che avremo il tipo di tempo che mi piace…”.

 

 

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Cambiare…che paura!

Quando nel 2015 iniziavo con tanto entusiasmo la mia attività privata da psicologa non ero sola. Claudia, collega e cara amica, conosciuta nel periodo di tirocinio professionalizzante in Ospedale a Saronno si è buttata insieme a me in questa avventura: ricordo ancora la giornata in cui, felici ed emozionate, attaccavamo alla porta la nostra nuova targhetta, fatta a mano con affetto da una conoscente. Iniziava in quel momento il nostro progetto, fatto di tanto impegno, costante formazione, scambio e confronto per accogliere tutti coloro che, fidandosi di noi e della nostra competenza, ci chiedevano aiuto in un momento particolare della loro vita.

Da allora sono passati un pò di anni, lo studio è cresciuto e con lui anche la nostra esperienza e sicurezza. Tante persone, famiglie, bambini sono passati per le nostre stanze e ciascuna persona e percorso hanno lasciato traccia anche in noi professioniste, arricchendo il nostro bagaglio di storie e di vite.

Oggi, a distanza di 4 anni, un nuovo cambiamento e una nuova sfida si affaccia nella mia vita professionale: per motivi personali Claudia ha deciso di interrompere l’attività privata. Resto quindi sola a gestire lo studio di Psicologia, questo mio spazio a cui sono legatissima e che mi permette di fare il lavoro che amo profondamente.

Da un lato questa situazione è elettrizzante: nuova targhetta, uno spazio interamente mio, la possibilità di decidere in totale autonomia rispetto ad ogni cosa. Dall’altro lato, però, ecco arrivare la paura del cambiamento.

Perchè ci fa così paura cambiare?

Ti è mai capitato di sentirti bloccato in una situazione che ti fa star male? Sai esattamente che dovresti fare qualcosa, ma non riesci ad attuare il minimo cambiamento. Resti bloccato nel tuo di malessere e il rischio è di cominciare a incolpare fattori esterni (lui/lei non mi capisce…quel collega mi ha preso in antipatia…) quando in realtà SIAMO SOLO NOI gli artefici del nostro cambiamento.

Cambiare vuol dire uscire dalla nostra zona di confort, dalle nostre abitudini che ci danno sicurezza. Ecco perchè una situazione conosciuta, anche se negativa, viene abbandonata con così tanta difficoltà. Ogni volta che pensiamo di attuare un cambiamento ecco che fanno capolino dubbi e “domande assassine”:

E se non ce la faccio?

E se poi andasse peggio di così?

E se mi pento e non posso più tornare indietro?

Tutti questi pensieri nascondono la segreta idea di NON POTERCELA FARE.

Ma… la vita è cambiamento, senza di esso non ci sarebbe alcun progresso. L’errore stesso ci permette di imparare e migliorare. Dobbiamo imparare a fare errori, senza perderci nella mania del perfezionismo (link ad altro articolo).

Cosa fare allora?

il segreto è agire, iniziare a fare una piccola mossa che ti dia un risultato tangibile e ti incoraggi ad andare avanti. Sperimenta qualcosa di diverso da quello che hai fatto finora e che non si è rivelato utile, accogli il cambiamento e accetta il rischio.

io faccio mio questo principio a inizio 2019, con uno spazio professionale tutto mio e scelgo di superare le paure e le “domande assassine” per accogliere quello che di nuovo questa esperienza mi potrà portare.

 

Nello studio di Psicologia puoi trovare un valido aiuto per uscire da una situazione di difficoltà. Se hai bisogno di una prima consulenza e hai voglia di cambiare non esitare a contattarmi scrivendo sulla pagina www.psicologiagarbagnate.it o inviandomi un messaggio a info@genitorifelici.info

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Le fasi psicologiche della gravidanza: come cambia la donna di trimestre in trimestre

Ecco anche qui sul blog il mio articolo pubblicato tempo fa sulla rivista dedicata ai genitori “Nascere Mamma”. Buona lettura!

I nove mesi di gestazione sono testimoni per la donna di profondi cambiamenti sia a livello fisiologico che emotivo: dal punto di vista corporeo, il fisico si prepara ad accogliere e fare crescere l’embrione e il feto, divenendo un ambiente protettivo per il corretto sviluppo che porterà poi alla nascita del bambino. Parallelamente avvengono tutta una serie di mutamenti psicologici, i quali concorrono a preparare la madre a prendersi cura in modo adeguato e amorevole del proprio piccolo.

Esiste un vero e proprio TEMPO DELLA GRAVIDANZA, un periodo molto importante durante il quale la donna incinta attraversa diverse fasi psicologiche che differiscono a seconda del periodo di gestazione in cui si trova.

IL PRIMO TRIMESTRE DI GRAVIDANZA

Durante i primi tre mesi (intorno alle prime tredici settimane) la donna vive la necessità di un assestamento di fronte alla notizia di aspettare un figlio. È possibile e frequente attraversare momenti di ansia, anche perché si verificano mutamenti rapidi dal punto di vista fisiologico e ormonale che causano veri e propri disturbi fisici (stanchezza, nausea, sbalzi repentini di umore); inoltre, questa fase è particolarmente delicata per il frequente rischio di interruzioni spontanee di gravidanza. La coppia tende a non condividere ancora la notizia con parenti e amici, per paura che il sogno di diventare genitori svanisca. Il corpo non dà ancora segnali della vitalità e presenza del feto e questo è spesso fonte di agitazione e timore da parte delle future mamme (crescerà bene? Avrà malattie genetiche? Riuscirò a portare a termine la gravidanza?). Non bisogna mai stancarsi di sottolineare come tutti questi Dubbi e paure siano legittimi e comprensibili, per questo è importante affidarsi ad uno staff medico e ostetrico di fiducia che possa accompagnare la donna lungo tutto il percorso, in un clima di accoglienza e privo di giudizio.

IL SECONDO TRIMESTRE DI GRAVIDANZA                              

Questo periodo viene di solito considerato come il più bello della gravidanza: cessano le nausee e la stanchezza, la donna ritrova vitalità ed energia e può rasserenarsi circa l’eventualità di aborto spontaneo, che diminuisce sensibilmente. È il momento di condividere la propria gioia con gli altri e permettersi finalmente di pensare alla realtà di diventare mamma e papà.

Mentre la vita sessuale della coppia risulta spesso inibita durante il primo trimestre per paura di nuocere all’embrione, a partire dalla tredicesima settimana è possibile ritrovare una maggiore intimità tra i partner. Questo è un periodo importante anche per i papà: la donna comincia a sentire dentro di sé il suo piccolo, ne avverte i movimenti e i piccoli calcetti e il partner partecipa insieme a lei a questo evento, parlando con il bambino attraverso la pancia, accarezzandolo e coccolandolo pur se non ancora fisicamente presente tra loro. Si forma il primo legame psicologico materno e paterno con il proprio figlio, dato proprio dai primi movimenti e segnali di esistenza del figlio percepiti dai genitori (quella che viene chiamata “comunicazione intrauterina”).

IL TERZO TRIMESTRE DI GRAVIDANZA

Inizia alla ventottesima settimana ed è l’ultimo tratto del percorso, durante il quale il corpo femminile si prepara all’evento del parto mentre continua la crescita del bambino. Si tratta di un periodo particolarmente faticoso: la donna è ormai stanca, il pancione sposta il suo baricentro e le rende difficile camminare o muoversi, spesso ha mal di schiena e fa fatica a dormire. La stanchezza non è solo fisica, ma anche emotiva: ormai manca poco e i genitori sono impazienti di conoscere il loro piccolo, sul quale hanno fantasticato per lungo tempo. Infatti, durante la gravidanza la mente dei genitori ha costruito un’immagine del bambino ideale, che si scontrerà inevitabilmente con il bambino reale che nascerà da lì a poco. Questo può portare sconvolgimenti, tanto più marcati quanto più le fantasie dei genitori non troveranno riscontro nel bambino appena nato. La donna attraversa emozioni e stati d’animo altalenanti, in cui l’entusiasmo di conoscere finalmente il proprio bambino si scontra con la paura ed i timori legati all’esperienza del parto.

Partorire: che paura!

L’esperienza del parto viene vissuta in modi diversi dalle diverse donne: alcune lo considerano il momento culmine ed integrante dell’intero percorso della gravidanza, che le ha portate a conoscere finalmente il proprio bambino. Per altre, al contrario, vivere l’attesa di quel giorno è fonte di grande ansia e paura.

I timori più frequenti legati al parto sono molteplici e vanno dal temere il dolore fisico fino alla paura di perdere il controllo del proprio corpo. Alcune sono terrorizzate dall’idea di venire ospedalizzate, mentre per altre prende forma l’immagine del proprio corpo trasformato e lacerato.

Cosa può aiutare?

Sicuramente è fondamentale e di grande supporto partecipare ai corsi  preparto organizzati all’interno dell’ospedale: disporre di un tempo psicologico di preparazione all’evento e di nozioni pratiche utili a calmare l’angoscia aiuta sicuramente ad arrivare più consapevoli e preparate a questo fondamentale momento e fa sì che, anche attraverso il confronto e il dialogo con altre donne nella stessa situazione, la paura diminuisca notevolmente. C’è poi un ulteriore elemento in grado di fare la differenza, ovvero l’avere accanto un partner attento, disponibile all’ascolto, empatico e non giudicante.

A proposito del papà…

È importante ricordare che l’esperienza della gravidanza coinvolge emotivamente il padre tanto quanto la madre, pur se in modo diverso. È fondamentale quindi che il futuro papà si senta protagonista attivo di questo evento e sia coinvolto dalla propria compagna.

I nove mesi sono un tempo privilegiato per la coppia per riflettere su se stessi, riconsiderare i propri modelli genitoriali, stabilire i nuovi progetti e le priorità.

In bocca al lupo e tanti auguri ai nuovi genitori!

 

Sei un neogenitore e hai bisogno di un supporto per capire come gestire al meglio il tuo piccolo? Alcuni comportamenti del tuo bambino ti preoccupano e vorresti il parere di un esperto? Nello studio di Psicologia mi occupo di genitorialità ed infanzia. Puoi contattarmi per una consulenza iniziale scrivendo sulla pagina www.psicologiagarbagnate.it o inviandomi un messaggio a info@genitorifelici.info

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Un anno se ne va…un altro arriva…

Sta per concludersi questo 2018 e io mi ritrovo qui, prima di cena, davanti al computer. Ultimamente non ho più aggiornato il blog e devo dire, come vi avevo già accennato, che questi ultimi mesi dell’anno non sono stati affatto facili. Tante preoccupazioni, difficoltà e notizie “scomode” hanno reso autunno e inverno un pò più tristi (e se lo dico io che notoriamente non amo particolarmente queste due stagioni dell’anno!).

A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno non potevo però non rivolgere un pensiero a voi lettori. Che dirvi? Semplicemente grazie, perché il vostro leggermi e seguirmi mi dà tanta forza e mi fa amare sempre di più il mio lavoro di psicologa e pedagogista. Questo blog nasce come spazio di condivisione: di contenuti certo, ma anche di storie di vita. E di storie e racconti ne ho sentiti tanti durante questi 12 mesi in studio…quante persone, quanti pezzettini di vita che si sono mescolati alla mia, quanti sorrisi e quante lacrime. Stasera ho ufficialmente finito il mio ultimo incontro con una paziente: ultimo per quest’anno ma ultimo anche per lei. Si è chiuso un ciclo e la lascio un pò più forte di prima, un pò più capace di gestire e domare quel drago di rabbia di cui tante volte abbiamo parlato. Oggi il suo “draghetto”, come lo ha chiamato lei, è diventato gestibile, qualcuno che l’accompagna sempre (come è giusto che sia) ma che non ha più il controllo sulla sua vita. Stasera, spegnendo le luci del mio studio e salutando questo 2018, ho pensato a tutti le persone che incontrerò nel 2019, a tutti coloro che , con immenso coraggio, decideranno di mettersi in gioco e condividere ancora una volta un pezzettino della loro storia, dei loro dolori e delle loro gioie insieme a me. Amo visceralmente il mio lavoro e mi sento una privilegiata per avere la possibilità di entrare, in punta di piedi e con estremo rispetto, nella vita di uomini, donne, bambini e famiglie.

E poi c’è il blog: soprattutto ultimamente trascurato, fonte di crisi e momenti felici, testimone di ciò che mi succede, di ciò che mi appassiona, di ciò che sono. Il 2018 si chiude con una Paola nuova, professionista più sicura di sé e persona più matura, più decisa e convinta di ciò che vuole e meno disposta ad accettare compromessi.

Ecco il mio augurio a tutti voi, allora: che l’anno che se ne va porti via con sé tutti i dolori, le preoccupazioni e che il 2019 che arriva ci doni il coraggio per affrontare nuove sfide ed essere felici in compagnia delle persone che amiamo.

Buon anno nuovo!

 

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Eccomi qui, sono tornata…

         ” Le avversità possono essere delle formidabili occasioni”

                                              -Thomas Mann-

 

È difficile tornare a scrivere per il blog dopo essere stata lontana dal computer per tutti questi mesi, ma lo devo a voi che mi seguite e lo devo a me stessa.

Tengo tantissimo a questo spazio e non voglio che tutti gli sforzi fatti per costruire e fare crescere questa pagina siano vani. Motivi personali mi hanno portato a smettere di curare il blog e la situazione ancora non si è del tutto risolta. Spero di potervi dare presto belle notizie, ma si sa…la vita spesso è imprevedibile.

Su GenitoriFelici parlo tanto di resilienza, coraggio, crescita personale ma arrivano alcuni momenti in cui occorre accettare l’dea che siamo fragili e semplicemente non ce la facciamo. È un periodo difficile, non lo nego, ma credo che il modo migliore per venirne fuori sia riprendere a vivere, sia riprendere a scrivere, sia ricominciare a fare le cose che amo ed avere un contatto con voi che mi seguite.

Il blog riprende quindi ufficialmente vita.

Nuove pubblicazioni, curiosità e newsletter in attesa che il temporale passi e torni finalmente il sereno.

Vi chiedo scusa per questa lunga attesa, ma avevo bisogno di staccare. Ora sono tornata, più forte e tenace che mai per condividere con voi un pezzetto di cammino.

Sono cambiata, e forse cambierà anche il modo di scrivere qui…d’altronde siamo un qualcosa in continua evoluzione e modificarsi vuol dire crescere, evolvere, vuol dire essere pronti ad essere flessibili e accogliere parti di noi inaspettate, ma proprio per questo arricchenti.

E tu, che leggi queste righe, come stai? Cosa ti è successo in questi mesi? Hai voglia di condividere un tuo pensiero con me? Aspetto con ansia tue notizie.

Ci sentiamo presto su GenitoriFelici.

Un abbraccio.

Paola

 

 

 

 

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