…DI PASTORI E FELICITA’…

 

Se cerchi sul dizionario il significato del termine “gioia” troverai questa definizione: “Stato o motivo di viva, completa, incontenibile soddisfazione”.

Che bella immagine eh? Si, so già a cosa stai pensando…forse vorresti dirmi che non è possibile sperimentare questa sensazione, che non si è mai veramente felici oppure che soltanto da bambini si prova quella gioia e felicità di vivere tipica della spensieratezza infantile (d’altronde da piccoli non si hanno pensieri…ma sarà poi così vero?). O ancora…aspetta…stai per dirmi che la colpa è del mondo di oggi, così pieno di brutture, notizie tristi, valori vuoti e chi più ne ha più ne metta.

Insomma, “si stava meglio quando si stava peggio”.

Non so se credo molto a questa frase: certo, all’epoca dei nostri nonni non avevamo a disposizione i social, il mondo non era così interconnesso e ci si nutriva (cuore e cervello) di cose semplici. Una corsa in un prato, un gelato mangiato con gli amici, meno cose materiali e autentici contatti umani rendevano le persone capaci di accontentarsi di ciò che si aveva e forse di vivere in modo più consapevole. Oggi la vita è spesso tremendamente complicata: abbiamo di fronte a noi tante scelte, tanti stimoli e la possibilità praticamente infinita di avere informazioni e questo, paradossalmente, spesso ci paralizza e ci rende incapaci di decidere.

Tuttavia, se è vero che oggi il mondo è diventato sempre più stressante, complesso ed incerto credo anche però che, come tutte le cose,  sia responsabilità di ogni singolo individuo utilizzare nel modo giusto i miglioramenti che il progresso ci ha portato.  Parlando dei social, ad esempio, è sicuramente vero il loro forte impatto  sulla riduzione delle relazioni autentiche tra le persone, ma proprio in virtù della nostra capacità di scegliere sta a noi capire l’importanza di disconnetterci dalla realtà virtuale per immergerci nel mondo reale. In questo modo i social diventano solo uno strumento consapevole ed utile nelle nostre mani e non qualcosa che ci rende schiavi.

Come fare allora a cogliere, assaporare e coltivare le gioie che ogni giornata ci offre? Come riuscire ad essere presenti a noi stessi ed al singolo attimo che viviamo?

Per vivere una gioia davvero autentica dobbiamo sviluppare la nostra interiorità perché è solo dentro di noi che è possibile coltivare e fare crescere i semi della gioia. Si tratta di un vero e proprio lavoro interiore, che porta a essere felici di ciò che si è e non di ciò che si possiede.

Ma cosa c’entra il pastore del titolo? Ora ci arrivo…

Mentre leggi le mie parole potresti obiettare che ci sono persone predisposte ad essere felici, che non fanno nessuna fatica e “sono nate così….con uno stato d’animo positivo”. In realtà coltivare l’arte di vivere bene ed essere felici è un’arte che è possibile imparare ed accessibile a tutti, basta volerlo.

Diverse culture affermano che l’uomo è composto da 4 diversi aspetti: la parte fisica, quella mentale, quella legata alle emozioni e quella spirituale. Per stare bene questi quattro elementi devono essere in equilibrio tra loro e “ben nutriti”.

Il corpo fisico: a volte è quando mi fermo che avanzo di più

Il nostro corpo è ciò che fa da guscio ai nostri pensieri e stati d’animo e non possiamo pensare di essere felici se lo trascuriamo o non gli diamo le dovute attenzioni.

Dei 1440 minuti che compongono una giornata, quanti ne passi facendo attenzione a te stesso?

Concedi le giuste pause al tuo corpo, trova momenti in cui rilassarti, fare movimento fisico e divertirti. Ascolta i messaggi che ti manda e concedigli il giusto apporto di sonno e una alimentazione sana.

Il corpo mentale: se accolgo e comprendo i miei pensieri saranno loro a lasciare andare me

Questa è la parte costituita da ciò che pensiamo. Le nostre credenze creano la realtà che ci circonda ed è per questo che occorre imparare a gestire i pensieri. Se cerchi un lavoro e hai la convinzione di essere una nullità e di non meritartelo ti presenterai ai colloqui in modo insicuro e questo verrà percepito, facendo diminuire le probabilità di essere assunto. Se non verrai selezionato si creerà poi un circolo vizioso che rafforzerà la tua credenza negativa sul non valere nulla.

Il corpo emozionale: io provo emozioni ma non sono le mie emozioni

le nostre emozioni non sono né buone né cattive: le difficoltà che viviamo non dipendono dalle nostre emozioni, ma dai pensieri associate a ciò che stiamo provando. È importante accogliere ogni emozione: se positiva, assaporarla ci permette di accrescere la nostra energia e il senso di gioia interiore; se negativa, accettare di provarla senza identificarsi con essa fa si che tu possa trovare la forza di risalire dalla disperazione. In tutti i casi, l’emozione è legata al fluire naturale della vita.  Di fronte ad una emozione negativa, ad esempio la rabbia, puoi fare questo esercizio:

Quando sei arrabbiato osserva e percepisci la tua collera: come si manifesta a livello fisico? La bocca è contratta, il respiro è bloccato, ti senti rigido? Accetta le sensazioni che provi.  Una volta individuato  come il tuo corpo reagisce prova ad identificare i pensieri che ti vengono in mente legati all’emozione negativa e cerca di non identificarti con essa. Nel nostro esempio, puoi cambiare il tuo modo di parlare a te stesso dicendo “in me c’è della rabbia” anziché dire “sono arrabbiato”. In questo modo si vede la rabbia come qualcosa che è in noi senza essere noi

Il corpo spirituale: vivere nella consapevolezza

Quando la nostra mente si calma e le emozioni sono accolte ecco che emerge la nostra parte spirituale. Si passa allora dalla modalità del fare a quella dell’essere, in cui ci si prende il tempo di essere presenti a se stessi e di assaporare in pienezza ogni singolo momento che si sta vivendo.

Christope Andrè (medico specializzato in psicologia delle emozioni) afferma che “la piena consapevolezza è la capcaità di portare la propria attenzione dentro di sé, nel momento presente, con curiosità, benevolenza e senza aspettative e giudizi di alcun genere. A tale scopo basta osservare il proprio vissuto nell’attimo presente”.

E tu? Quanti momenti vivi ogni giorno con il pilota automatico, senza esserne davvero consapevole?

Se sei arrivato fino a qui (a proposito, grazie per la pazienza!) forse ti starai chiedendo il significato del titolo di questo articolo: cosa c’entra il pastore con tutto questo discorso sulla felicità? Beh, ti lascio con questa storiella su cui meditare, che ha per protagonista proprio un pastore. Nel prossimo articolo approfondiremo l’argomento e ti fornirò alcuni spunti pratici per coltivare la gioia di vivere.

All’alba, in mezzo alle montagne, un escursionista un giorno incontrò un pastore e gli chiese:

”Che tempo farà oggi?”

Il pastore rispose tranquillo:”Il tipo di tempo che mi piace”

L’Escursionista, impaziente di avere una risposta, insistette:

“Quindi, che tempo farà?”

“Non lo so ancora!” Rispose il pastore divertito

“Ma allora come può affermare che farà il tipo di tempo che piace?” Ribattè, con una punta di irritazione l’escursionista

Il pastore aggiunse: “nel corso della vita, ho capito che non posso sempre ottenere quello che voglio, così ho deciso di apprezzare quello che ho. Per questo motivo sono sicuro che avremo il tipo di tempo che mi piace…”.

 

 

Continua

Cambiare…che paura!

Quando nel 2015 iniziavo con tanto entusiasmo la mia attività privata da psicologa non ero sola. Claudia, collega e cara amica, conosciuta nel periodo di tirocinio professionalizzante in Ospedale a Saronno si è buttata insieme a me in questa avventura: ricordo ancora la giornata in cui, felici ed emozionate, attaccavamo alla porta la nostra nuova targhetta, fatta a mano con affetto da una conoscente. Iniziava in quel momento il nostro progetto, fatto di tanto impegno, costante formazione, scambio e confronto per accogliere tutti coloro che, fidandosi di noi e della nostra competenza, ci chiedevano aiuto in un momento particolare della loro vita.

Da allora sono passati un pò di anni, lo studio è cresciuto e con lui anche la nostra esperienza e sicurezza. Tante persone, famiglie, bambini sono passati per le nostre stanze e ciascuna persona e percorso hanno lasciato traccia anche in noi professioniste, arricchendo il nostro bagaglio di storie e di vite.

Oggi, a distanza di 4 anni, un nuovo cambiamento e una nuova sfida si affaccia nella mia vita professionale: per motivi personali Claudia ha deciso di interrompere l’attività privata. Resto quindi sola a gestire lo studio di Psicologia, questo mio spazio a cui sono legatissima e che mi permette di fare il lavoro che amo profondamente.

Da un lato questa situazione è elettrizzante: nuova targhetta, uno spazio interamente mio, la possibilità di decidere in totale autonomia rispetto ad ogni cosa. Dall’altro lato, però, ecco arrivare la paura del cambiamento.

Perchè ci fa così paura cambiare?

Ti è mai capitato di sentirti bloccato in una situazione che ti fa star male? Sai esattamente che dovresti fare qualcosa, ma non riesci ad attuare il minimo cambiamento. Resti bloccato nel tuo di malessere e il rischio è di cominciare a incolpare fattori esterni (lui/lei non mi capisce…quel collega mi ha preso in antipatia…) quando in realtà SIAMO SOLO NOI gli artefici del nostro cambiamento.

Cambiare vuol dire uscire dalla nostra zona di confort, dalle nostre abitudini che ci danno sicurezza. Ecco perchè una situazione conosciuta, anche se negativa, viene abbandonata con così tanta difficoltà. Ogni volta che pensiamo di attuare un cambiamento ecco che fanno capolino dubbi e “domande assassine”:

E se non ce la faccio?

E se poi andasse peggio di così?

E se mi pento e non posso più tornare indietro?

Tutti questi pensieri nascondono la segreta idea di NON POTERCELA FARE.

Ma… la vita è cambiamento, senza di esso non ci sarebbe alcun progresso. L’errore stesso ci permette di imparare e migliorare. Dobbiamo imparare a fare errori, senza perderci nella mania del perfezionismo (link ad altro articolo).

Cosa fare allora?

il segreto è agire, iniziare a fare una piccola mossa che ti dia un risultato tangibile e ti incoraggi ad andare avanti. Sperimenta qualcosa di diverso da quello che hai fatto finora e che non si è rivelato utile, accogli il cambiamento e accetta il rischio.

io faccio mio questo principio a inizio 2019, con uno spazio professionale tutto mio e scelgo di superare le paure e le “domande assassine” per accogliere quello che di nuovo questa esperienza mi potrà portare.

 

Nello studio di Psicologia puoi trovare un valido aiuto per uscire da una situazione di difficoltà. Se hai bisogno di una prima consulenza e hai voglia di cambiare non esitare a contattarmi scrivendo sulla pagina www.psicologiagarbagnate.it o inviandomi un messaggio a info@genitorifelici.info

Continua

GenitoriFelici…On Air!!!

Bentrovati a tutti gli amici lettori del blog Genitorifelici. Come anticipato alcuni giorni fa sulla pagina fb del blog anche per me ormai le vacanze sono finite ed è tempo di rimettermi al lavoro e di riprendere in mano la gestione di questo spazio virtuale.

A breve ci saranno nuovi articoli e contenuti interessanti sul mondo delle mamme, dei papà e dei nostri meravigliosi bambini, ma prima vorrei raccontarvi di quello che mi è successo pochi giorni fa.

Proprio mentre ero seduta alla scrivania, col mio fedele computer e la musica di sottofondo ed ero intenta a pensare ai possibili nuovi argomenti da affrontare per il mese di settembre sul blog, ecco che d’improvviso è arrivata una telefonata inaspettata.    Ho avuto così modo di conoscere una ragazza splendida, Annalisa Colavito,  che non solo è una bravissima speaker radiofonica ma è soprattutto una bella persona, autentica e simpatica.

Annalisa mi ha chiesto di poter intervenire con una intervista durante il suo programma radiofonico “Genitorisidiventa” in onda ogni settimana su radiocusanocampus per riflettere insieme sulla tematica del gioco in infanzia ed in adolescenza. È stata una bellissima esperienza e un fantastico modo di inaugurare qui sul blog il mese di settembre ormai iniziato.

Purtroppo per ora non riesco a inserire il file audio direttamente (il formato non è supportato, cercherò in questi giorni di riuscire a convertirlo e in caso postarlo in seguito)…nel frattempo vi lascio il link da cui  è facilmente scaricabile

http://www.radiocusanocampus.it/podcast/?prog=1382&dl=9752

in alternativa potete andare direttamente sul sito www.radiocusanocampus.it nella sezione podcast – archivio podcast le trasmissioni più popolari (cliccando su genitorisidiventa – elenco podcast potrete trovare il mio intervento).

Mi piacerebbe sapere come avete trovato l’intervista, i vostri feedback mi sono utili per migliorarmi sempre di più…

Continua

Alcune riflessioni sull’utilizzo della lettura per aiutare i bambini ad elaborare la perdita di una persona cara

La lettura è un potente mezzo che può aiutare a superare momenti difficili e riacquistare la fiducia nel futuro. Attraverso le storie il bambino si immedesima nei protagonisti, ne condivide problemi ed emozioni, impara strategie per fronteggiare le situazioni complicate. Ma un libro non è la soluzione, la medicina…è soltanto un mezzo ed un aiuto nelle mani dell’adulto, che può utilizzarlo come punto di partenza per poter parlare di un tema difficile come la morte. L’adulto è l’interprete di ciò che racconta la storia, che va offerta al bambino con delicatezza e attento ascolto dei suoi tempi e bisogni. Per questo:

  • La lettura deve rimanere un momento di scambio piacevole e non un modo per far parlare a tutti i costi il bambino delle sue emozioni. Non occorre forzarlo a parlare, ma bisogna rispettare i suoi tempi;
  • Occorre sempre stare attenti a come reagisce il bambino: se è turbato o si rifiuta di leggere non bisogna insistere; magari si può mettere il libro in un posto conosciuto ma diverso da quello degli altri libri in modo da dire al bambino che se cambia idea e vuole leggerlo sa dove trovarlo, ma non se lo troverà in giro per sbaglio;
  • Mentre leggiamo la storia con il bambino possiamo verbalizzare che anche noi ci siamo sentiti come il personaggio della storia quando ci è accaduto qualcosa di simile ed aspettare le sue riflessioni.

Alcuni suggerimenti di libri che affrontano il tema della morte in modo delicato:

  • Aiutare i bambini… a superare lutti e perdite : attività psicoeducative con il supporto di una favola di Margot Sunderland, Trento Erickson, 2006 (libro per adulti con allegato un fascicolo da leggere ai bambini)
  • Beniamino    di Elfi Nijssen, Eline van Lindenhuizen. – Amsterdam : ClavisCornaredo Il castello, 2010 
(dai 4 anni, per aiutare a superare la perdita di un fratellino)
  • Ho lasciato la mia anima al vento di Roxane Marie Galliez, Eric Puybaret. – San Dorligo della Valle : EMME, 2014
 (dai 5 anni in poi, anche per adulti. Un album che racconta l’addio di un nonno al suo nipotino)
  • L’anatra, la morte e il tulipano di Wolf Erlbruch, E/O  (dai 4 anni)
  • Una mamma come il vento / Jo Hoestlandt [i.e. Agnès Bertron].- Milano; motta Junior 2001 (età 5-8 anni)
  • Non è facile, piccolo scoiattolo! Ramon, Kalandraka (dai 4 anni)
  • Un papà tra le nuvole di Daniela Lucchetta trieste   EL  1998  (dai 9 anni in poi)

Libri utili per l’adulto:

  • La morte raccontata ai bambini , Bruno Ferrero, Elledici
  • Come parlare ai bambini della morte e del lutto, Maria Varano, Claudiana – Torino
  • Perché si muore? Come trovare le parole giuste: un dialogo tra figli e genitori, Earl Grollman, Red

 

Continua

Fai il tuo “Bilancio di genitore”

Silvia e Federico sono una giovane coppia, genitori felici di Cristina, 7 anni e Luca, 4 anni. La loro serenità è però turbata da un piccolo problema:

“Non ci ascoltano mai! Far sistemare la loro cameretta diventa una guerra continua…sono testardi…sempre capricciosi…ma dove sbagliamo?”

Domanda, quest’ultima, che si pongono molti genitori i quali, bombardati dai consigli più disparati e con l’ansia continua di essere sempre più competenti, finiscono per sentirsi persi e demotivati.

Una cosa va chiarita subito: non esistono genitori perfetti: la famiglia del Mulino Bianco, in cui tutti sono sempre felici, i figli sempre ubbidienti, i genitori meravigliosi è soltanto un’illusione. (e mi permetto di aggiungere “Grazie a Dio!”). Perché  ho aggiunto quest’ultimo personale commento?

Continua

E tu? Che stile educativo hai?

Molto spesso mi capita di incontrare nella pratica clinica genitori alle prese con figli che non rispettano le regole, che sembrano ignorare la loro autorità e che minano profondamente il senso di autostima e di efficacia di mamma e papà.   In genere, alla base di questi comportamenti disfunzionali dei ragazzi, c’è un’errata gestione dell’autorità da parte delle figure parentali.

Nelle famiglie possono verificarsi due estremi: vediamo due esempi pratici.

Continua

Nuovo contenuto sul canale Youtube!

Buon pomeriggio a tutti! Chiedo scusa, ma purtroppo questo mese sono stata un po’ latitante sul blog a causa di vicissitudini familiari. Ora che le cose sembrano essersi risolte per il meglio eccomi pronta per tornare con tanti nuovi contributi sul mondo dell’infanzia e della genitorialità.

E’ online un nuovo video tutto per voi sul mio canale youtube GENITORIFELICI (potrete trovarlo cliccando QUI) che spiega, in modo semplice e divertente, come trasmettere in 4 passi la disciplina ai nostri bambini.

Fatemi sapere tramite i vostri commenti nel box sottostante, o direttamente sulla pagina youtube, se questa modalità dei video vi piace: in caso affermativo potrei pensare di pubblicarne altri!

Ricordatevi di diffondere i contenuti e il video se li trovate interessanti e che potete trovarmi anche sulla pagina fb     https://www.facebook.com/GenitoriFelici-Dottssa-Paola-Cannavo-424711864357739/?ref=aymt_homepage_panel

A presto!!

Continua

COSA FARE SE….vuole dormire nel lettone con mamma e papà

Ogni notte la stessa storia: singhiozzi e chiamate disperate dalla cameretta svegliano i genitori di Laura, 7 anni, che non riesce proprio a riaddormentarsi e vuole la mamma e il papà. Nel bel mezzo della notte Stefania e Luca accorrono dalla loro bambina che, piuttosto che provare a chiudere gli occhi e restare di nuovo da sola se le inventa proprio tutte: “Ho sete, mi porti un bicchiere d’acqua?“, “…davvero papà, ho visto un mostro sotto il mio letto!”, “Mi fa malissimo la pancia! E la testa! E il ginocchio!”. Fino alla fatidica domanda: “Posso venire a dormire nel lettone?”

Alla fine i genitori, esausti ed insonnoliti, cedono alla richiesta di Laura e il papà è costretto a dormire nel lettino per lasciare il posto alla bambina che, neanche a dirlo, nel giro di 3 minuti dorme placidamente attaccata alla mamma.

LA PREOCCUPAZIONE:

Perché i bambini hanno un così forte bisogno di dormire nel lettone con i genitori? Quando è giusto interrompere questa abitudine e qual è il modo migliore per riuscirci?

Continua

Voglio essere tuo amico…

Buongiorno a tutti. Questo mese è stato ricco di impegni e nuovi progetti e purtroppo ho potuto aggiornare con minore frequenza questo blog. Per farmi perdonare, ecco un nuovo articolo che parla dell’amicizia tra bambini e, in via del tutto eccezionale, una piccola sorpresa per voi.

Stasera, a partire dalle 21 troverete un nuovo contributo…non un articolo questa volta, ma qualcosa di speciale e personale. Di cosa si tratta? Non ve lo dico…sennò che sorpresa sarebbe? Buona lettura per ora e…vi aspetto stasera!

Continua