Giulia Telli di Mammachelibro intervistata dal blog GenitoriFelici: parliamo di lettura

Oggi sono davvero felice di poter pubblicare questo nuovo contributo sul blog, visto che ho il piacere di ospitare in questo spazio una ragazza diventata una cara amica, che mi ha colpito non solo per la sua bravura e professionalità, ma soprattutto per la sua disponibilità e dolcezza. Sto parlando di Giulia Telli, curatrice del blog mammachelibro, in cui offre spunti sempre molto interessanti riguardo la genitorialità e il mondo dei bambini. In particolare, Giulia scrive con interesse e competenza dei libri che utilizza per favorire la crescita dei suoi figli: le sue recensioni sono da non perdere!

Visto che su GenitoriFelici pensiamo che la lettura sia un’elemento imprescindibile per favorire la crescita e lo sviluppo armonico dei nostri bambini, chi meglio di Giulia può spiegarci,  proprio dal punto di vista di una mamma, il perché ha deciso di parlare proprio di libri sul suo blog, cosa ama della lettura e quali consigli si sente di dare ai genitori per scegliere un libro e condividere questo momento con i propri bambini? Al termine dell’articolo troverete anche utili suggerimenti per iniziare a crearvi una “piccola libreria personale” attraverso cui invogliare i vostri piccoli all’amore per la lettura.

Vi lascio quindi all’intervista e ne approfitto per ringraziare nuovamente Giulia per avere accettato di condividere i suoi pensieri qui sul blog.   Buona lettura!

  • Ciao Giulia, come è nato il tuo amore per la lettura? Perché ti piace leggere?

Ciao Paola, la mia passione è nata sin da piccola, sono figlia di un Art Director e di una grafica quindi in casa mia sono girati sempre molti libri di ogni genere, ma soprattutto quelli di noti illustratori. E visto che mio padre era un’artista e ha fatto anche l’illustratore, potrei dire che questa passione me l’ha trasmessa lui. Inoltre, anche io ho la passione per il disegno, non ho fatto studi artistici perché ho fatto il liceo classico e poi ho studiato Beni Culturali, però ho sempre disegnato ugualmente seguendo un po’ le tracce di mio padre. Diciamo quindi che la mia passione è da sempre l’arte nelle sue diverse forme, tra cui l’illustrazione. Diventando mamma questa passione si è trasformata e ha “virato” sull’albo illustrato dedicato all’infanzia.

  • Da dove nasce il blog mammachelibro?

Il blog nasce perché personalmente i libri mi hanno arricchito molto e penso sia un valore più che nobile da trasmettere ai nostri figli. Inoltre, in Italia, i lettori sono pochissimi, siamo tra i paesi che leggono meno. Quindi provare, nel mio piccolo, a essere utile in questo senso appassionando le generazioni di domani alla lettura, mi è sembrato un motivo valido per aprire un blog.  Il blog nasce non solo dalla volontà di far conoscere ad altri genitori, insegnanti, educatori e appassionati del settore degli albi illustrati di qualità, ma anche con l’intento di fornire strumenti pratici per aiutare i bambini a sviluppare la loro unicità, grazie alla ricerca scientifica: nei miei articoli, infatti, presento anche molti libri di stampo psico-educativo. I libri pedagogici che recensisco, così come gli albi illustrati, sono comunque sempre stati “testati” prima su di me e i miei figli nella mia vita da mamma di tutti i giorni. Ho sempre pensato che condividere esperienze riuscite, ma anche fallimenti, possa essere d’aiuto ad altri genitori che, come me, cercano di migliorarsi giorno dopo giorno, imparando dai propri errori.

  • Come scegli i libri da leggere ai tuoi figli o da recensire sul tuo blog? Che caratteristiche deve avere un buon libro per bambini?

Un albo illustrato per catturarmi deve avere delle belle illustrazioni(e ovviamente si aprirebbe qui un capitolo a parte sui criteri più “tecnici” e di gusto personale che adotto per stabilire se delle illustrazioni mi piacciono oppure no), un contenuto di valore che possa veicolare un messaggio interessante, capace di stimolare la curiosità del lettore o toccare corde magari ancora inesplorate. Sui contenuti ci sono ovviamente diversi livelli di interpretazione, cerco di variare perché reputo importante far conoscere un albo con un contenuto di spessore, ma anche un libro che magari non affronta un tema specifico ma che è ugualmente in grado di arricchire il lettore aprendo nuove prospettive da cui guardare il mondo.

Anche perché, tra l’altro, c’è il boom di libretti didascalici “a tema” e che personalmente non amo molto.  Non ci sono libri “ricetta” per risolvere qualsiasi problema, anche perché penso che un buon libro nasca dall’intima esigenza del suo autore di comunicare qualcosa e non di assecondare la richiesta del mercato.  Penso che l’albo illustrato sia una forma d’arte e, come ogni arte che si rispetti, è migliore quando è autentica e non inquinata dalle tendenze del momento. Inoltre, ritengo debba esserci una sintonia tra testo e immagini: le immagini non devono sottolineare quello che già il testo mi dice ma essere capace di andare “oltre”. Oppure, può capitare che i due linguaggi, quello delle immagini e quello del testo scritto, si facciano da “contrappunto” offrendo al lettore anche due punti di vista differenti della medesima storia.

Se parliamo invece di un libro senza parole e senza testo ma di sole immagini, quindi un silent book, ci sono altri criteri da “rispettare” e, in ogni caso, quello che devo vedere è l’autonomia narrativa dell’immagine. Il testo c’è ma trova il suo compimento massimo nell’illustrazione.

  • A che età hai iniziato a leggere ai tuoi bambini? Viene coinvolto anche il papà nella lettura?

Il mio consiglio è di iniziare a leggere o a raccontare storie ai bambini sin da quando sono nella pancia della mamma. Quindi direi che ai miei figli ho iniziato a leggere da subito. Sì, con il papà cerchiamo di alternarci: una sera magari legge lui la favola della buonanotte, una sera io.

  • Perché secondo te è importante leggere libri ai bambini? + 6) Perché leggere ad alta voce?

rispondo con questo articolo del mio blog sia alla domanda 5 sia alla domanda 6:

https://www.mammachelibro.com/importanza-lettura-ad-alta-voce/

Aggiungo che leggere è importante perché “un bambino che legge sarà un adulto che pensa”. L’albo illustrato è uno strumento unico di educazione dello sguardo, e rappresenta – se ben scelto – la prima galleria d’arte che il bambino visiterà. Come genitori, ci sforziamo in ogni modo di stimolare la creatività dei nostri figli. Tuttavia, spesso, non ci rendiamo conto che la via più semplice e di facile accesso per raggiungere questo scopo è rappresentata dal dare loro tra le mani un albo illustrato di qualità e condividere insieme questa esperienza.  Gli altri buoni motivi per leggere ai bambini, se volete, li potete trovare nel mio e-book gratuito “10 suggerimenti per far amare la lettura ai bambini (senza forzature)” che potete scaricare a questo link:

https://www.mammachelibro.com/10-consigli-far-amare-lettura-bambini/.

  • Di solito quando leggi ai tuoi bambini? Hai dei rituali o dei momenti dedicati destinati alla lettura?

A volte capita di leggere anche durante il giorno, altrimenti il momento dedicato alla lettura è senza dubbio la sera. Ogni sera, dopo essersi lavati i denti, ognuno sceglie un libro a testa da farsi leggere e poi ci mettiamo ai piedi del letto, sul tappeto in mezzo ai cuscini, a leggerlo insieme. Terminata la lettura ognuno va nel suo letto.

Come spiego nel mio e-book “associare il rituale della lettura della buona notte a un momento speciale trasformandolo in una esperienza capace di attivare tutti i sensi contemporaneamente: l’olfatto e il gusto (il profumo e il sapore della bevanda calda preferita), la vista (la luce calda e soffusa della abat jour accanto al letto che ci prepara al buio della sera) il tatto (il morbido del piumone in inverno o la leggerezza delle lenzuola fresche di bucato in estate) e infine, ma non in ultimo, l’udito (l’ascolto della storia ad alta voce).

In questo modo il momento della lettura serale diviene quell’ ”improvviso armistizio dopo il frastuono della giornata” di cui parlava Daniel Pennac e  al quale i nostri figli farebbero fatica a rinunciare. Questo momento di comunione e silenziosa intimità resterà così più facilmente nella loro memoria uno di quei ricordi di infanzia di indelebile spensieratezza e felicità.  Se riusciremo a far vivere loro questa esperienza in modo positivo, sarà sicuramente una “buona pratica” che tramanderanno anche ai loro figli.  Ricordiamoci che anche il semplice tenere in braccio il bambino mentre gli leggiamo una storia, farà sì che la lettura venga associata a un momento piacevole, a un’esperienza di intima condivisione che il bambino vorrà ripetere.”

  • Qual è il primo libro per bambini che hai comprato? E l’ultimo acquisto?

Il primo sono sincera non me lo ricordo, anche perché solitamente non riesco a comprarne solo uno, quindi come minino ne avrò comprati 4 o 5…l’ultimo che ho comprato (insieme ad altri ovviamente) si intitola “Maiali” ed è un albo illustrato molto particolare che si ispira al celebre romanzo di George Orwell “la fattoria degli animali” adatto ai bambini dai 5 anni di età. Presto lo recensirò.

  • Hai un autore o una casa editrice preferiti?

Autori /illustratori che non possono mancare nella libreria di un bambino sono senza dubbio Eric Carle, Leo Lionni, Hervé Tullet, Gianni Rodari…l’elenco è lungo ma già avere un titolo per ognuno di questi autori sarebbe ottimo. Per quanto riguarda le case editrici per bambini che consiglio e prediligo sono: Topipittori, Lapis Edizioni, Babalibri, Carthusia edizioni, La margherita edizioni, Valentina edizioni, Il castoro Edizioni, L’ippocampo edizioni, Terre di mezzo edizioni, Orecchio Acerbo, Edizioni Giralangolo, Edizioni Settenove, Minibombo edizioni. Di sicuro ne ho dimenticata qualcona…

  • Dove compri i libri? In libreria o online? Usi il reader o la carta stampata?

I libri li scelgo sempre dal vivo, alcune volte li acquisto in libreria, altre su Amazon perché spesso sono scontati e visto che non costano poco gli albi illustrati (alcuni vanno dai 15 ai 20 euro) li compro on line. Per leggere sono tradizionalista, leggo solo su carta.

  • Come scegli un libro da regalare?

D’istinto

  • Puoi svelarci la ricetta segreta per coinvolgere e fare amare la lettura ai più piccoli?

Per questa domanda ti rimando sempre al mio e-book gratuito

10 suggerimenti per far amare la lettura ai vostri figli (senza forzature)

  1. I tuoi bambini avranno presto una sorellina. Li stai preparando all’idea servendoti di qualche libro specifico?

Esattamente, questo in particolare:

QUANDO ARRIVA UNA SORELLINA (O UN FRATELLINO)

QUANDO ARRIVA UNA SORELLINA (O UN FRATELLINO)Questo libro mi piace molto perché non edulcora la pillola al bimbo che è in attesa, in questo caso, di una sorellina. In modo semplice non crea false aspettative ma prepara il fratello maggiore a quello che, con tutta probabilità, lo aspetterà. Vengono quindi mostrate anche le criticità, rinforzando però semnpre quelli che saranno i vantaggi del non essere più figlio unico.E' un libro che parla ai bambini in modo schietto e diretto, proprio come sono loro.E inoltre veicola un messaggio molto importante: con l'arrivo di una fratellino/sorellina le attenzioni di un genitore si dividono tra i due figli (è la verità) però, come ci spiega questo libro, ciò non significa che l’amore dei genitori si divida perché l'amore è infinito e quindi si moltiplica!“La mamma mi rassicurava e mi diceva che nel suo cuore e in quello di papà c'è spazio a sufficienza per me e per la sorellina, perché il loro cuore è grande come il cielo"….Se il libro ti interessa lo trovi quihttps://amzn.to/2xcsgtg

Pubblicato da Mammachelibro su Venerdì 25 maggio 2018

  • Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti (orrore!) e potessi salvarne soltanto uno quale sceglieresti?

Non so dirti un titolo al momento, sicuramente un libro che non mi stuferei a rileggere più volte…

  • La tua top 5 dei libri per bambini che non dovrebbe mai mancare in una cameretta

 Sulla Rabbia e sulle emozioni

1- NEL PAESE DEI MOSTRI SELVAGGI di Maurice Sendak

“Nel paese dei mostri selvaggi” è un classico della letteratura per l’infanzia, e che inserisco nella mia BEST LIST di libri “irrinunciabili”. Penso sia uno dei migliori libri in assoluto mai scritti sul tema della rabbia.
La rabbia è un sentimento da esplorare non da reprimere o scacciare. Il protagonista, Max, sfoga la sua frustrazione per essere stato messo in castigo dalla mamma attraverso un viaggio fantastico nel “paese dei mostri selvaggi”, che in realtà è un viaggio dentro se stesso.
Questo libro, fino ad ora INTROVABILE, è uscito in libreria il 16 gennaio scorso grazie alla ristampa di Adelphi.

2- I COLORI DELLE EMOZIONI di Anna Llenas

Far comprendere al bambino che non esistono emozioni giuste o sbagliate, ma che sono tutte giuste e che provarle è normale, è il primo passo per imparare a gestirle e attraversarle senza timore.
Imparare a dare un nome ai diversi stati d’animo, condividerli anche con gli altri, è indispensabile per sviluppare una sorta di alfabetizzazione emotiva che consentirà ai nostri figli di essere empatici anche nei confronti delle emozioni altrui.
Qual è il colore di un’emozione? “I colori delle emozioni” in modo creativo e originale, “sistematizza” i vari stati d’animo dando loro un nome.

Sul senso di appartenenza unicità di ognuno

3- PEZZETTINO di Leo Lionni

Questo è un libro che non ha età perchè è la risposta a una domanda universale: chi siamo?
Pezzettino, il protagonista del libro, crede di essere “il pezzetto” di qualcos’altro finché, dopo un viaggio alla ricerca di sé, scoprirà di bastare a se stesso e di essere semplicemente se stesso: un pezzo unico.
Un libro quindi che affronta il tema dell’ identità, dell’autostima, del desiderio di autoaffermazione e appartenenza. L’altra cosa interessante è la componente astratta: il protagonista non ha sembianze umane nè animali, ma è un semplice quadratino colorato.

Sul rispettare i tempi di ognuno….

4-Il PICCOLO GRILLO ZITTO ZITTO di Eric Carle

Il piccolo grillo zitto zitto è un libro che nella sua semplicità veicola un messaggio prezioso: ognuno ha i suoi tempi ed è inutile forzarli.  Rispettare con pazienza i nostri metabolismi interiori, infatti, ci aiuta a maturare, e prima o poi il momento giusto arriva per tutti.

Sul timore di abbandona o paura del distacco dalla mamma

5- TRE PICCOLI GUFI – Una Favola per affrontare la paura dell’abbandono
Tre Piccoli Gufi affronta uno dei timori più profondi che, più o meno direttamente, appartiene a ogni bambino: la paura dell’abbandono.
O, più semplicemente, la “paura del distacco” dalla propria madre, dal rapporto simbiotico che si è vissuto con lei nei primi anni di vita. Quindi un distacco per andare a scuola.
Inoltre, il libro mostra anche la solidarietà tra fratelli che, infondendosi coraggio a vicenda, imparano a crescere.

In ultimo consiglio di avere almeno un libro SILENT BOOK, ossia un libro di sole immagini senza parole. Un’autrice che vi consiglio è IELA MARI e in particolare due libri “L’uovo e la Gallina” oppure “L’albero”.

Questo un video su come scegliere un buon silent book

 

Ringrazio Giulia per questa intervista e per gli ottimi spunti che ci ha fornito per far amare la lettura. Ora non ci resta che andare in libreria, acquistare i primi volumi ed iniziare il viaggio  con i nostri bambini verso mondi fantastici che solo un libro ci può regalare!

 

 

 

 

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GenitoriFelici non si ferma mai!

E’ finalmente disponibile online la collaborazione di cui avevo parlato sulla pagina Facebook del blog: tempo fa sono stata contattata da Radio Lombardia per intervenire sulla tematica della genitorialità nel programma radiofonico Live Social. E’ stata una giornata molto divertente e formativa, che mi ha permesso di mettermi alla prova. Io, insicura di natura, mi sono “buttata” in questa nuova esperienza cercando di dare come sempre il meglio di me.

Ecco, per chi se lo fosse perso, il video della mia intervista, che potete trovare sulla pagina fb del blog (genitorifelici Dott.ssa Paola Cannavò), sulla pagina fb dello studio di Psicologia (Psicologiagarbagnate)ed anche sulla pagina YouTube 

Buon ascolto e…fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti qui sotto!

 

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Quando i cartoni ci insegnano qualcosa… (seconda parte)

L’adolescenza, si sa, non è propriamente un periodo facile: repentini cambi di umore, costante ricerca di una propria identità, ribellione verso le regole pre-costituite sono solo alcune delle sfide che ragazzi e genitori devono affrontare nell’intraprendere il cammino verso l’età adulta.

Ho scelto questo spezzone del celebre cartone animato della Pixar RAPUNZEL (clicca sul nome o sull’infografica per vedere il video creato da Barbara Laura Alaimo) perchè credo che sia significativo per comprendere gli stati d’animo che agitano gli adolescenti di ieri e di oggi. Che ne pensate? Siete d’accordo con me? Mi piacerebbe tanto leggere i vostri commenti nel box qui sotto.

Buona Visione!

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Quando i cartoni ci insegnano qualcosa…

I cartoni animati, si sa, sono un’inesauribile fonte di insegnamenti psicologici e pedagogici e possono diventare dei validi alleati per aiutare i genitori a spiegare concetti a volte apparentemente difficili trasformandoli in un linguaggio accessibile anche ai più piccoli. Tematiche come l’amore, la lealtà, il tradimento, l’abbandono sono efficacemente tratteggiati dai personaggi delle storie e sostengono i bambini, come le fiabe, nella conoscenza del mondo che li circonda. Personalmente adoro i cartoni della Disney: anche se alcuni possono sembrare un  pò “datati” credo che conservino dentro di sé tutta la poesia dell’infanzia: alcuni sono più recenti e realizzati con le nuove tecnologie al computer, ma altri (penso a Dumbo, Biancaneve o la Bella Addormentata nel bosco) sono stai realizzati interamente a matita. I cartoni animati della Disney restano uno dei ricordi più cari e belli della mia infanzia e mi accompagnano anche oggi, da adulta. Ecco perchè ho pensato di offrirvi in infografica alcuni spezzoni di “cartoni celebri” (cliccando sull’infografica potrete vedere il video creato da Barbara Sara Alaimo) in cui si affrontano diverse tematiche legate alla relazione genitori-figli. Si inizia con Nemo e la spinta all’indipendenza (dite la verità: quanti papà si rivedono in Marvin??). Buona lettura!

 

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Fa paura la Baby Sitter? Suggerimenti per una scelta consapevole

In collaborazione con Sitly,  importante sito di riferimento nel campo del babysitting vi propongo oggi un contributo in cui discutiamo del ruolo della baby sitter, una figura che può diventare un utile supporto ai genitori. Troverete anche alcuni utili suggerimenti pratici per orientarvi meglio nella scelta del professionista più adatto alle esigenze del vostro bambino. Buona lettura.

 

 

Quante sono le mamme italiane costrette a ritmi lavorativi serrati, con poco spazio da dedicare ai propri bambini! A parte il periodo dell’allattamento, le madri tornano al lavoro a pieno regime quando i figli sono ancora piccoli. Il padre è di norma impegnato in pari o maggior misura… e se i nonni non sono disponibili? Per chi vuole attendere ancora qualche anno per inserire i propri figli al nido, l’unica soluzione resta una baby sitter. Una scelta che ha molti vantaggi, primo fra tutti il poter stabilire un rapporto diretto tra il bimbo ed una persona di riferimento, cosa che può aiutare a rassicurare il piccolo che deve fare i conti con la momentanea mancanza dei genitori.  La crescita può quindi avvenire in un ambiente sereno e conosciuto oltre all’abbassamento del rischio di contrarre malattie, così comune in un ambiente con bambini molto piccoli e a stretto contatto.

Il primo passo, dopo aver individuato l’effettiva necessità, è la scelta concreta del candidato, momento non sempre così sereno per un genitore che si trova a dover ‘cedere’ il proprio bimbo ad un estraneo. Si consiglia normalmente di organizzare un colloquio conoscitivo, seguito magari da un secondo incontro alla presenza del piccolo, per capire se c’è sintonia tra bambino e tata.

Durante questi momenti di ‘conoscenza’, prestate attenzione a come il bambino reagisce alla nuova figura che arriva in casa e a che tipo di interazione si stabilisce. Nel corso del colloquio è utile indagare alcuni aspetti. Ecco alcune domande che importanti da porre al candidato:

  • Che tipo di formazione possiede? Quali esperienze ha fatto e quali sono le sue qualifiche nel settore della cura dell’infanzia? Il livello di esperienza del candidato è molto importante e va valutato con attenzione: una ragazza giovane avrà pregi e difetti rispetto ad una baby sitter matura che lavora da 5 o 10 anni
  • sarebbe disponibile e dimostra di avere le competenze nell’ occuparsi di più di un bambino?
  • Qual è la sua disponibilità oraria e il luogo di residenza? Quest’ultimo aspetto può rivelarsi importante in caso di necessità impreviste ed immediate
  • Conosce le manovre di primo soccorso? (indispensabili per intervenire con tempestività in caso di emergenza)

Altri aspetti che potrebbero essere sondati riguardano la conoscenza di lingue straniere o la disponibilità ad occuparsi anche delle pulizie della casa. Si può poi passare a parlare degli aspetti più “logistici”, quali la definizione di un eventuale contratto di lavoro, lo stabilire alcune regole generali (es: non si usa il cellulare durante le ore di lavoro) e le modalità di pagamento.

Per sondare le competenze pedagogiche del candidato, potete chiedere:

– Cosa significa educare un bambino?

– Che tipo di giochi si è soliti fare (in base all’età)?

– E’ importante portare i bambini al parco? Se la sente?

– Cosa pensa della televisione?

– Quanto è importante la creatività per un bambino?

Una volta fatta la selezione, inizia la prova, sempre consigliata per offrire la possibilità a tutti di abituarsi. Il distacco deve essere graduale, sia per la madre che per il bambino: la mamma inizialmente dovrebbe assentarsi per un’ora, due, per poi arrivare alla mezza giornata e oltre. L’atteggiamento del genitore è fondamentale dato che il bimbo percepisce subito la preoccupazione dell’adulto: se la mamma o il papà non sono convinti sicuramente anche il bambino sarà poco propenso ad accogliere una nuova figura in casa. Viceversa, una volta fatta la scelta di affidarsi ad una baby sitter il consiglio è quello di essere sereni:

I bambini hanno tutte le capacità di affrontare una nuova situazione e va data loro fiducia

Inoltre è consigliabile:

dimostrarsi decisi: la gradualità del distacco è importante ma questo non significa tentennare;

essere chiari con i bambini, soprattutto se già grandicelli. Bisogna spiegare il perché della nuova situazione;

non provare sensi di colpa: rivolgersi ad una baby sitter spesso significa migliorare la qualità del tempo trascorso con i propri figli;

essere comunque empatici: drizzare le antenne su eventuali reazioni apparentemente incomprensibili del bambino non è sbagliato. Cosa ci vorrà dire? C’è qualcosa che dobbiamo sapere?

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Infografica: Stili Genitoriali e Parenting

Buongiorno! oggi parliamo di stili genitoriali e parenting attraverso una veloce infografica. Per approfondimenti sul tema vi consiglio la lettura di questi altri due contributi:

In che stile genitoriale vi riconoscete? Siete troppo severi? Troppo permissivi? O magari siete riusciti a trovare il giusto equilibrio?

Stili genitoriali e parenting (infografica) -17 gen-

 

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La Frustrazione

Buongiorno a tutti. Con settembre riprende anche la collaborazione con il sito Emergenza borderline: ecco allora un mio nuovo articolo, che potete trovare anche sulla pagina dedicata a questo disturbo (QUI il link).

LA FRUSTRAZIONE

Con il termine frustrazione in psicologia definiamo lo stato emotivo che deriva da un desiderio o da un bisogno non soddisfatto. In pratica, ci sentiamo frustrati quando desideriamo qualcosa che, a causa di ostacoli di varia natura, non possiamo ottenere. La frustrazione si presenta anche quando, una volta ottenuto il nostro obiettivo, esso non si dimostra all’altezza delle nostre aspettative.

Si tratta di una condizione psicologica che ci accompagna durante tutte le fasi di vita, sin dalla nostra nascita.

In generale possiamo dire che le cause della frustrazione sono molteplici:

  • Fattori fisici: lo stesso evento della nascita è per il bambino appena venuto al mondo fonte di profonda frustrazione, poiché si trova all’improvviso in un ambiente nuovo, apparentemente ostile, in cui si fanno pregnanti i suoi bisogni di accudimento (fame, sete, sonno, essere cambiato, temperatura, protezione…);
  • Fattori sociali: fare parte di un gruppo sociale, regolamentato da leggi e norme, spesso impedisce il soddisfacimento di alcuni bisogni e può portare a senso di frustrazione ed intolleranza verso quanto stabilito;
  • Fattori personali, più specificamente:
  1. Biologici è riguardano la condizione fisica di un organismo (statura bassa, portare gli occhiali, orecchie a sventola…). La frustrazione nasce quando l’individuo non vive in modo positivo le proprie caratteristiche;
  2. Psicologici è riguardano i tratti di personalità di un soggetto (che può, ad esempio, sentirsi a disagio in una società molto competitiva e razionale sentendosi maggiormente portato per il contatto umano e per l’emotività);
  3. Socialiè riguardano la società (ad esempio il non accettare di vivere in un determinato contesto sociale).

Ma come si manifesta la frustrazione durante le varie tappe dell’esistenza? Quali cambiamenti vi sono nel modo di reagire man mano che si cresce e si entra nell’età adulta?

INFANZIA

Come abbiamo accennato, sin dai primi attimi di vita il neonato deve fare i conti con la frustrazione. Nei primi mesi di vita l’intero mondo del bambino è dato dal rapporto con la mamma, che è continuamente chiamata a rispondere alle esigenze di nutrimento ed accudimento del suo piccolo. Nel momento in cui la madre non è in grado di soddisfare le richieste ecco che arriva la frustrazione, che si può manifestare in modi diversi.   Infatti, va detto che la frustrazione porta con sé un sentimento soggettivo, pertanto ciascun bambino può reagire in modo diverso alle varie situazioni ed anche in base alla sua età, al contesto, alle caratteristiche di personalità e al livello di sviluppo. Alcuni bambini rispondono reagendo con rabbia e pianti inconsolabili, altri si chiudono in se stessi, altri ancora regrediscono.

Man mano che il bambino cresce, in genere la frustrazione fa capolino ogni volta che il genitore pone un vincolo o dice “No” ad una richiesta.  È importante che i genitori aiutino i propri bambini a non aspettarsi che tutte le richieste vengano immediatamente attese, altrimenti c’è il rischio che essi non sviluppino la capacità di accettare le difficoltà e faticheranno ad avere un atteggiamento positivo nella risoluzione dei problemi. Il bambino, specie se piccolo, non ha ancora padronanza delle sue emozioni, non conosce le regole e vive nell’ “onnipotenza infantile” di controllare il mondo facendo ciò che gli piace. Compito dei genitori è guidarlo al rispetto delle regole, far capire che non può avere sempre tutto ciò che desidera, innalzando così il suo livello di tolleranza alle frustrazioni che inevitabilmente incontrerà sul suo cammino.

ADOLESCENZA

Gli ambiti in cui maggiormente i ragazzi e le ragazze adolescenti si troveranno a fare i conti con la frustrazione sono in genere quello scolastico e quello relativo alla sfera amicale. Il compito andato male, i primi esami non passati, il tradimento di un caro amico o il rifiuto del ragazzo di cui si è innamorate sono tutte esperienze che portano sofferenza ma che devono essere gestite ed accettate come tappe normali della vita. In queste circostanze gli adulti di riferimento devono insegnare l’importanza di affrontare i fallimenti, sottolineando il valore della tenacia, dello sforzo, della pazienza per raggiungere gli obiettivi prefissati.      L’adolescenza è un’età difficile, di sconvolgimenti fisici ed emotivi ed è un periodo critico rispetto alla capacità di tollerare le frustrazioni. Ecco perché è cosi importante porre le basi sin dall’età infantile, in modo da aiutare i propri figli adolescenti ad essere già pronti ad affrontare le frustrazioni.

ETA’ ADULTA

Durante l’età adulta, il modo a cui reagiamo alla frustrazione è fortemente legata  al senso di autostima. Se l’individuo è emotivamente forte sarà in grado di superare un momento di difficoltà, quale ad esempio la perdita del lavoro o l’abbandono del proprio partner; in questo caso il senso di autoefficacia si rafforzerà innescando un circolo virtuoso che permetterà di aumentare la soglia di tolleranza alle frustrazioni e reagire con ciò che in psicologia si definisce come resilienza (capacità di affrontare le difficoltà in modo vincente ed uscirne più forti).    Se la frustrazione è ben dosata e non si arriva a livelli di stress troppo elevati essa può essere un utile stimolo per la risoluzione dei problemi e può aiutarci a trovare soluzioni innovative, stimolando l’interazione sociale e la cooperazione e favorendo la crescita personale. Al contrario, una frustrazione negativa può declinarsi in diversi modi, quali ansia, angoscia, distacco e apatia, crisi di rabbia.

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Adozione: parlarne o no in famiglia? 4 elementi da tenere a mente

1- Parlate regolarmente dell’adozione

Anche se il vostro piccolo è ancora un neonato e temete che non possa capire, parlate da subito della sua adozione e del suo arrivo nella vostra vita: in questo modo per lui sarà qualcosa di naturale. Rendete la cosa molto semplice, adeguandola alle diverse età. Gia prima dei 5 anni i bambini dovrebbero essere informati delle loro origini e sapere che l’adozione è un modo di diventare famiglia. Parlate al bambino di come è nato: spiegategli che un’altra donna e un altro uomo gli hanno dato la vita, che lui è cresciuto nel pancione di quella signora e poi siete arrivati voi a prendervi cura di lui. In questo modo è nata la vostra famiglia.

L’adozione non deve essere un tema difficile di cui si discute una volta ogni tanto, occorre trasmettere il messaggio che l’arrivo del vostro bambino è stato un evento positivo. Questo è possibile soltanto parlando giornalmente della “storia dell’adozione”, raccontando come avete saputo la storia del vostro piccolo, della prima volta che lo avete visto e stretto tra le vostre braccia, di quanto eravate felici del suo arrivo nelle vostre vite, del luogo in cui vi siete incontrati, del primo arrivo nella nuova casa. Gli eventi felici dei genitori diverranno così gli eventi felici del bambino, che vivrà la sua adozione in modo sereno e tranquillo. Al contrario, nascondere le informazioni fino all’età in cui “il bambino potrà capire” avrà il solo risultato di far dubitare il bambino che la sua adozione sia stato un fatto positivo e renderà tutto più difficile.

2. Non ignorate o parlate male dei suoi genitori naturali

I genitori biologici dovranno fare sempre parte della vita del bambino. Evitare di parlarne dà il messaggio che si è a disagio rispetto alla loro esistenza o che si crede abbiano fatto qualcosa di male, che siano figure totalmente negative. In realtà loro sono coloro che hanno dato la vita al vostro bambino e che alla fine hanno permesso a voi di diventare i suoi genitori.

3. Non aspettate che sia vostro figlio a fare domande

 Spesso i bambini adottati evitano di fare domande sui loro genitori biologici o sulle loro origini, perché temono di ferire i propri genitori o temono che non ci si senta a proprio agio a parlare di questo. Al contrario, è importante cogliere ogni occasione per parlare dell’adozione: se vostro figlio è bravo in matematica potete dirgli “chissà se la donna che ti ha messo al mondo era brava come te nelle operazioni!”.

Questo discorso vale anche per i momenti di conflitto. Una delle paure più grandi per un genitore adottivo è sentirsi dire la frase “tu non sei la mia vera madre!”: questo risveglia nei genitori un profondo dolore, senso di smarrimento e di impotenza. Tuttavia, anche in questo caso può diventare una nuova opportunità per cementare il legame, chiedendo per esempio “pensi mai a cosa avrebbe fatto al mio posto la donna/l’uomo che ti ha messo al mondo?”. Questo mostra al proprio figlio che va bene parlare del dolore, della mancanza e degli aspetti più tristi legati all’adozione. Gli dà il messaggio che voi ci sarete, sempre, per lui.

4. Non dite continuamente quanto è stato fortunato vostro figlio ad essere stato adottato e non ripetetegli sempre quanto speciale sia

L’adozione è un incontro di cuori, la volontà di essere genitori che si unisce al desiderio di un bambino di trovare una famiglia al posto di quella che non ha potuto prendersi cura di lui.

Il rischio in questo caso è che il bambino pensi di meritare l’amore solo in virtù del suo essere speciale e non semplicemente perché è vostro figlio. Il messaggio da trasmettere è che lui può essere semplicemente se stesso, non necessariamente il più bravo (ad esempio a scuola o nello sport), il più gentile, il più educato. Voi lo amerete comunque.

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5 suggerimenti, idee e strategie per ridurre lo stress delle mamme

Trovate l’articolo originale in lingua inglese a questo link

Novelle mamme, mamme casalinghe, mamme che lavorano, mamme single e mamme in generale hanno tutte una caratteristica in comune: sono stressate. Questo stress non solo ha un impatto sulla loro salute, ma anche sulle loro capacità genitoriali, oltre che sulla pazienza e sul desiderio di creare un legame con i propri figli.  Quando il cortisolo, l’ormone dello stress, viene rilasciato in alte dosi mette le mamme in una condizione di rischio sia per quanto riguarda la loro salute mentale che quella fisica.  Abbassare lo stress è la chiave per migliorare la vita in famiglia e essere certi che la mamma stia bene per molto tempo in avvenire.

1. CREATE DEI SISTEMI

Un po’ di organizzazione può aiutare molto per alleviare lo stress. Una cosa molto semplice che le mamme possono fare è preparare la sera prima le cose da fare per il giorno dopo. Se la mamma lavora, lei oppure il papà possono preparare i pasti la sera prima. I vestiti possono essere sistemati e pronti per il giorno dopo e anche la colazione può essere preparata in anticipo.

2. IMPARATE A DELEGARE

le mamme spesso tendono a pensare che devono fare tutto e che sono le uniche persone a saper portare a termine i compiti nel giusto modo. Identificate i compiti che sono prioritari, quelli che vanno assolutamente fatti e devono essere portati a termine dalla mamma; poi, delegate tutto il resto.   Ad esempio, il papà può preparare la colazione. I più piccoli ed i neonati non possono aiutare in casa, ma i bambini più grandi sicuramente possono. Date loro piccoli compiti e riducete lo stress delle mamme. Stabilite del tempo personale,un po’ di tempo per curare voi stesse. Può essere qualcosa di semplice, come un bagno serale o leggere un buon libro.   Fare esercizio, meditare e uscire con gli amici sono tutte cose importanti ed aiutano a portare equilibrio in una vita impegnata.

3. ABBANDONATE L’IDEA DI PERFEZIONE

Non esiste la mamma o il papà perfetto. Le case perfettamente pulite non esistono, così come I pasti perfetti. La qualità è nell’esperienza. Cercate di concentrarvi meno sui dettagli e maggiormente sull’esperienza. Lasciate in disordine la cucina e divertitevi a giocare ad un gioco la sera insieme alla vostra famiglia. Lasciate perdere il bucato per un giorno e andate a fare una passeggiata con i vostri bambini.

4. RISPETTATE LE VOSTRE DECISIONI E QUELLE DEGLI ALTRI

Le mamme sono spesso abbastanza severe tra loro rispetto al proprio modo di essere genitori ed alle scelte lavorative. Amate le scelte che avete fatto e rispettate che altre mamme hanno il diritto di prendere le loro decisioni. Abbandonate i sensi di colpa e abbracciate la vostra vita

 5. TROVATE UN SUPPORTO

Le mamme che si sentono supportate sia dentro che fuori casa sono molto più felici e molto più in grado di gestire lo stress. Il sostegno può essere trovato attraverso organizzazioni della comunità, gruppi sociali e all’interno della famiglia stessa. Anche se è impossibile eliminare lo stress dalla vita, piccoli passi per ridurlo possono fare una grande differenza.

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