…DI PASTORI E FELICITA’…

 

Se cerchi sul dizionario il significato del termine “gioia” troverai questa definizione: “Stato o motivo di viva, completa, incontenibile soddisfazione”.

Che bella immagine eh? Si, so già a cosa stai pensando…forse vorresti dirmi che non è possibile sperimentare questa sensazione, che non si è mai veramente felici oppure che soltanto da bambini si prova quella gioia e felicità di vivere tipica della spensieratezza infantile (d’altronde da piccoli non si hanno pensieri…ma sarà poi così vero?). O ancora…aspetta…stai per dirmi che la colpa è del mondo di oggi, così pieno di brutture, notizie tristi, valori vuoti e chi più ne ha più ne metta.

Insomma, “si stava meglio quando si stava peggio”.

Non so se credo molto a questa frase: certo, all’epoca dei nostri nonni non avevamo a disposizione i social, il mondo non era così interconnesso e ci si nutriva (cuore e cervello) di cose semplici. Una corsa in un prato, un gelato mangiato con gli amici, meno cose materiali e autentici contatti umani rendevano le persone capaci di accontentarsi di ciò che si aveva e forse di vivere in modo più consapevole. Oggi la vita è spesso tremendamente complicata: abbiamo di fronte a noi tante scelte, tanti stimoli e la possibilità praticamente infinita di avere informazioni e questo, paradossalmente, spesso ci paralizza e ci rende incapaci di decidere.

Tuttavia, se è vero che oggi il mondo è diventato sempre più stressante, complesso ed incerto credo anche però che, come tutte le cose,  sia responsabilità di ogni singolo individuo utilizzare nel modo giusto i miglioramenti che il progresso ci ha portato.  Parlando dei social, ad esempio, è sicuramente vero il loro forte impatto  sulla riduzione delle relazioni autentiche tra le persone, ma proprio in virtù della nostra capacità di scegliere sta a noi capire l’importanza di disconnetterci dalla realtà virtuale per immergerci nel mondo reale. In questo modo i social diventano solo uno strumento consapevole ed utile nelle nostre mani e non qualcosa che ci rende schiavi.

Come fare allora a cogliere, assaporare e coltivare le gioie che ogni giornata ci offre? Come riuscire ad essere presenti a noi stessi ed al singolo attimo che viviamo?

Per vivere una gioia davvero autentica dobbiamo sviluppare la nostra interiorità perché è solo dentro di noi che è possibile coltivare e fare crescere i semi della gioia. Si tratta di un vero e proprio lavoro interiore, che porta a essere felici di ciò che si è e non di ciò che si possiede.

Ma cosa c’entra il pastore del titolo? Ora ci arrivo…

Mentre leggi le mie parole potresti obiettare che ci sono persone predisposte ad essere felici, che non fanno nessuna fatica e “sono nate così….con uno stato d’animo positivo”. In realtà coltivare l’arte di vivere bene ed essere felici è un’arte che è possibile imparare ed accessibile a tutti, basta volerlo.

Diverse culture affermano che l’uomo è composto da 4 diversi aspetti: la parte fisica, quella mentale, quella legata alle emozioni e quella spirituale. Per stare bene questi quattro elementi devono essere in equilibrio tra loro e “ben nutriti”.

Il corpo fisico: a volte è quando mi fermo che avanzo di più

Il nostro corpo è ciò che fa da guscio ai nostri pensieri e stati d’animo e non possiamo pensare di essere felici se lo trascuriamo o non gli diamo le dovute attenzioni.

Dei 1440 minuti che compongono una giornata, quanti ne passi facendo attenzione a te stesso?

Concedi le giuste pause al tuo corpo, trova momenti in cui rilassarti, fare movimento fisico e divertirti. Ascolta i messaggi che ti manda e concedigli il giusto apporto di sonno e una alimentazione sana.

Il corpo mentale: se accolgo e comprendo i miei pensieri saranno loro a lasciare andare me

Questa è la parte costituita da ciò che pensiamo. Le nostre credenze creano la realtà che ci circonda ed è per questo che occorre imparare a gestire i pensieri. Se cerchi un lavoro e hai la convinzione di essere una nullità e di non meritartelo ti presenterai ai colloqui in modo insicuro e questo verrà percepito, facendo diminuire le probabilità di essere assunto. Se non verrai selezionato si creerà poi un circolo vizioso che rafforzerà la tua credenza negativa sul non valere nulla.

Il corpo emozionale: io provo emozioni ma non sono le mie emozioni

le nostre emozioni non sono né buone né cattive: le difficoltà che viviamo non dipendono dalle nostre emozioni, ma dai pensieri associate a ciò che stiamo provando. È importante accogliere ogni emozione: se positiva, assaporarla ci permette di accrescere la nostra energia e il senso di gioia interiore; se negativa, accettare di provarla senza identificarsi con essa fa si che tu possa trovare la forza di risalire dalla disperazione. In tutti i casi, l’emozione è legata al fluire naturale della vita.  Di fronte ad una emozione negativa, ad esempio la rabbia, puoi fare questo esercizio:

Quando sei arrabbiato osserva e percepisci la tua collera: come si manifesta a livello fisico? La bocca è contratta, il respiro è bloccato, ti senti rigido? Accetta le sensazioni che provi.  Una volta individuato  come il tuo corpo reagisce prova ad identificare i pensieri che ti vengono in mente legati all’emozione negativa e cerca di non identificarti con essa. Nel nostro esempio, puoi cambiare il tuo modo di parlare a te stesso dicendo “in me c’è della rabbia” anziché dire “sono arrabbiato”. In questo modo si vede la rabbia come qualcosa che è in noi senza essere noi

Il corpo spirituale: vivere nella consapevolezza

Quando la nostra mente si calma e le emozioni sono accolte ecco che emerge la nostra parte spirituale. Si passa allora dalla modalità del fare a quella dell’essere, in cui ci si prende il tempo di essere presenti a se stessi e di assaporare in pienezza ogni singolo momento che si sta vivendo.

Christope Andrè (medico specializzato in psicologia delle emozioni) afferma che “la piena consapevolezza è la capcaità di portare la propria attenzione dentro di sé, nel momento presente, con curiosità, benevolenza e senza aspettative e giudizi di alcun genere. A tale scopo basta osservare il proprio vissuto nell’attimo presente”.

E tu? Quanti momenti vivi ogni giorno con il pilota automatico, senza esserne davvero consapevole?

Se sei arrivato fino a qui (a proposito, grazie per la pazienza!) forse ti starai chiedendo il significato del titolo di questo articolo: cosa c’entra il pastore con tutto questo discorso sulla felicità? Beh, ti lascio con questa storiella su cui meditare, che ha per protagonista proprio un pastore. Nel prossimo articolo approfondiremo l’argomento e ti fornirò alcuni spunti pratici per coltivare la gioia di vivere.

All’alba, in mezzo alle montagne, un escursionista un giorno incontrò un pastore e gli chiese:

”Che tempo farà oggi?”

Il pastore rispose tranquillo:”Il tipo di tempo che mi piace”

L’Escursionista, impaziente di avere una risposta, insistette:

“Quindi, che tempo farà?”

“Non lo so ancora!” Rispose il pastore divertito

“Ma allora come può affermare che farà il tipo di tempo che piace?” Ribattè, con una punta di irritazione l’escursionista

Il pastore aggiunse: “nel corso della vita, ho capito che non posso sempre ottenere quello che voglio, così ho deciso di apprezzare quello che ho. Per questo motivo sono sicuro che avremo il tipo di tempo che mi piace…”.

 

 

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Cambiare…che paura!

Quando nel 2015 iniziavo con tanto entusiasmo la mia attività privata da psicologa non ero sola. Claudia, collega e cara amica, conosciuta nel periodo di tirocinio professionalizzante in Ospedale a Saronno si è buttata insieme a me in questa avventura: ricordo ancora la giornata in cui, felici ed emozionate, attaccavamo alla porta la nostra nuova targhetta, fatta a mano con affetto da una conoscente. Iniziava in quel momento il nostro progetto, fatto di tanto impegno, costante formazione, scambio e confronto per accogliere tutti coloro che, fidandosi di noi e della nostra competenza, ci chiedevano aiuto in un momento particolare della loro vita.

Da allora sono passati un pò di anni, lo studio è cresciuto e con lui anche la nostra esperienza e sicurezza. Tante persone, famiglie, bambini sono passati per le nostre stanze e ciascuna persona e percorso hanno lasciato traccia anche in noi professioniste, arricchendo il nostro bagaglio di storie e di vite.

Oggi, a distanza di 4 anni, un nuovo cambiamento e una nuova sfida si affaccia nella mia vita professionale: per motivi personali Claudia ha deciso di interrompere l’attività privata. Resto quindi sola a gestire lo studio di Psicologia, questo mio spazio a cui sono legatissima e che mi permette di fare il lavoro che amo profondamente.

Da un lato questa situazione è elettrizzante: nuova targhetta, uno spazio interamente mio, la possibilità di decidere in totale autonomia rispetto ad ogni cosa. Dall’altro lato, però, ecco arrivare la paura del cambiamento.

Perchè ci fa così paura cambiare?

Ti è mai capitato di sentirti bloccato in una situazione che ti fa star male? Sai esattamente che dovresti fare qualcosa, ma non riesci ad attuare il minimo cambiamento. Resti bloccato nel tuo di malessere e il rischio è di cominciare a incolpare fattori esterni (lui/lei non mi capisce…quel collega mi ha preso in antipatia…) quando in realtà SIAMO SOLO NOI gli artefici del nostro cambiamento.

Cambiare vuol dire uscire dalla nostra zona di confort, dalle nostre abitudini che ci danno sicurezza. Ecco perchè una situazione conosciuta, anche se negativa, viene abbandonata con così tanta difficoltà. Ogni volta che pensiamo di attuare un cambiamento ecco che fanno capolino dubbi e “domande assassine”:

E se non ce la faccio?

E se poi andasse peggio di così?

E se mi pento e non posso più tornare indietro?

Tutti questi pensieri nascondono la segreta idea di NON POTERCELA FARE.

Ma… la vita è cambiamento, senza di esso non ci sarebbe alcun progresso. L’errore stesso ci permette di imparare e migliorare. Dobbiamo imparare a fare errori, senza perderci nella mania del perfezionismo (link ad altro articolo).

Cosa fare allora?

il segreto è agire, iniziare a fare una piccola mossa che ti dia un risultato tangibile e ti incoraggi ad andare avanti. Sperimenta qualcosa di diverso da quello che hai fatto finora e che non si è rivelato utile, accogli il cambiamento e accetta il rischio.

io faccio mio questo principio a inizio 2019, con uno spazio professionale tutto mio e scelgo di superare le paure e le “domande assassine” per accogliere quello che di nuovo questa esperienza mi potrà portare.

 

Nello studio di Psicologia puoi trovare un valido aiuto per uscire da una situazione di difficoltà. Se hai bisogno di una prima consulenza e hai voglia di cambiare non esitare a contattarmi scrivendo sulla pagina www.psicologiagarbagnate.it o inviandomi un messaggio a info@genitorifelici.info

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Le fasi psicologiche della gravidanza: come cambia la donna di trimestre in trimestre

Ecco anche qui sul blog il mio articolo pubblicato tempo fa sulla rivista dedicata ai genitori “Nascere Mamma”. Buona lettura!

I nove mesi di gestazione sono testimoni per la donna di profondi cambiamenti sia a livello fisiologico che emotivo: dal punto di vista corporeo, il fisico si prepara ad accogliere e fare crescere l’embrione e il feto, divenendo un ambiente protettivo per il corretto sviluppo che porterà poi alla nascita del bambino. Parallelamente avvengono tutta una serie di mutamenti psicologici, i quali concorrono a preparare la madre a prendersi cura in modo adeguato e amorevole del proprio piccolo.

Esiste un vero e proprio TEMPO DELLA GRAVIDANZA, un periodo molto importante durante il quale la donna incinta attraversa diverse fasi psicologiche che differiscono a seconda del periodo di gestazione in cui si trova.

IL PRIMO TRIMESTRE DI GRAVIDANZA

Durante i primi tre mesi (intorno alle prime tredici settimane) la donna vive la necessità di un assestamento di fronte alla notizia di aspettare un figlio. È possibile e frequente attraversare momenti di ansia, anche perché si verificano mutamenti rapidi dal punto di vista fisiologico e ormonale che causano veri e propri disturbi fisici (stanchezza, nausea, sbalzi repentini di umore); inoltre, questa fase è particolarmente delicata per il frequente rischio di interruzioni spontanee di gravidanza. La coppia tende a non condividere ancora la notizia con parenti e amici, per paura che il sogno di diventare genitori svanisca. Il corpo non dà ancora segnali della vitalità e presenza del feto e questo è spesso fonte di agitazione e timore da parte delle future mamme (crescerà bene? Avrà malattie genetiche? Riuscirò a portare a termine la gravidanza?). Non bisogna mai stancarsi di sottolineare come tutti questi Dubbi e paure siano legittimi e comprensibili, per questo è importante affidarsi ad uno staff medico e ostetrico di fiducia che possa accompagnare la donna lungo tutto il percorso, in un clima di accoglienza e privo di giudizio.

IL SECONDO TRIMESTRE DI GRAVIDANZA                              

Questo periodo viene di solito considerato come il più bello della gravidanza: cessano le nausee e la stanchezza, la donna ritrova vitalità ed energia e può rasserenarsi circa l’eventualità di aborto spontaneo, che diminuisce sensibilmente. È il momento di condividere la propria gioia con gli altri e permettersi finalmente di pensare alla realtà di diventare mamma e papà.

Mentre la vita sessuale della coppia risulta spesso inibita durante il primo trimestre per paura di nuocere all’embrione, a partire dalla tredicesima settimana è possibile ritrovare una maggiore intimità tra i partner. Questo è un periodo importante anche per i papà: la donna comincia a sentire dentro di sé il suo piccolo, ne avverte i movimenti e i piccoli calcetti e il partner partecipa insieme a lei a questo evento, parlando con il bambino attraverso la pancia, accarezzandolo e coccolandolo pur se non ancora fisicamente presente tra loro. Si forma il primo legame psicologico materno e paterno con il proprio figlio, dato proprio dai primi movimenti e segnali di esistenza del figlio percepiti dai genitori (quella che viene chiamata “comunicazione intrauterina”).

IL TERZO TRIMESTRE DI GRAVIDANZA

Inizia alla ventottesima settimana ed è l’ultimo tratto del percorso, durante il quale il corpo femminile si prepara all’evento del parto mentre continua la crescita del bambino. Si tratta di un periodo particolarmente faticoso: la donna è ormai stanca, il pancione sposta il suo baricentro e le rende difficile camminare o muoversi, spesso ha mal di schiena e fa fatica a dormire. La stanchezza non è solo fisica, ma anche emotiva: ormai manca poco e i genitori sono impazienti di conoscere il loro piccolo, sul quale hanno fantasticato per lungo tempo. Infatti, durante la gravidanza la mente dei genitori ha costruito un’immagine del bambino ideale, che si scontrerà inevitabilmente con il bambino reale che nascerà da lì a poco. Questo può portare sconvolgimenti, tanto più marcati quanto più le fantasie dei genitori non troveranno riscontro nel bambino appena nato. La donna attraversa emozioni e stati d’animo altalenanti, in cui l’entusiasmo di conoscere finalmente il proprio bambino si scontra con la paura ed i timori legati all’esperienza del parto.

Partorire: che paura!

L’esperienza del parto viene vissuta in modi diversi dalle diverse donne: alcune lo considerano il momento culmine ed integrante dell’intero percorso della gravidanza, che le ha portate a conoscere finalmente il proprio bambino. Per altre, al contrario, vivere l’attesa di quel giorno è fonte di grande ansia e paura.

I timori più frequenti legati al parto sono molteplici e vanno dal temere il dolore fisico fino alla paura di perdere il controllo del proprio corpo. Alcune sono terrorizzate dall’idea di venire ospedalizzate, mentre per altre prende forma l’immagine del proprio corpo trasformato e lacerato.

Cosa può aiutare?

Sicuramente è fondamentale e di grande supporto partecipare ai corsi  preparto organizzati all’interno dell’ospedale: disporre di un tempo psicologico di preparazione all’evento e di nozioni pratiche utili a calmare l’angoscia aiuta sicuramente ad arrivare più consapevoli e preparate a questo fondamentale momento e fa sì che, anche attraverso il confronto e il dialogo con altre donne nella stessa situazione, la paura diminuisca notevolmente. C’è poi un ulteriore elemento in grado di fare la differenza, ovvero l’avere accanto un partner attento, disponibile all’ascolto, empatico e non giudicante.

A proposito del papà…

È importante ricordare che l’esperienza della gravidanza coinvolge emotivamente il padre tanto quanto la madre, pur se in modo diverso. È fondamentale quindi che il futuro papà si senta protagonista attivo di questo evento e sia coinvolto dalla propria compagna.

I nove mesi sono un tempo privilegiato per la coppia per riflettere su se stessi, riconsiderare i propri modelli genitoriali, stabilire i nuovi progetti e le priorità.

In bocca al lupo e tanti auguri ai nuovi genitori!

 

Sei un neogenitore e hai bisogno di un supporto per capire come gestire al meglio il tuo piccolo? Alcuni comportamenti del tuo bambino ti preoccupano e vorresti il parere di un esperto? Nello studio di Psicologia mi occupo di genitorialità ed infanzia. Puoi contattarmi per una consulenza iniziale scrivendo sulla pagina www.psicologiagarbagnate.it o inviandomi un messaggio a info@genitorifelici.info

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Buoni propositi 2018 #10

Buongiorno a tutti i miei lettori.

Siamo arrivati alla fine di queste pillole di psicologia e benessere sui buoni propositi da attuare nel corso dell’anno. In realtà non valgono solo per il 2018, anzi, andrebbero “applicati” più volte nel corso dell’anno: in tutte le occasioni in cui ci sentiamo stressati, poco motivati o il nostro morale non è alle stelle scegliamo il proposito più adatto al momento che stiamo vivendo ed impegniamoci a fermarci un attimo e dedicarci a noi stessi. Tu sei la tua più grande risorsa  e per riuscire con successo nel lavoro, nelle relazioni, nella vita quotidiana è fondamentale che il tuo corpo e la tua anima stiano bene.

 

Viviamo in un epoca in cui i social e gli strumenti tecnologici stanno pian piano diventando padroni delle nostre vite. Certo, la tecnologia ha portato progresso e ha reso molto più facili cose un tempo complesse; tuttavia, sono convinta che occorra riscoprire l’importanza di passare del tempo a contatto con la natura e con le altre persone, come ad esempio la nostra famiglia o i nostri amici, “depurandoci” dal continuo utilizzo di social network o della tecnologia.

Strumenti come fb, il cellulare, il computer e i tablet possono trarci in inganno: apparentemente il tempo trascorso a chattare, avere informazioni in modo  rapido, semplificare i compiti sono tutte attività piacevoli, che danno al nostro cervello una gratificazione immediata. In realtà c’è il rovescio della medaglia: spesso si rischia di sviluppare una vera e propria dipendenza, per cui non si riesce più a fare a meno di controllare ossessivamente le notifiche o la posta.  Questi strumenti provocano assuefazione, ovvero più si rimane collegati più si perde tempo  a “girovagare in rete” senza concludere nulla, con il risultato di sentirsi frustrati, annoiati ed insoddisfatti

Ricordiamoci che le amicizie virtuali non potranno mai sostituire una chiacchierata faccia a faccia con le persone a noi care, anche se spesso ci danno l’illusione di essere riconosciuti e amati da un gran numero di persone.

–      Questa settimana prova a …: disintossicati dai social, stabilisci di connetterti ad internet ed ai social solo per un’ora al giorno, silenzia le notifiche del cellulare e dedica il tempo guadagnato ad attività più costruttive, come ad esempio la lettura di un libro, una telefonata ad un amico, una passeggiata all’aria aperta.

Se attraversi un momento di crisi prova a mettere in pratica questi buoni propositi: la situazione dovrebbe migliorare. Se invece continuassi ad essere a disagio ed insoddisfatto/a non esitare a contattarmi tramite i riferimenti che trovi in home page. A volte l’aiuto di una persona esterna e formata può davvero fare la differenza: chiedere un supporto non è sinonimo di debolezza, significa semplicemente prendersi cura di se stessi.

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Fa paura la Baby Sitter? Suggerimenti per una scelta consapevole

In collaborazione con Sitly,  importante sito di riferimento nel campo del babysitting vi propongo oggi un contributo in cui discutiamo del ruolo della baby sitter, una figura che può diventare un utile supporto ai genitori. Troverete anche alcuni utili suggerimenti pratici per orientarvi meglio nella scelta del professionista più adatto alle esigenze del vostro bambino. Buona lettura.

 

 

Quante sono le mamme italiane costrette a ritmi lavorativi serrati, con poco spazio da dedicare ai propri bambini! A parte il periodo dell’allattamento, le madri tornano al lavoro a pieno regime quando i figli sono ancora piccoli. Il padre è di norma impegnato in pari o maggior misura… e se i nonni non sono disponibili? Per chi vuole attendere ancora qualche anno per inserire i propri figli al nido, l’unica soluzione resta una baby sitter. Una scelta che ha molti vantaggi, primo fra tutti il poter stabilire un rapporto diretto tra il bimbo ed una persona di riferimento, cosa che può aiutare a rassicurare il piccolo che deve fare i conti con la momentanea mancanza dei genitori.  La crescita può quindi avvenire in un ambiente sereno e conosciuto oltre all’abbassamento del rischio di contrarre malattie, così comune in un ambiente con bambini molto piccoli e a stretto contatto.

Il primo passo, dopo aver individuato l’effettiva necessità, è la scelta concreta del candidato, momento non sempre così sereno per un genitore che si trova a dover ‘cedere’ il proprio bimbo ad un estraneo. Si consiglia normalmente di organizzare un colloquio conoscitivo, seguito magari da un secondo incontro alla presenza del piccolo, per capire se c’è sintonia tra bambino e tata.

Durante questi momenti di ‘conoscenza’, prestate attenzione a come il bambino reagisce alla nuova figura che arriva in casa e a che tipo di interazione si stabilisce. Nel corso del colloquio è utile indagare alcuni aspetti. Ecco alcune domande che importanti da porre al candidato:

  • Che tipo di formazione possiede? Quali esperienze ha fatto e quali sono le sue qualifiche nel settore della cura dell’infanzia? Il livello di esperienza del candidato è molto importante e va valutato con attenzione: una ragazza giovane avrà pregi e difetti rispetto ad una baby sitter matura che lavora da 5 o 10 anni
  • sarebbe disponibile e dimostra di avere le competenze nell’ occuparsi di più di un bambino?
  • Qual è la sua disponibilità oraria e il luogo di residenza? Quest’ultimo aspetto può rivelarsi importante in caso di necessità impreviste ed immediate
  • Conosce le manovre di primo soccorso? (indispensabili per intervenire con tempestività in caso di emergenza)

Altri aspetti che potrebbero essere sondati riguardano la conoscenza di lingue straniere o la disponibilità ad occuparsi anche delle pulizie della casa. Si può poi passare a parlare degli aspetti più “logistici”, quali la definizione di un eventuale contratto di lavoro, lo stabilire alcune regole generali (es: non si usa il cellulare durante le ore di lavoro) e le modalità di pagamento.

Per sondare le competenze pedagogiche del candidato, potete chiedere:

– Cosa significa educare un bambino?

– Che tipo di giochi si è soliti fare (in base all’età)?

– E’ importante portare i bambini al parco? Se la sente?

– Cosa pensa della televisione?

– Quanto è importante la creatività per un bambino?

Una volta fatta la selezione, inizia la prova, sempre consigliata per offrire la possibilità a tutti di abituarsi. Il distacco deve essere graduale, sia per la madre che per il bambino: la mamma inizialmente dovrebbe assentarsi per un’ora, due, per poi arrivare alla mezza giornata e oltre. L’atteggiamento del genitore è fondamentale dato che il bimbo percepisce subito la preoccupazione dell’adulto: se la mamma o il papà non sono convinti sicuramente anche il bambino sarà poco propenso ad accogliere una nuova figura in casa. Viceversa, una volta fatta la scelta di affidarsi ad una baby sitter il consiglio è quello di essere sereni:

I bambini hanno tutte le capacità di affrontare una nuova situazione e va data loro fiducia

Inoltre è consigliabile:

dimostrarsi decisi: la gradualità del distacco è importante ma questo non significa tentennare;

essere chiari con i bambini, soprattutto se già grandicelli. Bisogna spiegare il perché della nuova situazione;

non provare sensi di colpa: rivolgersi ad una baby sitter spesso significa migliorare la qualità del tempo trascorso con i propri figli;

essere comunque empatici: drizzare le antenne su eventuali reazioni apparentemente incomprensibili del bambino non è sbagliato. Cosa ci vorrà dire? C’è qualcosa che dobbiamo sapere?

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Buoni Propositi 2018 #9

Ultimamente ho scoperto una nuova passione: il bullet journal. In realtà sono sempre stata una persona molto creativa e sin da piccola carta, pastelli e pennarelli mi portavano fuori della realtà, in un mondo magico fatto di colori e sogni. Un paio di forbici mi permettevano di inventare mondi fatati e ricordo con profondo affetto questi preziosi momenti della mia infanzia. Crescendo non ho del tutto abbandonato le mie passioni, trasformandole in divertenti hobby grazie ai quali, ad esempio durante le feste, mi diverto a creare biglietti di auguri per amici e parenti.

Il bullet journal dicevo…se qualcuno fosse interessato a questo metodo di organizzazione che mischia creatività e pianificazione vi anticipo che sto pensando di scrivere un articolo dedicato. Per ora mi limito a citarlo per spiegare quanto è importante coltivare le proprie passioni anche solo per poco tempo ogni giorno. Che sia dipingere, leggere libri di astronomia, fare volontariato o giardinaggio poco importa; conta come ci fa sentire fare una qualsiasi di queste attività.

Avere una o più passioni accresce la nostra  motivazione, ci rende più sereni e entusiasti, ci regala momenti di divertimento e…incredibile! Fa si che il tempo passi in un baleno! Se riusciamo a trasformare in passione il nostro lavoro allora non dovremo lavorare una sola ora della nostra vita.

Per entrare in connessione con noi stessi e capire quali sono le nostre passioni è importante la componente psicologica della motivazione. La motivazione è la spinta che che fa si che rimaniamo orientati sul compito in modo da riuscire a portare a termine i nostri obiettivi.  Capire cosa ci fa stare bene non è sempre semplice: per farlo occorre ritrovare il legame con il nostro “bambino interiore”: infatti molto spesso da adulti entriamo in una soffocante routine che spegne le passioni e ogni entusiasmo. Allora ci dimentichiamo dei nostri sogni e desideri e lasciamo che i doveri ci sovrastino.

Questa settimana prova a ….: prova a cercare dentro di te il tuo bambino interiore. Chiediti come eri da piccolo: Cosa ti piaceva fare? Per cosa provavi entusiasmo? C’è qualcosa che vorresti provare di nuovo o che hai abbandonato e ti manca?

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Buoni propositi 2018 #7

BUONI PROPOSITI 7

 

È importante concedere a se stessi il diritto di “smettere di correre” e semplicemente riposarsi. Potersi ritagliare anche solo qualche minuto al giorno solo per se stessi, facendo ciò che ci ispira, ci rilassa, ci fa stare bene ed ha davvero il potere di cambiare l’umore e il corso della giornata.  Scegliere ogni giorno una piacevole attività in cui immergersi per staccare dai problemi, dagli impegni e dalle richieste degli altri ci aiuterà a ritrovare la giusta concentrazione per portare avanti i nostri impegni.

Il relax permette di controllare il livello di stress: se pensate che “staccare la spina” sia nocivo per la produttività sappiate che è esattamente il contrario: concedersi una pausa ogni tanto permette di essere più calmi, gestire meglio le situazioni difficili, essere più efficaci, con un conseguente miglioramento della salute psicofisica.

  • Questa settimana prova a ….: trova un posto adatto, calmo e tranquillo, in cui poter stare con te stesso/a per un po’. Non pensare ai tanti problemi che ti affliggono, elimina le distrazioni e resta semplicemente in ascolto delle tue emozioni e della tua persona. Puoi scegliere di avere un appuntamento fisso in cui dedicarti semplicemente ad osservarti ed ascoltarti, magari restando seduta nel tuo posto preferito in casa oppure facendo una passeggiata la mattina presto. Ad esempio io amo svegliarmi presto la mattina, quando ancora sembra tutto ovattato, non c’è frenesia e intorno a me c’è solo silenzio. Mi preparo un the caldo, mi siedo avvolta dal mio plaid preferito e penso alla pianificazione della giornata, ai miei obiettivi, ai miei sogni. E’ un momento della mia giornata diventato ormai irrinunciabile, che mi serve per calmare la mente ed affrontare al meglio gli impegni che mi aspettano.
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