Fa paura la Baby Sitter? Suggerimenti per una scelta consapevole

In collaborazione con Sitly,  importante sito di riferimento nel campo del babysitting vi propongo oggi un contributo in cui discutiamo del ruolo della baby sitter, una figura che può diventare un utile supporto ai genitori. Troverete anche alcuni utili suggerimenti pratici per orientarvi meglio nella scelta del professionista più adatto alle esigenze del vostro bambino. Buona lettura.

 

 

Quante sono le mamme italiane costrette a ritmi lavorativi serrati, con poco spazio da dedicare ai propri bambini! A parte il periodo dell’allattamento, le madri tornano al lavoro a pieno regime quando i figli sono ancora piccoli. Il padre è di norma impegnato in pari o maggior misura… e se i nonni non sono disponibili? Per chi vuole attendere ancora qualche anno per inserire i propri figli al nido, l’unica soluzione resta una baby sitter. Una scelta che ha molti vantaggi, primo fra tutti il poter stabilire un rapporto diretto tra il bimbo ed una persona di riferimento, cosa che può aiutare a rassicurare il piccolo che deve fare i conti con la momentanea mancanza dei genitori.  La crescita può quindi avvenire in un ambiente sereno e conosciuto oltre all’abbassamento del rischio di contrarre malattie, così comune in un ambiente con bambini molto piccoli e a stretto contatto.

Il primo passo, dopo aver individuato l’effettiva necessità, è la scelta concreta del candidato, momento non sempre così sereno per un genitore che si trova a dover ‘cedere’ il proprio bimbo ad un estraneo. Si consiglia normalmente di organizzare un colloquio conoscitivo, seguito magari da un secondo incontro alla presenza del piccolo, per capire se c’è sintonia tra bambino e tata.

Durante questi momenti di ‘conoscenza’, prestate attenzione a come il bambino reagisce alla nuova figura che arriva in casa e a che tipo di interazione si stabilisce. Nel corso del colloquio è utile indagare alcuni aspetti. Ecco alcune domande che importanti da porre al candidato:

  • Che tipo di formazione possiede? Quali esperienze ha fatto e quali sono le sue qualifiche nel settore della cura dell’infanzia? Il livello di esperienza del candidato è molto importante e va valutato con attenzione: una ragazza giovane avrà pregi e difetti rispetto ad una baby sitter matura che lavora da 5 o 10 anni
  • sarebbe disponibile e dimostra di avere le competenze nell’ occuparsi di più di un bambino?
  • Qual è la sua disponibilità oraria e il luogo di residenza? Quest’ultimo aspetto può rivelarsi importante in caso di necessità impreviste ed immediate
  • Conosce le manovre di primo soccorso? (indispensabili per intervenire con tempestività in caso di emergenza)

Altri aspetti che potrebbero essere sondati riguardano la conoscenza di lingue straniere o la disponibilità ad occuparsi anche delle pulizie della casa. Si può poi passare a parlare degli aspetti più “logistici”, quali la definizione di un eventuale contratto di lavoro, lo stabilire alcune regole generali (es: non si usa il cellulare durante le ore di lavoro) e le modalità di pagamento.

Per sondare le competenze pedagogiche del candidato, potete chiedere:

– Cosa significa educare un bambino?

– Che tipo di giochi si è soliti fare (in base all’età)?

– E’ importante portare i bambini al parco? Se la sente?

– Cosa pensa della televisione?

– Quanto è importante la creatività per un bambino?

Una volta fatta la selezione, inizia la prova, sempre consigliata per offrire la possibilità a tutti di abituarsi. Il distacco deve essere graduale, sia per la madre che per il bambino: la mamma inizialmente dovrebbe assentarsi per un’ora, due, per poi arrivare alla mezza giornata e oltre. L’atteggiamento del genitore è fondamentale dato che il bimbo percepisce subito la preoccupazione dell’adulto: se la mamma o il papà non sono convinti sicuramente anche il bambino sarà poco propenso ad accogliere una nuova figura in casa. Viceversa, una volta fatta la scelta di affidarsi ad una baby sitter il consiglio è quello di essere sereni:

I bambini hanno tutte le capacità di affrontare una nuova situazione e va data loro fiducia

Inoltre è consigliabile:

dimostrarsi decisi: la gradualità del distacco è importante ma questo non significa tentennare;

essere chiari con i bambini, soprattutto se già grandicelli. Bisogna spiegare il perché della nuova situazione;

non provare sensi di colpa: rivolgersi ad una baby sitter spesso significa migliorare la qualità del tempo trascorso con i propri figli;

essere comunque empatici: drizzare le antenne su eventuali reazioni apparentemente incomprensibili del bambino non è sbagliato. Cosa ci vorrà dire? C’è qualcosa che dobbiamo sapere?

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Fai il tuo “Bilancio di genitore”

Silvia e Federico sono una giovane coppia, genitori felici di Cristina, 7 anni e Luca, 4 anni. La loro serenità è però turbata da un piccolo problema:

“Non ci ascoltano mai! Far sistemare la loro cameretta diventa una guerra continua…sono testardi…sempre capricciosi…ma dove sbagliamo?”

Domanda, quest’ultima, che si pongono molti genitori i quali, bombardati dai consigli più disparati e con l’ansia continua di essere sempre più competenti, finiscono per sentirsi persi e demotivati.

Una cosa va chiarita subito: non esistono genitori perfetti: la famiglia del Mulino Bianco, in cui tutti sono sempre felici, i figli sempre ubbidienti, i genitori meravigliosi è soltanto un’illusione. (e mi permetto di aggiungere “Grazie a Dio!”). Perché  ho aggiunto quest’ultimo personale commento?

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E tu? Che stile educativo hai?

Molto spesso mi capita di incontrare nella pratica clinica genitori alle prese con figli che non rispettano le regole, che sembrano ignorare la loro autorità e che minano profondamente il senso di autostima e di efficacia di mamma e papà.   In genere, alla base di questi comportamenti disfunzionali dei ragazzi, c’è un’errata gestione dell’autorità da parte delle figure parentali.

Nelle famiglie possono verificarsi due estremi: vediamo due esempi pratici.

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I benefici del gioco

Buongiorno a tutti e buon weekend!  Oggi vi propongo un interessante articolo tratto da un sito americano. In fondo potrete trovare il link alla pagina originale. Buona lettura.

Uno dei doni più importanti che possiamo fare ai nostri figli è dare loro il tempo di giocare, sia in famiglia che per conto proprio. Trovare del tempo per giocare con i bambini può essere una vera sfida se lavorate, dovete tenere in ordine la casa e contemporaneamente affrontare le molteplici sfide quotidiane del portare a termine tutte le cose. Ma il giocare non è un optional. E’ essenziale.

Il gioco è stato considerato talmente importante per lo sviluppo del bambino da essere stato riconosciuto dall’ Alta Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite come un diritto per ogni bambino.

Giocare, o comunque trascorrere del tempo libero non strutturato in caso di bambini più grandi o di adolescenti, è essenziale per il benessere cognitivo, fisico, sociale ed emotivo di bambini e giovani.  Giocare in famiglia rafforza i legami d’amore e le connessioni che uniscono i membri del gruppo familiare.

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Affrontare i comportamenti problematici degli alunni iperattivi: i lavori non completati

Salve a tutti! Eccoci arrivati alla fine di questi quattro appuntamenti dedicati al tema dell’ADHD.                                                                                                                               Oggi parliamo di come facilitare nei bambini con disturbo di attenzione ed iperattività il completamento dei lavori assegnati in classe dall’insegnante.

Spesso questi bambini non riescono a portare a termine i compiti o le istruzioni: si tratta di un comportamento strettamente legato alla difficoltà di mantenere l’attenzione su ciò che si sta facendo.

Se il bambino non presta sufficiente attenzione, sarà molto difficile per lui riuscire a completare la richiesta: questo vale sia per i compiti scolastici  così come per le richieste quotidiane fatte in casa dai genitori.

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COSA FARE SE….Prende brutti voti a scuola

Luca, 13 anni, torna a casa dopo la consueta mattinata a scuola con una faccia cupa e arrabbiata. Non vuole raccontarvi niente, non vuole mangiare e si rifugia in camera sua borbottando di lasciarlo in pace. Solo dopo un po’ di tempo e di ripetute domande riuscite a capire che anche questa volta il compito di matematica è andato male. Ormai da un po’ di tempo i voti a scuola hanno subito un drastico calo e non sapete cosa fare.

LA PREOCCUPAZIONE:

A cosa saranno dovuti questi comportamenti? Perché improvvisamente Luca non è più il bambino studioso di un tempo? Metterlo in castigo e obbligarlo ad impegnarsi di più è la strategia più efficace? Devo mandarlo a ripetizioni o provo a farlo ragionare e spiegargli che questo atteggiamento potrà essere un ostacolo per il suo futuro?

 

COME REAGIRE:

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Affrontare i comportamenti problematici degli alunni iperattivi: gestire l’impulsività nel rispondere

Bentornati al nostro consueto appuntamento del lunedì! Oggi parliamo di alcune strategie che l’insegnante può usare in classe per contenere l’eccessiva impulsività nel rispondere degli allievi con deficit di attenzione ed iperattività.  Naturalmente anche i genitori possono adattare questi suggerimenti ed applicarli in casa nelle situazioni di vita quotidiana.

Una caratteristica ricorrente dei bambini iperattivi è l’incapacità di aspettare il proprio turno: spesso in classe rispondono in maniera impulsiva, non attendono di essere chiamati dall’insegnante, disturbano e si sovrappongono alla voce dei propri compagni.   Si tratta di un deficit di base dovuto all’ADHD, che porta questi bambini a non riuscire a fermarsi e riflettere prima di agire.

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9 consigli per gestire un bambino che fa i capricci

Vi propongo oggi un articolo già pubblicato su www.goccedipsicologia.it, la pagina di informazione psicologica con cui collaboro.    Vediamo come riuscire a gestire i capricci dei nostri bambini…

Sei invitata ad una cena tra amici: finalmente hai l’occasione di rilassarti e trascorrere qualche ora piacevole al ristorante, chiacchierando del più e del meno con le altre mamme, insieme a tuo marito e al vostro bambino.

Mentre il cameriere inizia a servirvi la cena ecco però che Simone, 5 anni, comincia il suo consueto show: prima vuole giocare (e naturalmente nella tua borsa piena dei suoi passatempi preferiti non c’è il giocattolo giusto!) poi è un continuo alzarsi dal tavolo, girare per i tavoli, dare fastidio alle persone…così ti trasformi in  una trottola che cerca di arginare le esplorazioni del tuo bambino e tra  un “… ma che razza di educazione gli hanno dato…” sussurrato dalla vicina di tavolo e un “…Signora il bambino non può entrare nelle cucine!” del cameriere ti ritrovi improvvisamente a chiederti “Ma perché sono uscita? Chi me l’ha fatto fare?”.

Alla fine davanti all’ennesima scenata di Simone, in lacrime e urla per un tuo divieto,  mortificata, guardi tuo marito alzare gli occhi al cielo rassegnato e decidi di tornare a casa, scusandoti con i tuoi amici.

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